sabato, Agosto 15

Venezuela: elezioni non per cambiare il governo, ma per cambiare l’opposizione Le elezioni previste per il 6 dicembre, probabilmente boicottate dall’opposizione, potrebbero ribaltare le maggioranze all’interno dell’opposizione e disarcionare Guaidò, mentre il Paese sprofonda sempre più e Bank of England si tiene l’oro del Venezuela

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A fine giugno scorso, il Consejo Nacional Electoral (Consiglio nazionale elettorale – Cne) del Venezuela ha varato nuove norme per le elezioni parlamentari per la legislatura 2021-2026, sostenendo che il vecchio sistema non rispettava il dettato costituzionale, e ha fissato la data del voto, il 6 dicembre.
E’ stato modificato anche il modo in cui vengono eletti i deputati che rappresentano le comunità indigene del Paese e aumentato il numero dei parlamentari, da 167 a 277. Verranno inoltre introdotti nuovi sistemi di ripartizione dei seggi.
La maggior parte dei partiti di opposizione, che controllano l’Assemblea nazionale, hanno annunciato di voler boicottare il voto, definendolo ‘una farsa’, solo alcune formazioni minori sono disposte a partecipare alle elezioni.
Il leader dell’opposizione (o, meglio, della componente maggioritaria dell’opposizione, quella che controlla il Parlamento), Juan Guaidò, ha dichiarato di non avere intenzione di prestarsi, sostenendo che il Cne non è un organismo legittimo, e ha invitato la popolazione a boicottare il voto.

Contestualmente al pronunciamento del Cne e alla dichiarazione di boicottaggio delle opposizioni, l’Alta Corte britannica ha reso noto che i fondi pari a un miliardo di dollari di proprietà venezuelana, attualmente depositati nella Bank of England, sotto forma di 31 tonnellate d’oro, sarà liberamente a disposizione Juan Guaidò, qualora risultasse vincitore dal voto del 6 dicembre, mentre non sono e non saranno a disposizione di Nicolas Maduro, in quanto Londra riconosce Guaidò quale Presidente venezuelano ad interim fino alle elezioni, non riconosce più la presidenza di Maduro.
Una decisione che ha infiammato ancora di più la crisi venezuelana. Maduro aveva chiesto la disponibilità di quel miliardo per poter gestire la crisi sanitaria causata dal coronavirus Covid-19.

Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, oggi riceve tre esponenti dell’opposizione venezuelana, formalmente per mediare la proposta di Guaidò di formare un ‘governo di emergenza’’ che consenta al Venezuela elezioni libere, giuste, trasparenti e democratiche, di fatto il tentativo del Vaticano è quello di provare a trovare una via di dialogo, qualsiasi forma abbia.

La Commissione elettorale controllata dal Governo fa si che il voto effettivamente possa essere considerato ostaggio di Maduro, quasi certamente a rischio brogli, il che riduce ancora di più la disponibilità al dialogo. Crisis Group, che monitora molto attentamente la situazione nel Paese, parla di ‘speranze di elezioni libere ed eque seppellite’.

«Nel mezzo di un collasso economico senza precedenti, che ha costretto oltre 5 milioni di venezuelani a fuggire all’estero, e con sondaggi che rivelano alti livelli di malcontento nei confronti del Governo -il recente sondaggio di Datanálisis, mostra che solo il 13% degli elettori considera Maduro favorevolmente- libere ed eque elezioni potrebbero portare a una sconfitta schiacciante»,affermano da Crisis Group. «Temendo una pesanteperdita e un’eventuale uscita dal sistema del potere, il Governo chavista ha cercato di controllare l’autorità elettorale e di scoraggiare gli elettori dell’opposizione dal presentarsi al voto».

Crisis Group conduce una analisi particolarmente dura sia nei confronti delle azioni del Governo di Maduro, sia nei confronti dell’opposizione, per poi concludere che queste elezioni, così come si prospettano, non sarebbero credibili, per tanto non sono auspicabili, e che la via del negoziato, senza precondizioni, resta la sola strada percorribile.

Secondo Crisis Group errori sono stati compiuti da tutte due le parti, in particolare negli ultimi mesi, e gli attori esterni, come l’UE, invece di schierarsi per l’una o l’altra parte in conflitto, «dovrebbero concentrarsi sulle prospettive a medio termine. Ciò implica un impegno continuo, anche nelle circostanze più avverse, anche perché l’emergenza umanitaria peggiorerà ulteriormente, con una forte possibilità di carestia in alcune regioni, un’impennata nei casi di COVID-19 che sopraffarà il precario servizio sanitario, e una probabilità che i venezuelani continuino il loro esodo di massa (anche se circa 75.000 migranti e rifugiati sono recentemente tornati in patria a causa dei gravi blocchi della pandemia dell’America Latina)».

Il boicottaggio del voto da parte di parte dell’opposizione deriva dal fatto che laCostituzione venezuelana stabilisce che tutti i membri del Cne dovrebbero essere indipendenti.Di fatto il suo nuovo consiglio include tre membri filo-governativi (di cui due reclutati tra i giudici della Corte Suprema), un membro di un partito di minoranza non allineato con l’opposizionerappresentata da Guaidò, e uno di una fazione dissidente di un partito tradizionale, Acción Democrática. Una composizione di fatto decisa dalla Corte suprema, controllata dal Governo di Maduro, perché il Parlamento, controllato da Guaidò, non aveva trovato l’accordo per eleggere questi 5 componenti. Tutti e tre i membri filo-governativi erano stati sanzionati dagli Stati Uniti e dal Canada per presunto coinvolgimento in violazioni dei diritti umani e / o crimini finanziari.

«Nel riaffermare la propria presa sulla Cne, il Governo Maduro si sta muovendo per riguadagnare il controllo dell’Assemblea Nazionale, nelle mani dell’opposizione dal 2016, ma ostacolato negli ultimi cinque anni dalle sentenze della Corte Suprema che hanno reso nulle le sue decisioni». Un Parlamento in mano all’opposizione che causa la divisione dell’opposizione staaiutandoMaduro.

Altro grande errore dell’opposizione è stata quella che Crisis Group definisce come un ‘buffonesco’ ‘tragicomico’ sbarco di una banda eterogenea di ex soldati venezuelani e mercenari statunitensi che sono stati prontamente bloccati,dal quale Guaidò ha cercato di prendere le distanze ma poi è stato costretto riconoscere di esserne informato per quanto dissociato. Buffoneria che ha dato un assist a Maduro, tanto da poter accusare il partito Guaidó (Voluntad Popular) di essereorganizzazione terroristica’, una mossa che potrebbe portare alla sua dissoluzione e alla reclusione dei suoi leader, molti dei quali sono già in esilio o sotto protezione diplomatica in patria.

Se, afferma Crisis Group, «l’opposizione perde il controllo dell’Assemblea a dicembre, come ora sembra quasi inevitabile», non per brogli, semplicemente perché l’opposizione sarebbe assente dalla scheda elettorale, se non con piccole marginali formazioni, «la posizione costituzionale che giustifica la presidenza provvisoria» di Guaidò -ovvero la disposizione della Costituzione del 1999 che consente al capo del Parlamento di assumere temporaneamente il potere in assenza di un Presidente eletto, e l’opposizione e i suoi alleati stranieri considerano non valida la rielezione di Maduro nel 2018-, «diventa più tenue, offrendo ai governi stranieri un ulteriore dilemma. Molti diplomatici con cui il gruppo Crisis parla regolarmente si chiedono da tempo come sono arrivati a riconoscere un ‘governo’ che non ha nemmeno accesso ai propri uffici».

L’opposizione, oltre essere divisa, è malata anche di alcuni guai all’interno di alcuni partiti, per esempio l’oramai di fatto disciolto (ma ancora con parlamentari in Assemblea) Acción Democrática(AD), che potrebbero far gioco a Maduro. Sempre in giugno, la Corte Suprema, ha stabilito che il controllo di Acción Democrática e tutti i suoi simboli e beni dovrebbe passare al leader di una fazione dissidente, Bernabé Gutiérrez – il fratello di uno dei nuovi nominati all’autorità elettorale. Questa sentenza è stata seguita il giorno successivo da una mossa paragonabile contro Primero Justicia, un altro del cosiddetto gruppo G4 di quattro partiti di opposizione mainstream, che avevano precedentemente sospeso la loro registrazione ufficiale. Il 17 giugno, un terzo membro del blocco del G4, Un Nuevo Tiempo, è stato minacciato da un destino simile. I beneficiari sono personaggi dell’opposizione che hanno scelto di giocare secondo le regole del governo» cioè di quella opposizione fiancheggiatrice che fa molto comodo a Maduro. Secondo gli osservatori di Crisis Group, infatti, la mano pesante della Corte costituzionale in questo modo ha creato i presupposti perché, dopo il voto, se questo venisse boicottato dai partiti di opposizione, Guaidò possa facilmente perdere la leadership della componente maggioritaria dell’opposizione, a beneficio di Henri Falcón, diAvanzada Progresista, uno dei fiancheggiatori di Maduro.
Un po’ per ‘distrazione’, un po’ per incompetenza e un po’ per fortuna di Maduro, si sta avverando il pronostico per cui il disegno di un pezzo di Venezuela, teoricamente di opposizione, e un pezzo di potere reale venezuelano, non è «di cambiare il governo ma di cambiare l’opposizione» .

C’è di peggio. Se quella che era la componente maggioritaria dell’opposizione divenisse quella di minoranza, Guaidó ha detto che l’attuale Assemblea Nazionale -i legislatori fedeli alla sua‘presidenza provvisoria’- sarà l’unico Parlamento legittimo. Oltre alla plateale assurdità giuridica, se questa fosse la scelta di Guaidó, si creerebbe ungoverno in esilio’, visto che i suoi membri sarebbero esposti a persecuzioni giudiziarie se rimanessero in Venezuela. Una scelta, secondo Crisis Group, che porterà ulteriore spaccatura nel Paese e nulla di davvero utile e costruttivo, men che meno nella prospettiva di una transizione democratica.

Insomma, per il momento il ‘cielo’ sembra proteggere Maduro, che è facile intuire come ritenga di avere un’opportunità perfetta per porre fine alla minaccia rappresentata da Guaidó e creare una soluzione politica interna alle proprie condizioni, mentre l’opposizione non fa che inanellare errori su errori e dare l’involontario aiuto a Maduro.

E i venezuelani? A parte il dato secondo il quale solo il 13% sosterrebbe Maduro, ma nemmeno è entusiasta di Guaidò, visto che lo stesso sondaggio ci dice che ha l’approvazione solo del 25% -in calo dal 61% che lo approvava all’inizio dell’anno scorso.

Un’economia che si è già ridotta di oltre il 60% dal 2013 si sta ora schiantando contro il Covid-19, con lockdown a singhiozzo, una agricoltura che non riesce più essere tale visto che gli agricoltori si sono trovati in questi mesi a non avere i soldi per comprare le sementi per i raccolti della stagione, valuta pregiata o bloccata nelle banche di Paesi che non la sbloccano nemmeno per esigenze umanitarie, o comunque mancante, il petrolio sempre più in mano straniere per pochi spiccioli, la gente che fugge all’estero per sfamarsi. Ora le elezioni, che potrebbero (potevano)essere una speranza rischiano di essere l’ennesimo passaggio insignificante di una Paese bloccato senza tutto, ricco solo di fame, malattia, disperazione.

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