venerdì, Ottobre 2

Venezuela, Lopez e Ledezma agli arresti: situazione esplosiva

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Situazione davvero al limite in Venezuela. Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, due leader dell’opposizione, sono stati arrestati dai servizi di intelligence. In carcere dal 2014 per istigazione alla violenza di piazza e altre accuse, Lopez si trovava ai domiciliari dall’8 luglio e ora è tornato in carcere, anche se i famigliari fanno sapere di non sapere ancora nulla sulla sua sorte.

Intanto nel suo primo discorso pubblico dopo l’annuncio dei risultati nelle elezioni per l’Assemblea Costituente, il presidente Nicolas Maduro ha annunciato che l’organismo servirà per prendere misure contro il Parlamento, la Procuratrice Generale, i dirigenti dell’opposizione e la stampa indipendente. E proprio il presidente delle Camere Julio Borges parla di «uno scenario di scontro violento». Mentre la Procuratrice Generale, Luisa Ortega Diaz afferma che le votazioni svoltesi in Venezuela sono «uno schiaffo al popolo e alla sua sovranità», che serve solo a soddisfare le «ambizioni dittatoriali di un piccolo gruppo» che vuole perpetuare «il potere assoluto in mano ad una minoranza». E ha chiamato i cittadini a «disconoscere l’origine, il processo e il presunto risultato di questa Costituente immorale».

Sale poi il bilancio delle vittime: solo domenica ben 14, per un totale da aprile, inizio degli scontri, di 121 morti e almeno 1.958 invece le persone rimaste ferite. Almeno il 25% di morti sono stati uccisi dalle forze dell’ordine e il 40% da gruppi di civili armati.

E aumentano i Paesi americani che non riconoscono l’esito dello scrutinio: dopo Messico, Colombia, Perù e Argentina, anche il Cile parla di voto illegittimo. E gli Stati Uniti impongono sanzioni al presidente del Venezuela, congelando gli asset di Maduro sotto la giurisdizione americana. «Ho inviato due lettere al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker chiedendo la possibilità di congelare i beni e di imporre un divieto di viaggio nell’Ue ai membri del governo venezuelano, compreso il suo presidente, Nicolas Maduro e il suo entourage», ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Ad intervenire anche il premier Paolo Gentiloni: «In Venezuela c’è una situazione al limite della guerra civile e di un regime dittatoriale. Una realtà che non riconosceremo: non riconosceremo l’assemblea costituente voluta da Maduro. Ricordiamo che ci sono 130mila italo venezuelani in condizioni molto precarie. Ci muoviamo dunque sul piano diplomatico e su quello della difesa dei nostri connazionali».

In Corea del Sud invece capi di stato maggiore delle forze armate e il ministero della Difesa di Seul stanno mettendo a punto un piano per un ‘attacco’ volto a distruggere i siti missilistici e nucleari della Corea del Nord, nel caso la Corea del Sud decida di rimuovere il dittatore Kim Jong-un: a dirlo il ‘Daily Mail‘, che cita il quotidiano sudcoreano ‘Munwha Ilbo‘. Si parla di un possibile attacco aereo da parte delle Forze Speciali del presidente.

E’ di nuovo mistero attorno alla sorte di Abu Bakr al Baghdadi. Secondo il capo del servizio di intelligence esterna della Russia (Svr), Serghiei Narishkin, la morte del capo dell’Isis non è confermata. A giugno Mosca affermava di avere probabilmente ucciso il capo del sedicente Stato islamico il 28 maggio in un raid a sud di Raqqa, in Siria.

Nel frattempo quattro uomini ritenuti legati all’Isis sono stati arrestati in Australia lo scorso weekend in un blitz antiterrorismo che ha consentito di sventare un attacco ad un aereo. Si viene a sapere ora che i presunti terroristi avevano pianificato originariamente di colpire un volo intercontinentale, diretto a Dubai. E solo come piano alternativo avrebbero ripiegato su un volo domestico. Il blitz è stato lanciato dall’antiterrorismo tre giorni dopo aver ricevuto la segnalazione che l’attacco era imminente.

Audizione davanti alle Commissioni riunite Affari esteri e Difesa di Camera e Senato della ministra della Difesa, Roberta Pinotti e del ministro degli Esteri Angelino Alfano riguardo la questione Libia. La ministra ha confermato che «lo scorso 23 luglio il premier libico Fayez al Sarraj ci ha chiesto con una lettera, di operare anche nelle loro acque territoriali e nei loro porti, per svolgere le nostre funzioni di supporto». E ha confermato che il compito assegnato per l’invio di navi italiani sarà di «assicurare un sostegno di natura logistica, tecnica e operativa alle unità navali libiche, accompagnandole e sostenendole mediante attività congiunte e coordinate e assicurando il mantenimento o il ripristino dell’efficienza degli equipaggiamenti. Tutte le attività si svolgeranno sulla base delle esigenze formulate dalle autorità libiche e quindi nel più stretto coordinamento».

La Pinotti però esclude il blocco navale: «E’ un atto ostile. Non stiamo parlando di questo, ma di una richiesta di sostegno ed aiuto alla Guardia costiera libica, noi dobbiamo fare protezione e difesa al governo di accordo nazionale libico, e saremo impegnati in attività di collegamento e consulenza con le autorità libiche, di supporto logistico e di sostegno nel ripristino dei mezzi libici». Sulle missioni di addestramento poi precisa: «Tutte le operazioni avverranno in affiancamento con le autorità libica, e non si configura nessuna invasione delle competenze nazionali. Le navi utilizzate saranno quelle già previste dall’operazione ‘Mare Sicuro’ e questo quindi non comporterà alcuna spesa aggiuntiva».

«Per noi, a differenza di altri partner, l’unità e la stabilità della Libia coincidono con l’interesse nazionale: lavoriamo per evitare la frammentazione e in favore dell’unità nazionale», ha detto il ministro Alfano. «Vogliamo ricondurre a un fattore comune le tante iniziative in favore della Libia. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una proliferazione delle iniziative unilaterali, che progressivamente ha messo in discussione l’autorevolezza dell’inviato speciale Martin Kobler, a fine mandato». Poi il messaggio alla Ue: «L’Europa ha stanziato oltre 46 milioni per il contrasto al traffico di esseri umani e il controllo delle frontiere libiche, a cui l’Italia contribuisce con 12 milioni. Chiediamo a Bruxelles e agli Stati membri di fare molto di più, perché le risorse sono ancora troppo limitate rispetto alla sfida».

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