venerdì, Giugno 5

Venerdì Santo, tra processioni e riti sacri Venerdì Santo di diguino, di martirio, dove le donne sono protagoniste

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Oggi, Venerdì Santo, è sicuramente il giorno (se escludiamo la Pasqua) più importante per i cattolici. Il giorno della via Crucis, la via della croce, il giorno in cui Gesù -dopo essere stato arrestato, portato in giudizio e  frustrato- viene crocifisso e lasciato morire.

Oltre i riti del Venerdì Santo che comunemente conosciamo, in Italia i riti che ricordano il martirio sono tantissimi, in particolar modo al centro e al sud Italia.

In Sicilia, in particolar modo nei paesini (le città ormai hanno abbandonato questa tradizione), a partire da ieri sera e per tutta la giornata di oggi ci sarà ‘U lamientu‘ (il lamento), ovvero una donna vestita tutta di nero, con il capo coperto, girerà per le vie del paese gridando, urlando e piangendo disperata. E’ una donna, una madre che rappresenta Maria, la Madonna, che cerca per tutta la città suo figlio, è consapevole che sta per accadere qualcosa di terribile, è una madre e, pur sapendo che suo figlio non è suo ma è ‘il figlio dell’uomo‘ e che è nato per salvare gli uomini, lei, da madre, non può far altro che cercarlo e disperarsi per quell’unico figlio.

Questa sera nella stragrande maggioranza dei comuni del mezzogiorno la via Crucis popolerà le strade. Solitamente vengono portate in processione la statua della Madonna Addolorata, vestita di nero, la statua di Gesù morto e l’Ecce Homo, che forse tra tutte le rappresentazioni del venerdì è quello più suggestiva. Ecce Homo, ecco l’uomo, è il modo più denigratorio che viene raccontato nella liturgia dopo il martirio fisico di Gesù, nel suo corpo tumefatto e sanguinate si vede l’uomo, non la divinità, il Cristo, ma l’uomo che è fatto di carne e sangue, di ferite aperte e lacerate.

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