martedì, Agosto 11

Venezuela: giochi di guerra Le simulazioni di 3 diversi scenari per ricavare ipotesi di predizione del futuro del Paese: una guerra per procura a bassa intensità, destinata a restare tale probabilmente per molto tempo

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Il Venezuela continua essere un Paese nel limbo, e ora, secondo fonti che c’è da ritenere più che affidabili di ‘Bloomberg, è un Paese oramai oltre a quella soglia a fronte della quale si può parlare di ‘Paese fallito’, con nelle casse meno di un miliardo di dollari, per la precisione, 800 milioni di dollari in contanti e 200 milioni sotto forma di altri asset liquidi, oltre a molte tonnellate di oro bloccate in parte in banche straniere, non disponibili a restituirlo a Maduro, e in parte ferme per l’impossibilità di metterlo sul mercato causa sanzioni.
Per certi versi la cronaca che arriva da Caracas è persino surreale. I due Presidenti, quello eletto, Nicolás Maduro, e quello auto-proclamato, ma riconosciuto da quasi 60 Paesi quale Presidente ad interim, Juan Guaidò, continuano la loro guerra a bassa intensità, in qualche modo sulla testa del Paese.

Guaidò sembrerebbe essere di ritorno –«nonostante i rischi», ha detto- a Caracas, dopo un tour di propaganda politica di due settimane negli Stati Uniti per rilanciare la sua offensiva contro il Presidente eletto Maduro, promettendo di intensificare le sue azioni per estrometterlo dal potere, un «conglomerato criminale e dittatoriale che può essere rovesciato», dice.
Maduro, intanto, nel tentativo di far fronte alla crisi e salvare il regime, secondo gli osservatori locali, silenziosamente starebbe smantellando il sistema socialista’. Si va dalla vendita della compagnia petrolifera statale, la Petróleos de Venezuela, S.A, fino, notizia diffusa da ‘Reuters in queste ore, all’autorizzazione ad alcune banche del Paese a immagazzinare euro e dollari per i Clienti più affidabili. Il fatto, se confermato ma le fonti dell’agenzia hanno l’aria di essere molto affidabili, sarebbe la conferma che non solo Maduro è perfettamente consapevole di essere sull’orlo del precipizio, ma anche che, consapevole di ciò, sta tentanto l’impossibile per schivare le sanzioni e mantenersi a galla, e proprio questi tentativi lo potrebbero affondare definitivamente, anche senza la spallata di Guaidò.«Il nuovo servizio di custodia delle banche private è iniziato con discrezione alla fine del 2019», si legge nella nota ‘Reuters’, «circa 1,8 miliardi di dollari sono entrati in Venezuela nell’ultimo anno», proveniente per lo più da rimesse dei venezuelani all’estero e vendite illecite di oro e petrolio a Paesi amici quali Russia e Turchia. «È un’ulteriore prova di come il Partito socialista al potere consenta accordi finanziari impensabili per i venezuelani», sottoposti al divieto di transazioni in dollari dal 2018.
Maduro intanto attende l’incontro di venerdì con il Ministro degli Affari esteri russo Sergei Lavrov, in tour in America Latina, da Cuba al Messico fino al Venezuela. L’agenda del colloquio prevede quella che Mosca definisce come una più profonda cooperazione in materia di energia, miniere, trasporti, agricoltura e difesa.

In altri termini, la cronaca fotografa così la situazione: Guaidò al lavoro per intensificare il sostegno USA, Maduro al lavoro per intensificare il sostegno russo. Maduro al tavolo siede smantellando l’economia socialista, da una posizione rigorosamente socialista, e mettendo in vendita gli ultimi gioielli rimasti in casa, ovvero petrolio e minerali pregiati. Guaidò sul tavolo può mettere poco, se non la promessa che un Paese a sua guida entrerebbe nell’orbita americana.


Difficile immaginare che questo annaspare per non affogare, questo lento morire per
inedia possa trasformarsi in ‘guerra’, come lo si intende comunemente questo termine.
Eppure una qualche ‘forma’ di guerra la si può e forse la si deve immaginare.
Il
2 ottobre 2019, PeaceGame Venezuela ha convocato esperti della regione e di tutto il mondo (ambasciatori, ministri, attuali ed ex ufficiali militari ed esperti di tutta la regione che sono direttamente coinvolti nella pianificazione delle politiche e della sicurezza), a Washington, per riflettere sul potenziale di peggioramento degli scenari di sicurezza e umanitari in Venezuela,pensando a come i venezuelani e la comunità internazionale dovrebbero prepararsi per il possibile completo collasso dello Stato inVenezuela, e per esplorare modi per rispondere efficacemente.


Gli esperti, si evidenzia nel report, hanno di fatto interpretato i ruoli di diverse parti chiaveinteressate, tra cui il Governo ad interim del Venezuela, il regime di Nicolás Maduro, la Colombia, i vicini regionali (Brasile, Ecuador, Perù, e Cile), Russia, Cina, Cuba, i sostenitori globali del governo provvisorio, i gruppi armati (le forze armate rivoluzionarie della Colombia -FARC- e l’Esercito di liberazione nazionale -ELN)-, i colectivos, gli Stati Uniti, le Nazioni Unite, organizzazioni non governative (ONG) e Comunità dei Caraibi (CARICOM).
Questa simulazione di crisi di alto livello è stata prodotta da ‘
Foreign Policy’ in collaborazione con Adrienne Arsht Latin America Center di Atlantic Council, e la Florida International University.


Le simulazioni di 3 diversi scenari sono il risultato del lavoro, dal quale si possono ricavare ipotesi di predizione del futuro del Paese, elaborazione di scenari che potrebberomaterializzarsi in Venezuela in caso di completo collasso statale, sviluppati attraverso un’approfondita ricerca e consultazione con esperti regionali e prevedendo eventi specifici che potrebbero essere innescati dal deterioramento della situazione e che amplificherebbero gli effetti di ricaduta sulla regione, il tutto tenendo in considerazione il costante peggioramento delle condizioni economiche, le questioni migratorie, i rischi all’interno e all’esterno della regione.

 

PeaceGame Venezuela ha considerato strategie alternative e attuabili che potrebbero essere adottate dalla coalizione internazionale di Paesi che sostengono la democrazia e le organizzazioni multilaterali, nonché il modo in cui attori come Russia, Cuba e gruppi armati illegali possono rispondere.
Questo ‘gioco di ruoli’ ha consentito ai partecipanti di guardare alla crisi attraverso le prospettive delle diverse parti interessate e di comprendere più a fondo i loro incentivi nelle mutevoli circostanze presentate dallo scenario. I risultati e le raccomandazioni della simulazione possono aiutare a informare la strategia del mondo reale e la pianificazione delle politiche, spiega il report. Una simulazione che un poco pecca della parzialità che viene dall’ottica dalla quale è abituato guardare il Cliente, quella americana, ma che consente di fare ipotesi.

 

Gli scenari -3- hanno delineato ciascuno una serie di possibili eventi che, se innescati, potrebbero determinare il collasso a breve dello Stato venezuelano. Sebbene fittizi, gli scenari sono stati disegnati alla luce delle pressioni note e in atto.

Alla base delle tre diverse ipotesi, il gruppo di lavoro ha considerato un quadro comune che vede gli Stati Uniti e l’Europa intensificare la pressione economica sul regime di Maduro, tagliando la capacità del Venezuela di utilizzare i sistemi di pagamento internazionali per le transazioni. Sanzioni mirate e intensificate, insieme all’incapacità di accedere ai mercati finanziari, determinano lo schiacciamento del regime di Maduro, accelerando il crollo politico ed economico dello Stato e abbattendo le istituzioni nazionali. L’embargo finanziario ha, altresì,limitato i flussi di rimesse, esacerbando la disperazione di tutti i venezuelani, alimentando il mercato nero, la tratta e l’attività criminale dentro e fuori il Venezuela. Il Governo ad interim, guidato da Juan Guaidó, non è in grado dicontrollare il caos. Sullo sfondo: ritiro degli aiuti esteri statunitensi nella regione.
Da questo quadro di partenza, i partecipanti hanno simulato tre possibili, ipotetiche situazioni,tre scenari.

1° Scenario
Colectivos pesantemente armati vengono spediti nelleprincipali città nel tentativo di prenderne il controllo, ma con Maduro non più al timone, i colectivos si dividono in fazioni alleate con vari membri dell’ex regime di Maduro che hanno accesso agli arsenali pieni di armi.
I gruppi armati sfruttando il vuoto di potere, arruolano seguaci usando l’arma del terrore o corrompendoli con il cibo, combattendo per il controllo delle rotte del traffico terrestre e aereo, rotte diventate le arterie economiche del Paese, penetrando in profondità nei Paesi vicini e oltre. Le zone di traffico note negli Stati di Apure, Zulia e Táchira si diffondono, incanalando armi, droga e oroverso i punti di transito in America Centrale e nei Caraibi, diretti verso i mercati degli Stati Uniti e dell’Europa. In questo quadro di terrore e instabilità l’esodo dei venezuelani prosegue e si acuisce.

Il Governo cubano si trova in una posizione di negoziazione inaspettatamente molto importantetra le parti in competizione.

Gli Stati Uniti, la Colombia e gli alleati delGoverno ad interim discutono molteplici linee d’azione, ma non riescono accordarsi, sostenendo, tra il resto, che sono le Nazioni Unite a dovercondurre qualsiasi azione nella regione, nonostante l’incapacità delle Nazioni Unite di agire, causa il sostegno della Cina e della Russia al regime di Maduro.
Mentre il resto del mondo
discute di interventi, le FARC e ELN approfittano della situazione caotica, conducendo missioni di saccheggio e aumentando i loro sforzi di reclutamento. Icolectivos collaborano con le FARC e ELN, con l’obiettivo di assumere il controllo di tutti i canali mediatici del Paese. Primo passo in un continuo consolidamento del potere da parte di attori non statali. Il governo provvisorio cerca di reclutare FARC e ELN e stabilire un governo relativamente stabile a Maracaibo. La Colombia lavora per un intervento militare diretto e cercadi collaborare con gli Stati Uniti per controllare le rotte del contrabbando, dato che i colloqui si sonointerrotti nelle Nazioni Unite. CARICOM si oppone fermamente all’intervento militare, insistendo sul fatto che peggiorerebbe la situazione per i loro Paesi. Nonostante ciò, gli Stati Uniti esprimono la volontà di impegnarsi militarmente in caso di un attacco alla Colombia o di una significativa perdita di vite civili, una mossa fortemente contrastata da Cuba.
A questo proposito,
Cuba si trova in linea con gli interessi russi e cinesi, creando una coalizione tra questi attori.

 

2° scenario

L’incursione dei colectivos nelle regioni frontaliere vicino a Cúcuta, in Colombia, ha innescato controversie territoriali volte a ottenere il controllo sulle rotte del traffico. Ciò che era stato isolato schermaglie si intensifica e scoppia una guerra di confine tra Colombia e Venezuela, dove sono concentrati i guerriglieri dell’ELN colombiano e le FARC, e attraverso i quali i migranti venezuelani transitano per sfuggire alla violenza. Una carovana di migranti finisce vittima del fuoco incrociato e donne e bambini vengono uccisi, destabilizzando ulteriormente la regione e minacciando una deflagrazione militare regionale. Riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

3° Scenario

Lo Stato è crollato, anche il sistema sanitario si è disintegrato. I blackout cronici, la mancanza di acqua corrente e le condizioni antigieniche sono diventati pervasivi. Un focolaio di morbillo scoppia in uno dei quartieri più poveri e densamente popolati di Caracas, dove l’accesso limitato ai servizi sanitari e sanitari aggrava tali rischi.
Nel frattempo, la violenza, la fame e la disperazione hanno accelerato i flussi migratoridalla città, aumentando i già storici tassi di migrazione verso l’estero del Venezuela da 5.000 a circa 10.000 al giorno. Le situazioni umanitarie e sanitarie si sono deteriorate rapidamente, in un contesto paramilitare violento e instabile, complicando ulteriormente la consegna degli aiuti. I disordini si diffondono lungo le rotte dei migranti verso Colombia, Brasile, Guyana e Caraibi.

Il finale resta da scrivere

Nessuno degli scenari ipotizza un finale, il che era obbligato. Ma quel che emerge da queste ‘ipotesi’ è decisamente molto interessante e fotografa quanto di fatto sta accadendo e, in filigrana, disegna quello che è forse il problema più grave della situazione in cui verte il Venezuela: la forza diquelli che qui vengono definiti ‘attori non statali’ (colectivos, FARC, ELN) e il ruolo centrale delle potenze straniere (in primis USA e Russia).
Tutti gli scenari hanno evidenziato i principali temi del ‘gioco’. Cuba e Russia si sono distinte come attori influenti e sempre più potenti nella regione. Entrambi hanno svolto un ruolo fuori misura in più mosse Il potere si è spostato verso i sostenitori del regime di Maduro (Cina, Russia e Cuba) e attori non statali (colectivos, FARC, ELN). Cuba ha consolidato il suo ruolo di leader regionalecome ONG, Russia, regime di Maduro e colectivos. Questi gruppi sono stati in grado di coordinare e mobilitare in modo molto più efficace degli Stati Uniti e degli alleati regionali frammentati, che ancora una volta non sono stati in grado di dare una risposta coordinata.
Mentre gli Stati Uniti e la Colombia si preparavano a guidare un intervento militare, gli alleati regionali erano divisi sull’opportunità di sostenerli. CARICOM e Brasile si sono uniti al Perù e all’Ecuador per chiudere i loro confini, nonostante abbiano sollecitato la Colombia e gli Stati Uniti a utilizzare i loro sistemi sanitari per sostenere i migranti venezuelani.
L’alleanza tra Colombia, Stati Uniti e governo ad interim intendeva intervenire, ma la mancanza di supporto regionale e di assistenza delle Nazioni Unite ha messo il gruppo in una posizione debole.
La Russia, Cuba e il regime di Maduro sono stati in grado di coordinarsi e agire molto più rapidamente ed efficacemente, godendo al contempo di un sostegno più ampio da parte della Cina e degli attori non statali sul campo.
Ruolo marginale delle Nazioni Unite, assolutamente in stallo. Il dibattito prolungato all’interno della comunità internazionale e l’indecisione da parte degli Stati Uniti hanno contemporaneamente diminuito il ruolo e l’influenza che gli Stati Uniti, dei loro alleati e del governo ad interim.

Tutti gli scenari sembrano indurre a considerareuna guerra per procura a bassa intensità, destinata a restare tale probabilmente per molto tempo, in attesa della scintilla -molto probabilmente casuale, non ricercata né dall’una né dall’altra parte- che ne decida finalmente le sorti. 

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