giovedì, Agosto 22

Venezuela: dissento da Mattarella Signor Presidente, l’uso della forza è un crimine di diritto internazionale, e il rischio è che il Suo discorso venga inteso come una accettazione all’uso della forza militare piuttosto che economica

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In un Governo nel quale l’improvvisazione, le gaffe, le invasioni di campo, l’uso molto disinvolto delle regole, l’utilizzo del potere per il potere (vedi la odierna cacciata, senza sostituto, dal Ministero del Lavoro dell’uomo che seguiva le vertenze di 130 aziende, 200mila lavoratori, Giampiero Castano), la prevaricazione sistematica degli uni sugli altri, probabilmente proprio questo caos ha indotto il Governo a … non prendere posizione sulla questione del Venezuela. Diversamente da molti (a me sembra non tutti) altri Paesi europei, e quindi, in ragione della esigenza della unanimità nelle decisioni, l’Europa in quanto tale, non ha preso posizione.

Intanto subito una considerazione, a mio parere importante, sull’Europa e sulla posizione o il peso dell’Italia in Europa. Come si vede, in pratica, se un Paese come l’Italia si oppone a qualcosa, può ottenere che quel qualcosa non accada. Dovrebbe ciò fare giustizia delle solite chiacchiere ‘ce lo ha imposto l’Europa’ e simili. Se vuole, cioè, l’Italia può!

Ma, non basta bloccare peressere’, se mi scusate la facile battuta, bisognacontare’. Essere gli unici che si oppongono, può anche essere ‘bello’ politicamente all’interno del Paese, ma è inutile, anzi, dannoso sul piano dei rapporti internazionali. Se noi avessimo una politica estera degna di questo nome -non, cioè, ridotta alle visite di Matteo Salvini a Viktor Orbàn, alle scampagnate di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista a Strasburgo con ‘marchette’, o, infine, agli intimi e vagamente corteggiatori conversari di Giuseppe Conte con la signora Angela Merkel, mancava solo l’offerta di un fiore- non ci saremmo limitati a sfilarci dall’Europa, avremmo invece negoziato, trattato, discusso, premuto e, specialmente, argomentato con l’Europa e con gli Stati europei, per raggiungere una posizione comune. Perché di questo si tratta: di ‘creare’ una posizione comune, cioè di agire ed essere presenti con gli altri Stati non, come spesso si pensa, per esprimere il proprio o combattere l’altrui potere, ma per definire, ragionando, una posizione comune, attraverso una analisi dei fatti e delle regole, e specialmente, in questo casi, dei principi.

Invece, nulla di tutto ciò, anzi, la solita solfa. Matteo Salvini velocissimo (tradendo i suoi ‘amici’ Putin ed Erdogan) propone di ‘riconoscere’ l’aspirante successore di Nicolas Maduro, Juan Guaidò. Di Maio -sostanzialmente per dispetto, e grazie alle pressione dell’aspirante imitatore di Che Guevara, al secolo Alessandro Di Battista … che queste cose le sa: è stato da quelle parti sei mesi!- vuole esattamente l’opposto. Conte, stanco delle faticose svenevolezze con la signora Merkel, non sa.

Il Venezuela è un Paese potenzialmente ricco, molto ricco da quando in particolare vi si scoprì il petrolio. Come tutti, ripeto tutti, i Paesi dell’America Latina e dell’America centrale, gli usa intendono esercitarvi indisturbati il proprio potere (la chiamano, l’America latina il ‘cortile di casa’), sia pure in fasi alterne, nel senso che in certi periodi sono più ‘insistenti’ che in altri. Chi non ha oscillazioni di interesse sono le grandi imprese statunitensi e non solo, che agiscono (per lo più agiscono va tradotto con ‘ne sfruttano’) sul loro territorio sia per la ricerca e lo sfruttamento delle risorse naturali ed economiche sia, specialmente, per l’acquisizione di forza lavoro, per lo più a basso costo rispetto agli usa o all’Europa. In un modo o nell’altro, quindi, tutti o quasi, questi Paesi, sono strettamente ‘legati’ agli usa e alle sue imprese.

Non sono mai stati consentiti, in quel continente, esperimenti politici di ‘sinistra’, o almeno non per lungo tempo. A parte il caso più noto, quello di Cuba cui si oppose il celebratissimo (specie in Italia, dalla sinistra italiana) Presidente John Fitzgerald Kennedy, che, dopo avere dato inizio alla guerra nel Vietnam, tentò l’invasione di Cuba e poi ne boicottò sistematicamente l’economia, non diversamente da tutti i Presidenti successivi; a parte quel caso gli usa hanno agito, militarmente e non, a partire dal 1954: in Guatemala, a Santo Domingo, a Cuba, a Panama, ad Haiti, a Grenada (un’isola grande come Capri, dove un tizio vinse le elezioni e dichiarò di essere socialista, il che metteva in pericolo la sicurezza degli usa!) e Nicaragua (tra l’altro attraverso il paradisiaco Costa Rica), e qualcuno credo di averlo anche dimenticato. Inoltre ‘indirettamente’ in Cile attraverso il selvaggio colpo di Stato di Augusto Pinochet, in Argentina con i famosi generali autori della ‘guerra’ contro la Gran Bretagna per le isole Falkland o Malvinas, perduta anche grazie alla ‘neutralità’ usa, e poi in Brasile, prima con i soliti generali e poi, dopo l’esperienza di Inácio Lula da Silva, certamente gli usa non sono estranei alle contorsioni politiche che hanno portato all’elezione dell’amico di Salvini, Jair Bolsonaro.

E dunque, anche il Venezuela. Una delle poche vere democrazie dell’America latina. Il fatto è che, dopo il Governo di Hugo Chavez, ora Maduro sembra avere perso una parte dell’appoggio popolare, che aveva portato Chavez e lui al potere con regolarissime e banali elezioni (come, del resto Allende in Cile, eccetera).

Dunque, e siamo al punto –sul quale, per altro, ero già intervenuto nei giorni scorsi-: Maduro è stato eletto regolarmente. Una parte del Paese (siano o meno quei ‘moti’ suscitati dall’estero, cioè dagli usa) è contrario al Governo di Maduro, che viene sistematicamente isolato e messo in difficoltà da altri Paesi, tra cui innanzitutto gli usa, che impongono sanzioni di vario genere. Tutte cose che rendono molto più difficile a Maduro di mantenere in piedi un’economia in difficoltà, nonostante il petrolio.

Premesso che gli interventi esterni, le pressioni eccetera sono del tutto illegittimi dal punto di vista del diritto internazionale, è una norma assolutamente chiara, certa e inderogabile di diritto internazionale quella per la quale ogni interferenza esterna su uno Stato è un illecito e un illecito grave. Maduro è stato eletto regolarmente, le elezioni politiche successive non gli hanno dato la stessa maggioranza che aveva, ma ciò non vuol dire che abbia perso il diritto di governare, sia dal punto di vista del diritto interno che del diritto internazionale.

La ‘autoproclamazionedi Guaidò a Presidente ad interim è del tutto priva di senso: è come se domani Roberto Fico, in dissenso con Di Maio, si autoproclamasse Presidente del Consiglio in sostituzione di Conte, e di fronte al rifiuto di quest’ultimo di cedere il potere si mettesse ad aizzare la piazza e, specialmente, a cercare l’appoggio dei militari … cioè a tentare quello che comunemente si chiama un ‘golpe’. E questo il diritto internazionale non lo permette.

È indubbio che lo stato dell’economia del Venezuela impedisce alla popolazione di vivere bene e in pace, e quindi è ragionevole invitare il Venezuela a cercare una soluzione governativa diversa, che metta al comando del Paese persone più capaci delle attuali. Ma prima, prima ancora, si dovrebbero eliminare le sanzioni, adottate in particolare dagli usa contro il Venezuela, sanzioni che, oltre ad essere in aperto contrasto con le regole del libero commercio, sono in contrasto con le norme internazionali che fanno esplicito divieto dell’uso della forza … anche di quella economica, contro la libertà e l’autonomia di uno Stato: risoluzione 3314 del 1974 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, considerata universalmente come una norma vincolante di diritto internazionale.

Del tutto insensato è ilriconoscimento di Guaidò’. Che significa? Guaidò, lo dice lui stesso, non è Presidente del Venezuela, vuole rovesciare l’attuale Presidente, ma non vuole farlo attraverso le elezioni: le ha perse. Vuole fare il Presidente ad interim mentre organizza nuove elezioni per … farsi eleggere ad infinitum.

Sia chiaro, può darsi benissimo che la situazione del Venezuela vada cambiata e che il suo Governo sia inadatto. Ma esistono procedure precise per farlo, e tra di esse non sono comprese né l’uso della Forza armata (Trump la ha minacciata), il ricatto economico (cioè l’uso della forza economica). Questo è l’abbicì del diritto internazionale.

Se, invece, si vuole un colpo di Stato, come in Cile quando ‘la popolazione’ si ribellava a Allende, e poi si vide che era solo una minoranza, allora si vuole una cosa che è esplicitamente e duramente vietato dal diritto internazionale. Il riconoscimento di Guaidò da parte di alcuni Stati (specie europei) equivale, mi assumo tutta la responsabilità di ciò che dico, ad invitare o almeno indurre, certamente a giustificare un eventuale colpo di mano, interno o esterno!

Orbene, il diritto internazionale certamente pretende il rispetto rigoroso dei diritti dell’uomo ovunque, sempre e comunque (come certamente insegnano Salvini, Di Maio, Toninelli, ecc., ad esempio con i migranti che ‘ospitano’ in Libia), ma per realizzarlo non prevede l’uso della forza. Anzi, la recente elaborazione del concetto di R2P (Responsibility to Protect = responsabilità per la mancata protezione dei dritti del popolo, per dirla in due parole) ha trovato, in realtà, pochissimi consensi. Se solo pensiamo che invocando questo concetto è stato compiuto il disastro della Libia…

Devo dire, per concludere, che mi ha molto sorpreso l’intervento del Presidente Sergio Mattarella, che avrebbe invitato l’Italia a conformarsi alle decisione europee: così titolano giornali e TV principali. La cosa, confesso, mi ha sorpreso assai; ho una grande stima per il Presidente Mattarella, e molte volte avrei desiderato che intervenisse, ma questa volta … proprio non capisco.

In realtà, a dire il vero, il Presidente invita a una «linea condivisa con i partner europei», che è altra cosa dal seguirne pedissequamente le decisioni. Lo ho detto all’inizio di queste righe. Capisco e mi dispiace che il senso della affermazione diventi quello diffuso da tutti, di una ‘strigliata’ al Governo. Che c’è, sia chiaro, ma in un contesto molto più ampio e circostanziato e ‘alto’.
Quanto all’altra frase, meno sottolineata: «nella scelta che si propone non vi può essere né incertezza né esitazione: la scelta tra volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall’altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile». Giusto, giustissimo, ma, mi perdonerà il Presidente, non è un singolo Stato quello che può decidere se si sia o meno in presenza di una situazione del genere; o meglio, per poterlo fare occorre considerare tutti, ma proprio tutti, gli aspetti della questione, ivi comprese le sanzioni e la natura e la forza effettiva delle manifestazioni popolari, il caso dei gilè gialli dovrebbe essere di aiuto. E in tal senso le minacce di uso della forza, Signor Presidente mi scusi, sono inammissibili, ma il Suo discorso può essere inteso proprio nel senso di cui parlavo sopra: di una accettazione, se non invito, all’uso della forza.
Ebbene no, Signor Presidente: l’uso della forza è un crimine di diritto internazionale.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.