venerdì, Ottobre 18

Venezuela: Maduro fa il fantasista e passa la palla alla ‘mini-opposizione’ Dopo la fine del dialogo con Guaidó, Maduro firma a sorpresa un accordo con una parte dell’opposizione

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Per descrivere la situazione attuale della politica venezuelana dobbiamo prima rifarci al vocabolario calcistico, più precisamente al termine ‘no look’. Tale espressione è utilizzata nel gergo pallonaro per descrivere l’azione di un giocatore che, nel momento in cui passa la palla ad un compagno di squadra, guarda nella direzione opposta al passaggio appena effettuato, così da eludere con il solo sguardo la fase difensiva degli avversari: ovviamente, solo i calciatori dotati di una tecnica superiore alla media possono fare questa giocata. Ora, il Venezuela non hai mai brillato nelle competizioni calcistiche, sia internazionali che continentali, e non ha espresso giocatori di livello mondiale come, ad esempio, il brasiliano Ronaldinho Gaucho, sopraffino fantasista e re incontrastato dei ‘no look’. Proprio per questo motivo, l’ultima mossa del Presidente venezuelano, Nicolás Maduro, potrebbe entrare negli annali di storia del fútbol nazionale.

Proprio grazie ad un micidiale no look, il fantasista Maduro si è smarcato dal pressing estenuante del Presidente ad interim – riconosciuto da oltre 50 Paesi – Juan Guaidó, ed ha passato la palla dei negoziati ad una piccola parte dell’opposizione, che l’ha colta al volo.

Da maggio, infatti, il leader chavista e Guaidó stavano portando avanti dei colloqui grazie allintermediazione della Norvegia. Gli incontri, svolti inizialmente ad Oslo e proseguiti nelle Barbados, avevano l’obiettivo di trovare dei punti in comune tra le parti e avviare il Paese verso un sano percorso elettorale. Ad inizio agosto, però, Maduro, non presentandosi al terzo ciclo di colloqui previsto per l’8 e il 9 agosto nell’isola caraibica, ha fatto saltare il tavolo in segno di protesta contro le reiterate sanzioni statunitensi: il 5 agosto, il Presidente americano Donald Trump, firmando l’Ordine Esecutivo 13884, aveva congelato le proprietà e gli interessi del Governo venezuelano negli Stati Uniti; vietato ai cittadini americani di effettuare transazioni con il regime bolivariano; e autorizzato sanzioni secondarie ai soggetti non statunitensi che sostengono il leader chavista.

Preso atto dello stallo, attraverso un messaggio ufficiale rilasciato dall’Ufficio Presidenziale lo scorso sabato 15 settembre, Guaidó ha dichiarato «esaurito» il meccanismo negoziale di Barbados «dopo oltre 40 giorni in cui il regime dittatoriale di Nicolás Maduro si è rifiutato di continuare nello stesso».

Ma ecco, puntuale, il ‘no look’ del fantasista caraqueño, che il lunedì seguente ha annunciato in diretta tv la firma di alcuni ‘acuerdos parciales’ con una parte dell’opposizione. E, a quanto pare, Maduro avrebbe condotto questa trattativa all’oscuro del Ministero degli Esteri norvegese, che seguiva i dialoghi con Guaidó.

«I norvegesi non avevano idea di cosa stesse accadendo», ha dichiarato Gerardo Blyde, uno dei rappresentanti del Presidente ad interim negli incontri di Barbados, «c’è malafede da parte di Maduro. Stava giocando su due campi. Quando per lui è diventato difficile, ha segretamente creato un’altra opzione».

Nel ‘Mesa Nacional’ condotto tra Maduro e parte dell’opposizione sono stati stabiliti sei accordi parziali: il ritorno in Parlamento di alcuni deputati del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) – saranno una cinquantina – tre anni dopo che questi, usciti dall’Assemblea Nazionale, formarono l’Assemblea Nazionale Costituente; una nuova conformazione del Consiglio Elettorale Nazionale; la sollecitazione del sistema giudiziario, attraverso la Commissione per la Verità, a concordare misure per sostituire la privazione della libertà nei casi permessi dalla legge; la riaffermazione e la difesa degli storici diritti legittimi del Venezuela sulla Guayana Esequiba; il rifiuto dellapplicazione delle sanzioni economiche imposte al Paese; forniture di petrolio venezuelano in cambio di alimenti, medicinali e servizi base in conformità dei meccanismi vigenti nel sistema delle Nazioni Uniti.  

Maduro ha definito gli accordi parziali, sui quali si è lavorato per due mesi – confutando la narrazione della trattativa segreta – «un passo positivo e necessario che apre le porte al dialogo per la pace e la convivenza», mentre il Ministero degli Esteri chavista ha ribadito che il tavolo negoziale «è stato stabilito secondo i principi di autodeterminazione e sovranità, basato sugli accordi stabiliti con settori della società venezuelana e organizzazioni politiche». Subito dopo la firma, il leader chavista ha riaperto al dialogo con Guaidó mediato dalla Norvegia. Un altro ‘no look’.

Ma da chi è rappresentata lopposizione che ha firmato gli accordi con MaduroIn calce al documento è presente la firma di cinque leader politici: Felipe Mujica (Movimiento al Socialismo); Luis Romero (Avanzada Progresista); Claudio Fermín (Soluciones para Venezuela); Timoteo Zambrano (Cambiemos); Pedro Velíz (Bandera Roja).

Si tratta, in realtà, di partiti che rappresentano solo una piccolissima parte dellopposizione ed hanno un peso minimo allinterno dell’Assemblea Nazionale, dove insieme arrivano a possedere solamente 7 seggi su 167 totali. Alcuni fra questi partiti firmatari, inoltre, sono extra-parlamentari, non possedendo alcun seggio.

Per questo motivo, i leader di altri gruppi come Frente Amplio, Venezuela Libre e altri membri che costituiscono l’opposizione che ha la maggioranza nell’Assemblea Nazionale, hanno respinto laccordo, poiché, secondo loro, non rappresenta la vera opposizione. Lo stesso Guaidó ha definito l’accordo «irresponsabile».

Chi si oppone fortemente a questi accordi – e al regime chavista – è Carlos Gullì (alias Cosmo de la Fuente) docente, mediatore culturale e freelance italo-venezuelano, che abbiamo contattato telefonicamente. “Si tratta di una falsa opposizione che continua a parlare di dialogo dopo 18 anni di finti dialoghi serviti soltanto ad ossigenare questa dittatura”, ha spiegato Gullì, “sta permettendo a Maduro di prendere tempo in cambio di contratti di tipo economico molto sostanziosi”.

Una linea, quella di Gullì, condivisa con l’ex Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Diego Arria, il quale ha descritto come «collaboratori» i firmatari. «Questa è una pantomima. Chi stanno servendo davvero, senza dubbio, è il regime del traffico di stupefacenti Maduro», ha dichiarato Arria a ‘NTN24’, «passano da diversi tendoni politici ad altri, fino a quando alla fine hanno deciso formalmente di apparire – direi il più diplomaticamente ed elegantemente possibile – come collaboratori del regime, dando a questo un alibi che gli possa far dire che sta dialogando con segmenti dellopposizione».

Che significato possono avere allora i punti dell’accordo? Verranno mai realizzati? Sono chiacchere, cose che non si faranno mai”, afferma Gullì, “non esiste una dittatura che scende a compromessi e decide di fare un Consiglio Nazionale democratico. Il Venezuela è occupato da una banda di criminali che finge di portare avanti dei finti dialoghi, mentre i morti continuano a crescere, così come gli arresti arbitrari e i prigionieri politici, per non parlare della fame e della mancanza di medicine”. Date queste premesse, sembra quindi impossibile che gli accordi parziali trovino il sostegno della comunità internazionale.

È indubbio, a questo punto, che anche l’opposizione, tra reale e finta, sia spaccata. Problema atavico dalle parti di Caracas. Un problema soprattutto per la leadership di Guaidó, che nei primi mesi del 2019 sembrava – tra sostegno internazionale e popolare – in procinto di detronizzare Maduro e il chavismo, per poi impantanarsi in un complesso labirinto diplomatico protrattosi fino ad oggi e che non sembra in via di risoluzione.

Dopo il ‘no look’ del fantasista Maduro e il passaggio alla mini opposizione, dunque, l’azione ora prosegue: sarà il fischio dellarbitro a dirci se porterà ad un goal per il regime chavista o ad un clamoroso autogoal. Il piccolo problema è che il direttore di gara e il fantasista sono la stessa persona, e quindi che il fischio finale venga rimandato.

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