mercoledì, Luglio 24

Venezuela, Italia Ponzio Pilato Moavero riappare per confermare che l’Italia ha deciso di non decidere, in un intervento in Parlamento che non dice nulla

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Dopo le solite contorsioni incomprensibili della nostra politica, che mai come oggi non posso non definire ‘politichetta’, con l’intervento di ieri al Parlamento del Ministro Enzo Moavero Milanesi (che asserisce di essere il Ministro degli Esteri) l’Italia sembra abbia deciso di … non decidere, con riferimento al Venezuela.

Nel senso che il Ministro ha dichiarato in Parlamento che l’Italia spinge per nuove elezioni presidenziali in Venezuela e per la distribuzione degliaiuti umanitari’, in nome dei diritti dell’uomo.
Sorvolo sul fatto che si dica che l’Italia fa riferimento ai diritti dell’uomo senza ridere, ma questa mi pare che sia la posizione italiana. Giusto per chiarire il ‘senza ridere’: è dell’altro ieri, 11 febbraio, l’intervento (sollecitato dalle autorità italiane) di una motovedetta libica a ‘salvataggio’ di alcuni ‘migranti’ in panne in mezzo al mare, riportati in Libia. L’Italia ha permesso o sollecitato, lo ho detto qui mille volte, ormai, un atto illecito gravissimo, anzi, una serie di atti illeciti, perseguibili oltre che dal diritto interno italiano, anche dal diritto penale internazionale, in fatto di migranti. Da ciò la ‘stranezza’ del riferimento ai diritti dell’uomo.

Ambigua, tornando all’argomento in discussione, come sempre più spesso, la posizione dell’Italia. Non sischiera’, l’Italia, a fianco dei Paesi, europei e non solo, che strillano per le dimissioni di Nicolas Maduro ericonosconoJuan Guaidò come Presidente ad interim del Venezuela. Ma nemmeno si schiera dalla parte di quegli Stati che ritengono Maduro il legittimo Presidente del Venezuela, sia pure avversato da una parte consistente della popolazione.

Il discorso di Moavero, fa seguito al ricevimento di una delegazione di Guaidò da parte dell’altro Ministro degli Esteri (ne abbiamo almeno tre, poi c’è il sedicente premier che sostiene che è lui che decide la politica estera, ma su questo lascio la parola a Lino Banfi), delegazione poi ricevuta da Moavero stesso, mentre, pare, veniva respinta una delegazione del Governo del Venezuela, altra stranezza, perché non mi risulta che l’Italia abbia interrotto le relazioni diplomatiche con il Venezuela. Ma a parte ciò il discorso è stato ricco di riferimenti alla storia della questione, alle varie commissioni, alle decisioni, o meglio non decisioni, delle Nazioni Unite eccetera.

Sono, invece, mancate del tutto alcun spiegazioni che io, da stupido e inconcludente internazionalista, avrei desiderato di sentire.
A qual titolo si afferma che Maduro non è il legittimo Presidente del Venezuela? Con quali motivazioni giuridiche e quali prove?
A qual titolo si riceve il delegato di un tale che afferma di voler essere il Presidente ad interim del Venezuela, pur, per sua stessa ammissione, non essendolo?
A qual titolo si afferma la illegittimità della elezione di Maduro alla Presidenza del Venezuela?
Per quale motivo le pretese di una parte del popolo venezuelano debbono prevalere su quelle di un’altra parte, della quale lo stesso Moavero afferma la consistenza? In tutti i sistemi democratici del mondo, un Governo che si ritiene averepersola maggioranza dei consensi, resta in carica fino alla scadenzanaturaledel mandato.
Entro quali limiti le posizioni degli altri Stati, europei e non, che minacciano un intervento anche armato in Venezuela sono condivise dal Governo italiano? ammesso e non concesso che in materia ve ne sia uno solo? L’Italia ha espresso il suo favore verso un intervento militare in Venezuela?
Quale è la valutazione italiana della affermazione di Guaidò circa la possibilità che quest’ultimo chieda un intervento armato di altri Stati a sostegno della sua posizione? Sarebbe lecita, dal punto di vista del diritto internazionale, la richiesta? Se, ad esempio, il fratello di Montalbano chiedesse un intervento militare contro il Governo Conte (si fa per dire) sarebbe lecito?

Di tutto ciò, a dire il vero, non ho trovato traccia nell’intervento del Ministro Moavero. Peccato, perché sarebbero, secondo me, i punti fondamentali da chiarire e approfondire.
In particolare
sarebbe stato interessante capire quale sia la funzione giuridica del più volte richiamatomeccanismo di Montevideo’.
Il ‘meccanismo’ è una conferenza di Stati (autodefiniti ‘gruppo di contatto’) intesa a ‘risolvere’ la questione del Venezuela dopo l’inizio delle difficoltà politiche interne dello stesso.
Ilmeccanismoè composto da otto Stati europei e da cinque Stati dell’America Latina, ma non dal Venezuela. E già solo il fatto che vi si pretenda di decidere la sorte del Venezuela in assenza del Venezuela appare alquanto improprio, non se ne riesce a comprendere il titolo giuridico, tanto più che non si capisce cosa c’entrino i Paesi europei!
Certamente il diritto internazionale conosce strumenti del genere, messi in piedi per contribuire con adeguate mediazioni alla soluzione di problemi particolarmente complessi, ma con l’accordo dei Paesi, nella specie del Paese interessato. Fino a prova del contrario, il principio di sovranità esiste ancora nel diritto internazionale.
Ciò, a mio parere, indebolisce moltissimo la funzione (e la stessa legittimità) di quella conferenza, che rischia di apparire (anche a causa della partecipazione massiccia degli Stati europei), una sorta di conferenza coloniale. In realtà, invece, sarebbe l’unico mezzo serio con il quale la Comunità internazionale possa intervenire in una crisi senza violare il principio fondamentale nel diritto internazionale dell’assoluto divieto di interferenza negli affari interni di uno Stato. Pretendere, invece, di farlo, a prescindere dallo Stato interessato, rischia di essere del tutto inconcludente e chiaramente illecito.
Ciò perché i punti di fondo da affrontare e a cui rispondere sono quelli che ho indicato più sopra.

Maduro è stato regolarmente eletto, o almeno così risulta dalle elezioni avvenute in Venezuela. Il fatto che, poi, la sua elezione sia stata contestata all’interno del Paese dal Parlamento è cosa che riguarda la vita interna del Venezuela. Dove, però, è evidente che gli interventi esterni (le “sanzioni”) da parte di vari stati sono del tutto illegittimi.
Se si vuole affermare che Maduro è stato eletto in maniera irregolare, a parte che dovrebbero dirlo le istituzioni venezuelane che in fatto non lo dicono, bisogna a dir poco dimostrarlo, e certo a ciò non può bastare l’affermazione di chi, sia pure legittimamente, contende il potere a Maduro.

Il limite della posizione degli Stati che cercano di costringere Maduro a lasciare il potere è che potrebbero farlo solo affermando di voler difendere il diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano. Con il grave rischio, però, di affermare che bastano dei sommovimenti popolari, delle manifestazioni di piazza, per legittimare l’intervento, anche armato, di altri Stati.
Perché, è bene precisarlo, in casi estremi, ad un popolo in lotta
contro un potere esterno (coloniale), o un potere interno violatore dei principi fondamentali dei diritti dell’uomo e dell’autodeterminazione, l’uso della forza da parte di altri Stati è lecito, purché abbia il consenso della Comunità internazionale nella sua sostanziale totalità. E questo certamente non è il caso del Venezuela!

Nella situazione attuale, insomma, il riconoscimento di Guaidò è del tutto illegittimo, perché in ogni caso, e per sua stessa ammissione, egli non è il Presidente eletto della Repubblica venezuelana, pure a prescindere dal fatto che non è conosciuto nel diritto internazionale il riconoscimento di un Governo, ma solo quello di uno Stato, tanto più che il riconoscimento è un atto puramente politico di valore giuridico nullo. Altra cosa della quale non ho udito traccia nell’intervento di Moavero.
Del resto, chiederlo al Governo italiano, sarebbe a dir poco insulso: non solo e non tanto per la tradizione diplomatica italiana, sempre molto cauta e rispettosa delle norme in situazioni del genere, ma anche della prassi più recente, con, ad esempio, il rifiuto del riconoscimento dello Stato di Palestina, che è addirittura membro delle Nazioni Unite! Insomma, un po’ di coerenza (
ne parlavo l’altro giorno) non guasta; a meno che il tema non sia, stiamo con l’Europa e con gli USA a prescindere!

Ciò che, invece, sorprende (e induce a ‘sospettare’ che le motivazioni della ostilità a Maduro prescindano dal diritto e in particolare dai diritti dell’uomo) è che l’unico elemento su cui si potrebbe legittimamente fondare per esercitare legittime pressioni sul Governo di Maduro non viene utilizzato chiaramente: il rifiuto di accettare gli aiuti umanitari offerti, nella misura in cui possano realmente essere necessari per la sopravvivenza o almeno la vita dignitosa della popolazione. Questo potrebbe essere davvero una violazione grave del diritto internazionale e del diritto penale internazionale.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.