sabato, Gennaio 25

Venezuela: Maduro mette nella cassaforte di Mosca un po’ di petrolio Mentre Lavorv assicura tutto il sostegno necessario a Caracas per risolvere i problemi socioeconomici, Maduro,ordina la chiusura degli uffici della compagnia petrolifera statale Pdvsa a Lisbona e il loro trasferimento a Mosca

0

La Russia sostiene gli sforzi dell’Amministrazione del Presidente del Venezuela,  Nicolas Maduro, per risolvere i problemi socioeconomici del Paese e si impegna a fornirgli assistenza. Questo il senso dell’intervento del Ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che ha incontrato a Mosca la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez. «Sosteniamo i passi intrapresi dal Governo del Presidente Maduro per affrontare i problemi socioeconomici, sono sicuro che la prossima riunione della Commissione ad alto livello, prevista per aprile, contribuirà a questo scopo», ha detto Lavrov a Rodriguez.
Il capo della diplomazia russa ha poi rilanciato la denuncia dellesfrontate interferenze’ straniere che il Venezuela sta affrontando. «Contrasteremo questi tentativi», ha assicurato Lavrov, «e difenderemo gli ideali, le norme e i principi della Carta Onu».

Lavrov ha criticato Juan Guaidó, che a suo parere si è autoproclamato ‘Presidente in carica’ del Venezuela, confrontando la sua posizione «distruttiva e conflittuale» con l’atteggiamento del Governo di Nicolás Maduro «aperto al dialogo».
In una conferenza stampa congiunta con Rodríguez, il Ministro degli Esteri russo ha sottolineato che «il Governo legittimo del Venezuela è disposto a dialogare» con il gruppo di contatto internazionale nonostante il fatto che l’UE, che lo ha promosso, abbia proposto a Caracas un ultimatum che richiede la convocazione delle elezioni presidenziali anticipate.

 Il Venezuela si prepara a cantare nuovi accordi con la Russia per espandere la cooperazione tra i due Paesi, ha detto Delcy Rodriguez nel corso della conferenza stampa con Lavrov: «Il 5 dicembre scorso, il Presidente Nicolas Maduro ha effettuato una visita ufficiale in Russia, e sono stati firmati nuovi accordi. Ora ci stiamo preparando per espandere la nostra cooperazione, nuovi accordi e per implementare le esistenti 264 offerte».

Rodriguez  ha specificato che nuovi accordi saranno firmati durante la riunione della commissione intergovernativa russo-venezuelana, prevista per aprile. «Continueremo a rafforzare i nostri rapporti con la Russia, amplieremo le nostre opportunità commerciali e avvieremo nuovi meccanismi: il Presidente Nicolas Maduro ha dato istruzioni chiare, acquisteremo prodotti e medicinali di cui il nostro popolo ha bisogno dalla Russia», ha aggiunto Rodriguez. Ha anche detto che il Venezuela dovrebbe lanciare la produzione nazionale «di tutte le cose necessarie» con l’aiuto della Russia.

Come Caracas pagherà questi beni non è stato specificato, ma si suppone in petrolio, di cui comunque la Russia non avrebbe bisogno, ma utile per rimborsare i prestiti non ancora restituiti  -17 miliardi di dollari negli ultimi anni. Molto più interessante l’estrazione e gestione, infatti Rosneft, la compagnia petrolifera russa, è già presente in Venezuela e potrebbe implementare tale presenza.

Nelle stesse ore in cui  Delcy Rodriguez annunciava gli acquisti dei beni necessari al Paese dalla Russia, Nicolas Maduro, ordinava la chiusura degli uffici della compagnia petrolifera statale Pdvsa a Lisbona e il loro trasferimento a Mosca -è stata la stessa Rodriguez ad annunciarlo.
La vice di Maduro ha assicurato che Caracas adotterà tutte le misure necessarie per garantire il diritto alla difesa dei suoi asset legittimi «nei Paesi dove è necessario».
Gli Usa hanno annunciato sanzioni contro Pdvsa e la banca centrale venezuelana per aumentare la pressione sul regime del presidente Maduro, intenzionato a non lasciare il comando al suo sfidante, il leder dell’opposizione Juan Guaidò. Secondo quanto reso noto dal consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, l’iniziativa di Washington bloccherà 7 miliardi di dollari in attività venezuelane e ridurrà le esportazioni del Paese di 11 miliardi nel prossimo anno.

Evidente che la mossa di Maduro per un verso serve pertenere caldii rapporti con la Russia, che garanzie economiche per tutti i quattrini che assicura al Venezuela ovviamente ne richiede, dall’altro verso il trasferimento serve a Maduro per mettere in sicurezza i suoi gioiellidal rischio che i Paesi europei seguano l’esempio di  Washington.

In ultimo, la mossa è anche ‘simbolica’: Maduro accusa gli USA di voler mettere le mani sul petrolio venezuelano, quel che di quel petrolio resta disponibile Caracas lo affida alla Russia, il suo miglior alleato, quello che gli garantisce la sopravvivenza economica e politica.
Il tutto può avere il sapore di una ennesima guerra per procura, magari a bassa o bassissima intensità, che si potrebbe aprire in Venezuela, considerato che oramai il clima laggiù è dei peggiori e lo scontro da politico sta diventando sempre più sociale, dove il rischio di una guerra civile è dietro l’angolo.
Le scaramucce al Consiglio di Sicurezza ONU dell’altro giorno sono indicative in fatto di Venezuela ennesimo terreno di scontro diplomatico tra Russia e USA. Una bozza di risoluzione sul Venezuela presentata dalla Russia non ha ottenuto sufficienti voti per passare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Questo dopo che Russia e Cina avevano posto il veto a un testo proposto dagli Stati Uniti. Il testo americano chiedeva nuove elezioni presidenziali in Venezuela e accesso senza restrizioni agli aiuti umanitari, ha ottenuto i necessari nove voti nel Consiglio di 15 membri, ma è stato bloccato dal doppio veto di Mosca e Pechino.
L’elemento ‘aiuti umanitari’ ritorna anche in questo nuovo accordo con la Russia che si dice pronta a tutti gli aiuti necessari per quei «prodotti e medicinali di cui il nostro popolo ha bisogno» della vicepresidente. Gli aiuti umanitari che poco meno di una settimana fa Maduro ha bloccato al confine con Colombia e Brasile mostrando i muscoli e una forza che probabilmente gli USA non si attendevano, quegli aiuti umanitari che potrebbero costituire la buccia di banana sulla quale far scivolare tra le braccia del Tribunale Penale Internazionale Maduro.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore