giovedì, Aprile 2

Veneto chiama Bruxelles: via sanzioni contro Russia I perchè delle azioni spiegati da Valdegamberi e Fallico

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di Lucia Anselmi e Daniela Rubino

VeronaMestre – Paesaggio intenso, fatto di laghi e pianure, giganti di roccia e acque placide, siamo in Veneto, la regione della variopinta Padova, della magica Venezia e della moderna Vicenza, una terra ricca di storia e di tradizioni. Fiore all’occhiello dell’economia italiana fin dal 1000, fu un territorio di forte espansione commerciale, configuratasi successivamente con l’accrescimento del porto della fiorente città di Venezia, fulcro principale dei trasporti marittimi. Legata fortemente al mondo dell’Oriente, la terra veneta fu la culla della nascita di alcuni fra i primi liberi Comuni della storia italiana, vale a dire Verona, Padova, Treviso e Vicenza, fondamentali entità feudali dell’epoca.

Nei secoli successivi, la chiave di volta di questa verde porzione d’Italia disegnata dal Po, fu ancora una volta Venezia, terra dei Dogi e la più longeva tra le Repubbliche Marinare, che mantenne la sua autonomia lottando strenuamente per la difesa dei propri confini e riconfermando ogni volta il suo ruolo di ‘signora dei Mari’. La Serenissima cadde sotto l’Impero Asburgico solo nel 1797, ma non fu mai assoggettata ai voleri austriaci, anzi, la tenacia e la forza del popolo veneto si dimostrarono in molteplici episodi durante i sessant’anni di dominio austroungarico, proprio attraverso i moti di liberazione della metà dell’Ottocento.

«No, no, non splendere / su tanti guai, / sole d’Italia, / non splender mai! /E sulla veneta / Spenta fortuna/ Sia eterno il gemito Della laguna! / Venezia, l’ultima / Ora è venuta; / Illustre martire, / Tu sei perduta; / Il morbo infuria, / Il pan ti manca, / Sul ponte sventola / Bandiera bianca!», scriveva Arnaldo Fusinato nella sua ‘Ultima ora di Venezia’ (1849), raccontando il dramma degli abitanti della laguna che pagarono a caro prezzo il voler riassaporare un flebile sorso di libertà e sottolineando la forza con cui si erano opposti a quello che, all’epoca, apostrofavano come ‘invasor’.

Negli anni successivi alla formazione del Regno d’Italia, il Veneto fu travagliato da entrambi i conflitti mondiali, che lo sconvolsero sotto ogni aspetto, ma la tenacia e la forte fibra dei suoi abitanti fecero rialzare la regione dalle ceneri, portandola, a partire dagli anni ‘60, ad essere un perno fondamentale dell’economia prima della Penisola e poi dell’Europa. Si gridò al ‘miracolo’, il così detto ‘miracolo del Nord-Est’. Il ‘miracolo’ rafforza l’identità e con esso l’orgoglio e la voglia di far da sé. Nasce, così, a cavallo tra il ‘79 e l’‘80, la Liga Veneta, espressione di quella voglia di federalismo e autonomismo e orgoglio del ‘saper fare veneto’.

Oggi del miracolo resta poco, “Rimane solo il ricordo di quei tempi, migliaia di capannoni vuoti o distrutti, ma, purtroppo, troppe le morti per questa maledetta crisi … non dimentichiamole queste persone…”, ci dice Cosimo Del Ben, imprenditore, uomo di cultura, e molto altro, un veneto che è “stato in Crimea quando hanno abusivamente eletto Presidente il cioccolataio, Petro Porošenko; e ho girato in lungo e in largo l’Ucraina durante tutto il periodo delle millantate proteste per unirsi alla UE”. Siamo a Mestre, nel grande parcheggio commerciale di Marghera, “vede quei camion? Stanno aspettando il carico che porteranno o in Moldavia o in Ucraina, da lì alla Russia basta poco…poi c’è la rotta del Mar Nero…”, ci dice Del Ben, perché le merci, magari con il contagocce, ma dal Veneto partono, e attraverso le rotte alternative arrivano in Russia.

Nei giorni scorsi si vociferava la possibilità di azioni eclatanti, di imprenditori pronti a ‘forzare il blocco delle sanzioni’ con il supporto della politica e delle Istituzioni locali.
Niente di tutto questo, nessuna azione eclatante, piuttosto il Veneto sta lavorando per mettersi alla testata di quel gruppo di pressione, per ora composto da Baviera e Francia, che vorrà convincere Bruxelles a non rinnovare le sanzioni contro la Russia.

 

Stefano Valdegamberi, Consigliere Regionale eletto nella Lista Zaia, è il primo firmatario una Risoluzione, presentata il 20 aprile scorso, perché «la Regione del Veneto promuova la costituzione di un comitato contro le sanzioni alla Federazione russa, per il riconoscimento del diritto di autodeterminazione della Crimea e per la difesa delle nostre produzioni», la cui calendarizzazione per la discussione e il voto da parte dell’Aula del Consiglio Regionale veneto è stata decisa oggi per il prossimo 17 maggio.

Dunque, dopo la Baviera (a febbraio Horst Lorenz Seehofer, leader della CSU e Primo Ministro bavarese, in un incontro con il Presidente Vladimir Putin, aveva affermato la necessità di superare, o almeno, inizialmente, ‘alleggerire’, le sanzioni dell’Occidente contro la Russia, forte della presa di posizione della Confindustria locale, la quale, già nell’autunno scorso, aveva denunciato come le sanzioni avessero ridotto l’interscambio commerciale con la Russia del 13% nel 2014 e del 39% nel 2015, senza, per altro, sortire alcun risultato politico) e la Francia (lo scorso 28 aprile, l’Assemblea Nazionale francese ha approvato55 a favore, 44 contrari, 2 astenutiuna Risoluzione che, rilevando l’inutilità delle sanzioni nel processo di risoluzione della crisi tra Russia e Ucraina, invita il Governo francese a non approvare il rinnovo delle sanzioni europee contro la Russia), è la volta del Veneto, altro motore d’Europa, a dire no alle sanzioni europee, e relative contro-sanzioni russe all’Europa, che hanno pesantemente inciso sulla già grave crisi economica che il continente sta attraversando.

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