giovedì, Novembre 14

Vecchio, si, con quello che hai da dire …taci Meglio far votare quelli ai quali puoi raccontare balle. La frase di Grillo rivela qualcosa di profondo e enormemente pericoloso: il disprezzo per la democrazia, per le istituzioni della democrazia, per il Parlamento

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Provocazione, leggo sul vocabolario Treccani: «s. f. [dal lat. Provocatio-onis (der. diprovocare: v. provocare), che significava, oltre che «invito alla lotta, sfida al combattimento o a un duello», anche «appello a un giudice superiore»]. –1. L’azione di provocare, il fatto di essere provocato (soprattutto come eccitamento a reagire in modo violento) … nel diritto penale la provocazione costituisce una circostanza attenuante prevista per chi ha reagito in stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui; nei delitti di ingiuria e diffamazione, la provocazione agisce come causa di esclusione della pena, quando la reazione avvenga subito dopo il fatto ingiusto. 2. Meno com., atto, atteggiamento, comportamento femminile (o anche, eventualmente, maschile) che tende a eccitare sessualmente l’uomo e indurlo a proposte erotiche».

Così viene definita dalla stampa che se ne intende, dai giornaloni, dai giornalistoni per non parlare dei politicantoni, insomma da tutti gli ‘ … oni’ che affollano il nostro Paese, le nostre redazioni, i nostri ‘salotti’ televisivi. Insomma, da tutti quelli che contano, che fanno opinione, o che credono di contare e fare opinione, così viene definita l’indicazione di Grillo di togliere il voto agli anziani. Vuole, dunque, invitarci a reagire in modo violento, o vuole suscitare reazioni erotiche? Ma poi, a quale scopo?

Posso capire, e perfino accettare, che un comico da avanspettacolo usi affermazioni clamorose, rumorose e per lo più volgari per strappare la risata grassa al pubblico o l’applauso sgangherato. Ma provocazione, lo ho scritto sopra, significa un’altra cosa, molto diversa: significa un invito a reagire in modo violento, cioè irrazionale, erotismo a parte: vuole che andiamo a picchiarlo?

E allora, posto che non si tratti di una ‘battuta’ da baraccone, intesa a suscitare nella gente lo scompisciamento tipico e sbracato dellagente del popolo’, come direbbe lui, aduso a sbeffeggiare gli affetti da sindrome di Down e simili, o forse si tratta proprio di questo? non riesco a capire quale ne sia il costrutto.
Mi viene in mente il duetto delizioso, sideralmente lontano da Grillo, sia chiaro, tra Alberto Sordi e Monica Vitti (chi non lo ricorda: ‘ma dove vai …’!) che nell’apparente volgarità da avanspettacolo, irride, ironizza, suscita pensiero in una parola, diverte in modo intelligente, progredito. Ma qui non vedo paragoni possibili, anche attribuendo alla frase di Grillo il tentativo di essere spiritoso, di fare una battuta: già ci aveva ammannito pillole di incomprensibile saggezza travestito da clown o da zombie o da verdumaio, non saprei. Oltre tutto non è proprio in grado, non è il suo metro, il suo registro: le sue battute sono sempre grevi e impervie, ora se la prende pure con i vecchi’, termine peraltro osceno.

I commenti si sprecano, più o meno seri, seriosi, lamentosi, si citano casi di grandezze di vecchi, tipo la ‘vecchina’ (una fissazione ormai) che salva il bimbo dal suv -peraltro attraversando fuori delle strisce e in un caos di auto ferme ovunque per ‘portare’ i bimbi- e ci lascia la pelle. Qui siamo davvero allo sconcio, suvvia, siamo seri: quella ‘vecchina’ è una eroina del nostro tempo, l’età non c’entra. Meriterebbe la medaglia d’oro al valore civile, il nome ad una piazza dove, invece, mettere in manette il guidatore del suv (sì in manette, meglio, alla gogna col collo e le mani chiuse tra due tavole di legno e il culetto scoperto per qualche colpetto con foglie di ortica dai passanti … neanche la galera sarebbe uno spreco di risorse) un discorso serio si dovrebbe fare sul punto, non collegare quel fatto alle banalità da avanspettacolo di Grillo.

Ma, un momento … si tratta solo di banalità da avanspettacolo? Parlavo prima di Sordi-Vitti, ma lì la ‘provocazione’ era ironia, era critica, era costruttiva, diceva andate al teatro vero non all’avanspettacolo da quattro soldi. Qui è solo grossolana.

E dovrei fermarmi qui, ma. Ma, come sempre quando si parla senza troppo riflettere, quando si urla per amore di battuta, come il ‘Carletto’ di Berlusconi insomma, si lascia trasparire qualcosa di più serio, molto più serio, perfino pericoloso. Freud ci ha fatto una carriera su queste cose. Eh sì, è proprio così.

Grillo è di fatto il quasi-capo di un quasi-partito, che l’unica cosa che ‘quasi’ non è, è populista. È un partito che cerca di mostrarsi diverso dagli altri perché non si chiama partito, ma è ‘governato’ con metodi a dir poco autoritari, addirittura peggiori di quelli sognati dal partito che vorrebbe fare Matteo Renzi ‘il carismatico’, la politica del sorriso (sic!!! la rottamazione … vedete, i medesimi concetti e la medesima violenza): è governato da un capo visibile (ormai finto, ma assoluto nella forma) e da un capo invisibile, anzi, due, che formalmente non sono parte del partito ma lo controllano, anche se oggi litigano tra di loro, ma insomma sono loro quelli che contano. Giggino, fa le sue battagliette di retroguardia, al solito opportuniste e ipocrite. Ormai solo lui (e Dibba, col quale ha litigato perché è anche peggio di lui) forse ricorda gli slogan del partito ‘o-ne-stà-o-ne-stà-o-ne-stà’: questa è la parola, ma poi la realtà è lotta agli evasori dopo, per ora aiutiamo i commercianti e i professionisti hanno tanti voti, se gli facciamo pagare un pochino di tasse quelli non ci votano più. È il vero terrore di Di Maio, ma anche di Grillo anche se non lo dice ma fa la solita cosa da avanspettacolo … ‘viene avanti cretino’ e manda avanti Giggino. Poi magari tra un po’, farà un altro intervento spaccatutto per dire che Di Maio non ha capito niente, ma intanto le poche e timide norme anti-evasione saranno state edulcorate: la botte piena e la moglie ubriaca, perfetto.

Tanto quel partito ha una ‘base’ fantastica, seicentomila iscritti (dice il comico), ma non si capisce perché, sulla misteriosa piattaforma Rousseau votano solo in centomila, gli altri applaudono; e il bello è che gli altri non protestano nemmeno, sono peones e amano essere peones, ma in compenso la rappresentante del popolo, pardon la portaparola, Taverna, si laurea. Direte, era ora; dirò, proprio ora? Questo è il partito, che credete: evasori in galera, ma solo i ‘grandi’, questi mitici grandi evasori che non si capisce come si fa a scovarli se non ci sono gli strumenti per farlo. Qualche sera fa Camillo Davigo (non certo una educanda) diceva che se si dovesse dare davvero la caccia agli evasori per punirli penalmente, tenuto conto che in genere non si autoaccusano, i tribunali italiani si bloccherebbero di colpo, se non altro perché per essere ‘grande’ evasore bisogna prima trovarti e poi dimostrare che hai evaso ‘molto’. Certo perché, al solito, si parla senza sapere che si dice, per fare rumore, ma lasciamo correre.

Sta in fatto che la frase di Grillo rivela qualcosa di più profondo e di enormemente pericoloso. Non nuovo, ma egualmente pericoloso: il disprezzo per la democrazia, per le istituzioni della democrazia, per il Parlamento. È, io credo, in questa logica perversa che va letta la ‘provocazione’ di Grillo. È un modo per dire, per diffondere l’idea che votare, fare politica, occuparsi dei problemi è inutile. C’è qualcuno che lo fa per tutti e quindi i parlamentari non servono e li riduciamo, anzi, magari li estraiamo a sorte; e quindi che votare a fare?, meglio lasciare perdere e fare votare solo quelli più facilmente influenzabili, quelli ai quali puoi raccontare più facilmente balle, e non fare votare quelli che, almeno, hanno maggiore esperienza, hanno visto che succede a far certe cose. Poi, applausi, acclamazioni, piazze piene di gente cui si rovesciano addosso slogan senza senso, soluzioni impossibili. Non avevano abolito la povertà e risolto i problemi dell’Alitalia, dell’ILVA e magari del cancro e delle pustole sul sedere?
Una provocazione, una battuta, uno scherzo? Suvvia sto esagerando, diamine è uno spiritoso Grillo, ha voluto fare rumore, fare ridere … eh no, tutt’altro, e lo ripeto per la millesima volta, tutt’altro: attenti.

È questo il vero e unico progetto politico italiano trasversale, che vede tre uomini al lavoro, alleati in un disegno assolutamente chiaro e trasparente a chi voglia guardare: fare saltare, di fatto se non di diritto, il sistema democratico attuale, certamente suscettibile di perfezionamenti e modifiche, ma ragionevoli, farlo saltare a vantaggio di un sistema che dia alla fine il potere a pochi e si fondi su un consenso irrazionale, popolare, ma superficiale, privo di valutazione e approfondimento: la piazza urlante. Ma poi, ormai, la piazza non serve più, il ‘consenso’ si ottiene con gli ‘influencer’, con twitter, con facebook, e specialmente con le notizie false (pardon: fake news)! La ‘pancia’ del Paese in primo piano: viva chi non paga le tasse, contanti quanti ne volete, carte di credito per carità, che schifo l’Europa, abbasso Macron, viva Putin, no viva Trump … beh insomma viva qualcuno.
Qualche giorno fa Beppe Severgnini -uno che va per la maggiore sempre in TV a parlare a presentare i sui libri- diceva che si sono persi i nostri modelli. La politica, la cultura è fatta di modelli, dobbiamo essere come gli altri, imitare gli altri e chi li sceglie gli altri da imitare, Grillo, Salvini, Renzi? Dei populismi si occupa Di Maio … correggo quanto ho citato prima: ‘vai avanti tu che a me viene da ridere’. E intanto i tre, che poi diventeranno due perché Salvini credo non abbiam minimamente capito a cosa e dove puntano i due che restano, continuano a lavorare ai fianchi la democrazia, il rispetto delle Istituzioni, il rispetto per la Costituzione, appunto: togliamo il voto ai vecchi, poi lo toglieremo anche ai ventenni, troppo imberbi, poi magari alle donne, e così via … la piattaforma Rouseau.

Mi sbaglierò, spero ardentemente, ma l’unico progetto politico vero, ma certamente non democratico, è quello del duo Renzillo, con Salvini a portare acqua. E il messaggio affettuoso (il primo, non il secondo con il banale giochetto di parole da avanspettacolo anche quello ‘un ultimatum al giorno … ‘) di Franceschini a Renzi è un sintomo che lui, vecchia volpe democristiana, ha capito, Zingaretti, temo, no. Lui, con quell’aria purtroppo dimessa e quel sorriso stampato sul viso, lui, Zingaretti, crede ancora che la politica in Italia si faccia con le idee e i progetti e Franceschini lo manda avanti a proporre progetti politici e culturali a Di Maio (a Di Maio!), a illudersi di fare il ‘melting pot’ delle idee. Meriterebbe aiuto Zingaretti, e sostegno pieno, generoso, perfino entusiasta, ma, temo, non ha capito nulla: la politica non passa più di lì. O lui e quel che resta del partito cambiano profondamente metodi, idee, progetti e strumenti di azione, o ci accorgeremo presto che parlano da soli, si parlano addosso perché la politica è altrove … cioè, mi correggo, non la politica, il potere.

Chi sa se le sparate di Grillo, le buffonate della Leopolda, gli attacchi furibondi alla manovra appena votata, i calci negli stinchi (e anche più su) della ‘brava e sorridente Bellanova’, non facciano sentire a Zingaretti -e forse a qualcun altro nel partito e non solo in quel partito- non facciano capire che è tempo di cambiare registro e metodi; così, alla fine di questa esperienza, i soli a perdere, e a perdere di brutto, proprio perché gli altri la faranno durare fino allo spasimo, saranno loro, il PD, o meglio quelli di loro che non saranno caduti nella rete di Renzillo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.