mercoledì, Febbraio 20

Vaticano – UE: incomunicabilità per DNA field_506ffb1d3dbe2

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Bruxelles– La cordialità diplomatica non manca, lo scambio delle rappresentanze neppure, ma un’Europa laica e multiculturale non è più un mercatofacile per la Chiesa cattolica, anche se il nuovo Papa ha inaugurato una politica di apertura più evidente verso le altre religioni.

Quando è salito al soglio pontificio Francesco, a Bruxelles stava terminando un’altra giornata in Parlamento. Pochi erano interessati alla fumata bianca, solo alcuni pronti a seguire la diretta estenuante dell’annuncio del cardinale scelto in Conclave. Nella capitale europea non si respirava la stessa atmosfera di attesa che poteva esserci in Italia. Il Vaticano è lontano, sia con la sua sede che con la sua influenza politica. Le istituzioni sono gestite da personale proveniente da tutti i Paesi membri e nella quotidiana multiculturalità, l’elezione del Papa è vista essenzialmente come l’elezione di un Capo di Stato, che è anche capo religioso, ma di una delle tanti religioni che vengono professate in Europa. Questa multiculturalità laica è il riflesso del rispetto della libertà religiosa che l’Unione ha sempre ribadito all’interno dei suoi trattati.

I rapporti tra Santa Sede e Unione Europea sono cordiali ma non sono rapporti tra due Stati, ma tra uno Stato e un’entità di carattere regionale. La nuova politica di Francesco, più trasparente su questioni che riguardano i rapporti con il mondo finanziario e una purezza che deriva anche dalla sua formazione di gesuita, non cambia di molto i rapporti con l’Unione Europea. Pur essendo presente una rappresentanza delle istituzioni presso la Santa Sede, non avviene il contrario, essendo a Bruxelles presente solo il Nunzio apostolico per il Belgio.  Quindi, per la stessa natura dell’Unione Europea, non esiste un rappresentante del Papa a Bruxelles presso le istituzioni.

I Natali di Bruxelles quindi sono laici e onnicomprensivi di tutte le religioni rappresentate all’interno dell’Unione. Sembra una contraddizione visto che il Natale è una festa cristiana, ma Bruxelles rappresenta lo spirito consumistico che è ormai questa festività, anche nei Paesi dove la Chiesa Cattolica è presente, come in Italia.

I rapporti tra le due entità sono di dialogo sui maggiori temi politici, ma incontrano un’evidente contrasto su quelli religiosi perché ci troviamo di fronte a due parti in causa che hanno obiettivi differenti e si rivolgono a comunità differenti. Infatti l’Unione Europea rappresenta 28 Stati del continente che in comune hanno una cultura politica e sociale ma che da punto di vista religioso sono diversi (senza contare le migrazioni dagli altri continenti). L’Unione ha lo scopo di crescere in un progetto di cammino comune attraverso l’accrescimento del benessere dei cittadini. La Santa Sede, invece, parla ad una comunità che non si limita al continente europeo ma ha carattere mondiale. Questa universalità, che è la caratteristica più evidente della comunità cristiana e che fa dire al filosofo  Benedict Anderson, nel libro ‘Comunità Immaginate’ che la Chiesa cattolica è la prima comunità immaginata sorta nel mondo, mal si amalgama con un’identità politica nata da un progetto di integrazione politica tra Stati in un periodo di tensione politica e sociale molto alta con lo scopo ultimo di far tornare il continente europeo alla pace, memori di due guerre mondiali che lo hanno distrutto. Quindi le due facce delle relazioni tra stato del Vaticano e Unione Europea si basano essenzialmente su un fattore politico ed uno strettamente di marketing. Sono due entità che vendono prodotti diversi’ e che se una si concentra sulla fede, l’altra si concentra sulla laicità perché ha al suo interno molte fedi che hanno diritto all’esistenza e ad essere tutelate. L’unione Europea lo ribadisce nei vari trattati che l’hanno segnata nella sua evoluzione e non da ultimo nella Carta dei Diritti  Fondamentali firmata a Nizza. Si afferma nell’art 11 che   «ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti».
Su questo piano, quindi, c’è un’incomunicabilità data dalla natura diversa delle istituzioni e che le ali più conservatrici della Chiesa lamentano come di un allontanamento dei valori cristiani del continente europeo, da far rinfocolare l’annoso dibattito sulle radici cristiane dell’Europa e sul perché si è preferita una visione più laica anche nell’ultimo trattato di Lisbona. Un Europa che protegge tutte le libertà, anche quelle religiose, può ascoltare una voce autorevole come quella del Papa, ma deve anche bilanciare la libertà delle altre religioni di esprimersi.
La voce della Chiesa è comunque presente e passa per alcuni rappresentanti dei gruppi che siedono in Parlamento che portano avanti le battaglie culturali della Chiesa su argomenti delicati e complessi come l’aborto, quindi la libertà sessuale, i simboli religiosi nei luoghi pubblici e la presenza religiosa nella vita sociale delle istituzioni.

L’integrazione europea contro l’affermazione dei valori cristiani non va letta come una battaglia, uno scontro di due mondi differenti, ma come una presa d’atto che il nostro continente è multiculturale anche negli affari religiosi. L’Europa non può dar voce solo ad una sola religione e il suo essere laico è l’unico modo per proteggere questo tipo di libertà. L’integrazione è nata da una storia comune che tiene conto delle diversità. Infatti il motto ‘uniti nella diversità’ significa anche questo.
Forte è ancora il senso della Chiesa cattolica di vincere su tematiche che riguardano la vita e la rappresentazione nella società della religione, ma forte è anche l’istituzione europea a costruire un cammino laico. La religione può essere, infatti, un elemento di divisione fortissimo e un’entità come l’Unione che mira ad espandersi verso i Paesi che hanno conosciuto anche il dramma etnico religioso dei primi anni novanta, non può permettersi di dare voce solo ad una realtà.

E’ ancora troppo presto capire cosa il nuovo Papa ha in mente nei rapporti con l’Unione Europea, ma ci troviamo di fronte sempre a puri rapporti politici dove il mercato della fede vede, all’interno delle istituzioni comunitarie, una concorrenza molto alta ma che rispecchia la realtà di un continente sempre più rappresentativo di quello che è lo spostamento e la migrazione da un Paese all’altro che milioni di cittadini affrontano ogni anno in cerca di nuove opportunità lavorative.  Infine, molti valori, sebbene condivisi anche nei rapporti politici, sono visti da un lato come valori cristiani, dall’altro come espressioni di un continente laico che vede nella Chiesa cattolica un interlocutore  per alcune politiche, ma una voce che deve tener conto di una concorrenza spirituale molto forte.

 

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