domenica, Ottobre 25

Venezuela: c’è ancora speranza per la democrazia?

0
1 2


Ieri, 30 Marzo, la democrazia venezuelana ha subìto un duro colpo. La Corte Suprema ha infatti esautorato il Parlamento, la cui maggioranza è dal 2015 dell’opposizione, dal potere legislativo, chiudendo l’Assemblea Nazionale, dopo che i deputati avevano votato in favore di un’accusa contro il Presidente, Nicolas Maduro. Tutti i poteri oggi sono nelle mani del Presidente.

Nonostante la pressione internazionale, nonostante le critiche mosse dalle potenze internazionali, come gli Stati Uniti, l’Europa, la Bolivia, il Perù, e nonostante le inevitabili proteste interne al Paese, il Presidente venezuelano sembra ormai intento a seguire una linea politica lontana dal dialogo e da qualsiasi tipo di trattativa. Neanche la mediazione del Vaticano e l’incontro con Papa Francesco, personalità alquanto famosa e popolare in America Latina, sembrano aver distolto Maduro dal suo intento: superare il blocco contro le sue decisioni politiche, posto dal Parlamento, per poter decidere da sé il futuro del Venezuela.

Il Paese si trova ad affrontare una dura crisi economica da ormai tre anni, da quando i prezzi del petrolio sono crollati, e di conseguenza anche l’economia venezuelana, totalmente dipendente dall’esportazione del greggio. Dopo la decisione presa ieri dalla Corte Suprema, alcuni parlano di ‘auto-golpe de estado’, altri invece di dittatura, ma questa crisi della democrazia cosa comporterà per un Paese, ad oggi estremamente fragile sia politicamente che economicamente, come il Venezuela?

Abbiamo intervistato Antonella Mori, ricercatrice associata dell’ISPI, professoressa all’Università Bocconi di Milano e ricercatrice dell’Istituto di Studi Latinoamericani e delle Economie in Transizione (ISLA).

Professoressa, può spiegarci come si è arrivati a questa crisi democratica in Venezuela?

La crisi economica è la linea guida per poter comprendere la crisi democratica in Venezuela. Il crollo del prezzo del petrolio di tre anni fa ha causato il crollo delle risorse del Paese. Tutta l’economia venezuelana dipende dall’esportazione di petrolio e, con il crollo dei prezzi, il Venezuela si è trovato improvvisamente con metà delle risorse a disposizione. Il Governo però ha continuato a spendere come prima, continuando a stampare moneta. Invece di avere a disposizione ulteriori risorse, continuava semplicemente a stampare pezzi di carta. Questo meccanismo ha portato a un enorme aumento dell’inflazione. La situazione economica e politica ha visto un netto allontanamento degli investitori nazionali e internazionali, oltre alla diminuzione sia della quantità di produzione del petrolio, sia i prezzi. Nell’arco degli ultimi due anni il Paese si è trovato ad affrontare una crisi spaventosa, il Pil è diminuito del 15%, mentre l’inflazione è salita sino al 1000%.

Maduro, invece di accettare un referendum revocatorio a metà mandato, introdotto tra l’altro da Ugo Chavez, ha fatto tutto quello che era in suo potere per evitarlo, anche perché sapeva che non avrebbe mai vinto. Secondo me, la crisi della democrazia è la conseguenza della crisi economica e sociale, e della reazione di Maduro. La sua scelta di perseguire una strada non democratica e di non rispettare la Costituzione sono stati i due fattori principali che hanno portato a questa crisi democratica in Venezuela. Maduro ha agito d’astuzia, in quanto non si è esplicitamente opposto al referendum, ma ha rallentato il processo di riconoscimento delle firme, rendendolo così lento che alla fine il referendum non si farà. Ha fatto tutto in maniera molto astuta.

Quali saranno le conseguenze immediate interne al Paese?

Io credo che Maduro prenderà delle decisioni e le metterà in pratica. Da circa un anno e mezzo, dopo le elezioni parlamentari e la vittoria dell’opposizione in Parlamento, il Paese si trova in una situazione paradossale. Tutto quello che veniva deciso dal Parlamento veniva poi bloccato da Maduro, e viceversa. Secondo me, questo è stato il motivo principale che ha spinto il Presidente venezuelano ad appropriarsi di tutti i poteri. L’importante adesso è vedere quali decisioni prenderà, in quanto sino ad ora ogni sua decisione politica veniva bloccata dal Parlamento, nascondendosi anche dietro questa sua impossibilità. Dobbiamo anche guardare la crisi democratica venezuelana come conseguenza di una situazione costituzionale paralizzata. Si tratta chiaramente di un Paese dove la democrazia è stata messa da parte, basta pensare alla questione del referendum.

Secondo me, prenderà innanzitutto delle decisioni di politica economica, visto che l’attuale situazione economico-sociale in Venezuela è disperata. Non credo, comunque, che lui riesca a fare qualcosa di positivo, ho tantissimi dubbi, in quanto non ha la capacità, né la forza per poterlo fare. Le condizioni del Venezuela sono così deteriorate che non troverà alcun appoggio dall’esterno, ad eccezione di Cuba, che non ha forze economiche, naturalmente, per offrire un aiuto considerevole. Quindi Maduro non ha le forze, né le capacità, né un progetto, e non riuscirà a rimetter in piedi questo Paese. Staremo a vedere, comunque, che cosa ha in mente e che cosa propone.

Quali saranno, invece, le conseguenze a lungo termine interne al Paese? Come cambieranno le relazioni con l’estero?

Le relazioni con l’estero sono già molto deteriorate, con gli Stati Uniti, per esempio, con l’Europa, o con i Paesi dell’America Latina. Le uniche eccezioni sono Cuba e le Isole Caraibiche, Paesi beneficianti dall’esportazione di petrolio a basso prezzo. Tutti naturalmente cercano di spingere il Presidente Maduro ad aprire un dialogo con l’opposizione, a liberare i detenuti oppositori, ma il Premier venezuelano risponde con un muro di gomma, dove tutto rimbalza. Anche il Vaticano ha fatto un tentativo di aprire un dialogo, ma con nessun risultato. Questo atteggiamento di Maduro è la prova che il Paese ha abbandonato un sistema democratico per adottare un sistema autoritario.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore