domenica, Novembre 29

Venezuela: c’è ancora speranza per la democrazia?

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Quale sarà il futuro della democrazia venezuelana? Riuscirà a sopravvivere?

In Venezuela c’è sicuramente un futuro per la democrazia. Il Paese si presenta oggi come un Paese spaccato, una parte appoggia Maduro, ovvero coloro che avrebbero appoggiato sempre e comunque il Presidente Chavez, una parte, invece, ovvero la maggioranza, è con l’opposizione. Non so in quanto tempo, ma prima o poi si tornerà alle elezioni e alla democrazia. Secondo me l’elemento centrale per la sopravvivenza di Maduro è il prezzo del petrolio. Se il prezzo a livello internazionale continua a rimanere basso, Maduro e il suo Governo non hanno prospettive, in quanto le uniche entrate economiche del Paese derivano dalle risorse petrolifere, ragione per cui il Venezuela è andato in ginocchio due anni fa, quando i prezzi son crollati. Non possiamo comunque dire che non ci siano prospettive di democrazia nel Paese.

Ad oggi non si tratta di una vera e propria dittatura, dal momento che non ci troviamo di fronte a un dittatore, ma è il Presidente eletto che ha avuto una svolta autoritaria. Stiamo parlando di una democrazia che per il momento non funziona, ma prima o poi torneranno le elezioni, dobbiamo essere ottimisti. Il Venezuela è un Paese che siede sulle più grandi riserve di petrolio al mondo. Dobbiamo aspettare che tornino gli investimenti esteri, e nuovi investimenti per estrarre petrolio, affinché il Paese torni ad essere una democrazia, dove il livello di povertà sia minore. Oggi la povertà è altissima, mancano i beni di prima necessità e le medicine. Il Paese in due anni ha avuto una contrazione di più del 15%, si tratta di una crisi pazzesca, ma questo non può andare avanti. Il Venezuela, di base, è un sistema democratico, dove ci sono le elezioni, dove c’è una Costituzione. Serve del tempo, ma il Paese tornerà ad essere una democrazia e tornerà anche ad essere un Paese più ricco grazie al petrolio.

Secondo lei la Comunità internazionale sarà in grado di fronteggiare l’attuale crisi democratica venezuelana? In che modo?

Questo è un tema molto importante. Nell’ultimo anno e mezzo Maduro è riuscito ad innalzare un vero e proprio muro di gomma nei confronti dell’opposizione interna e nei confronti delle richieste internazionali. Se intervenissero i militari, molto forti e presenti in Venezuela, potremo aspettarci un cambiamento immediato. Potrebbero, infatti, abbandonare Maduro e indurre il Paese a delle nuove elezioni. La pressione internazionale, invece, non è riuscita a fare molto sino ad oggi , nonostante gli sforzi degli europei, del Vaticano, del l’Organizzazione degli Stati Americani, o degli altri Paesi dell’America Latina.

Qual è una soluzione adatta per ristabilire in Venezuela un dialogo tra le parti politiche? La presenza di un dialogo sarebbe di per sé un elemento di fondamentale importanza. Sono necessarie le elezioni per vedere esattamente quali siano i numeri riguardo la volontà del popolo venezuelano, ed è importante che siano monitorate dagli osservatori internazionali per garantirne la trasparenza. Credo comunque che il dialogo sia necessario per garantire delle elezioni trasparenti. Quando Maduro comincerà a prendere delle decisioni di politica economica, e vedrà che non basteranno a risolvere il problema del Paese, ma potranno addirittura aggravarlo, a quel punto la pressione della crisi economica e sociale potrebbe essere tale da portare a un cambiamento.

Come, invece, si può ristabilire la democrazia e la stabilità interna del Paese?

Io penso che un intervento militare, anche se dipende comunque da che tipo di intervento si tratta, potrebbe portare a un cambiamento nel Paese. I militari potrebbero infatti destituire Maduro, portando il Paese a un periodo di transizione, sino a quando non verranno fatte delle nuove elezioni. La democrazia deve essere costruita su delle elezioni trasparenti. Non penso che un Governo militare possa garantire la democrazia, ma una fase di transizione fino alle nuove elezioni.

Le critiche, sia internazionali che nazionali, non sono venute a mancare. Quanto influenzeranno le future decisioni di Maduro?

Le critiche internazionali si erano levate anche prima della decisione di ieri. Erano delle pressioni anche molto forti riguardo la questione del referendum revocatorio. E’ chiaro che la decisione di ieri ha di nuovo catalizzato le critiche, ma ricordiamoci che ci sono da tantissimo tempo. L’inflessibilità di Maduro nei confronti della pressioni internazionali è dovuta al fatto che il Presidente venezuelano non ha ancora avuto bisogno di chiedere aiuto finanziario da altri Paesi. Maduro, infatti, ha preferito far soffrire la propria popolazione, privandola di beni, piuttosto che cercare soldi in prestito da altre potenze internazionali, utilizzando le riserve ufficiali, come l’oro. Fino a quando si tratta di critiche verbali, o pressioni, come la sospensione dal MERCOSUR, Maduro non ne sarà preoccupato, in quanto non si trova a dover affrontare un’invasione militare. Ma non potrà andare avanti così a lungo.

Ad oggi, c’è la possibilità di trattare?

La possibilità di trattare direi che è al momento è ancor bassa. L’intenzione principale del Presidente, adesso che ha acquisito questi poteri straordinari, sarà quella di dimostrare le sue intenzioni economico-politiche, ancor prima di scegliere di trattare. La trattativa sarebbe come una resa, e quello che è successo ieri dimostra che Maduro adesso vuole prendere delle decisioni di politica economica, non trattare.

Il 24 Ottobre del 2016 Maduro ha fatto visita al Papa. Durante l’incontro, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di ristabilire il dialogo tra le parti politiche, la coesione sociale e la stabilità interna, avviando, in seguito, una mediazione pontificia in Venezuela, simbolo della partecipazione nella ricerca di una risposta pacifica alla crisi politica e sociale. Alcuni sostengono, però, che Maduro si sia preso gioco del Vaticano, e che la sua visita e la mediazione successiva siano stati solo una strategia per poter prendere tempo e organizzare la sua politica interna. Secondo lei è così?

Sicuramente Maduro, una volta stato in Vaticano, sarà tornato in Venezuela riportando la visita come dimostrazione dei buoni rapporti fra lui e il Vaticano. Avrà sicuramente presentato questo suo incontro con il Papa come una sua vittoria. Non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di un un demagoga, un populista, che riesce a ottimizzare le situazioni a proprio beneficio. E’ chiaro comunque che anche il Vaticano non è stato in grado di superare il muro di gomma di Maduro, pur essendo Papa Francesco molto popolare in America Latina, e nonostante la sua capacità di dialogo e di comprensione. Non credo che Maduro si sia preso gioco del Vaticano.

Quali sono stati i fattori scattati all’interno del Paese che hanno causato questo fallimento della mediazione del Vaticano?

Quando Maduro ha dimostrato di non aver intenzione di liberare prigionieri politici dell’opposizione, e di aprirsi a un vero dialogo, la mediazione è saltata. Non so se ci sia stato un caso specifico che abbia interrotto questo dialogo col Vaticano, ma è evidente che alla fine Maduro non ha fatto nulla di quello che la Comunità Internazionale, o il Vaticano, gli hanno chiesto.

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