giovedì, Ottobre 29

Vannino Chiti, religioni e le sfide del futuro Nel suo ultimo libro, l’autore Vannino Chiti, rilancia il dialogo tra la cultura di sinistra e le grandi religioni, indicando ritardi difficoltà e punti d’incontro, il ruolo propulsivo di Papa Bergoglio e dei movimenti ecologisti sotto attacco della destra, l’esigenza di un’etica condivisa- “Ma per cambiare il mondo è necessario cambiare noi stessi”

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In un tempo in cui il dialogo a tutti i livelli – politico, culturale, sociale – sembra archiviato, ove tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche, a partire da Trump,  fanno ricorso ai social, ai twitter non già per confrontarsi quanto piuttosto per orientare, lanciare i propri diktat e anatemi contro gli avversari indicati come  nemici da demonizzare, un libro che si ponga l’obbiettivo di rilanciare il dialogo religioso e culturale sui grandi temi del presente potrebbe apparire utopistico o destinato  all’indifferenza. Il rischio c’è e non se lo nasconde uno studioso del movimento cattolico come Vannino Chiti, il quale sta girando l’Italia con  il suo ultimo libro dal titolo ‘Le religioni e le sfide del futuro, per un’etica condivisa fondata sul dialogo (edito da Guerini e Associati, 2019). Ma l’autore è uno che ama le sfide, anche quella di perorare il dialogo tra le religioni, muovendosi cioè su un terreno che a prima vista sembrerebbe riservato alle stesse comunità religiose, le quali già da tempo, almeno dall’86 quando ad Assisi si tenne la ‘Giornata mondiale della preghiera per la pace’, si sono incamminate su quella strada con risultati alterni.

E‘ dunque per saperne di più delle ragioni  diquesto suo lavoro, che ci è parso opportuno rivolgere qualche domanda all’autore, noto per  il suo interesse verso il mondo  cattolico cui ha dedicato alcuni saggi, ma anche per il suo passato di Presidente della Regione Toscana e di Senatore.

 

Perché concentrarsi con questo libro sul versante del dialogo interreligioso, sul quale le varie Chiese  si sono incamminate, non senza difficoltà, da qualche tempo? Non siamo in presenza di un’invasione di campo?

“Per vari motivi, intanto perché, com’è scritto nel libro,  oggi, nell’era del web, nonostante le apparenze, ‘ il secolo del dialogo sembra archiviato’ abbiamo più notizie, ci scambiamo più messaggi, ma non ci conosciamo: i rapporti umani si impoveriscono  e cresce la solitudine”.Ma principalmente l’ho scritto per il fatto che le religioni  presenti nel mondo influenzano, in un modo o nell’altro, 5 miliardi di persone. E anche  le moltitudini da loro influenzate  sono chiamate, come tutti noi, ad affrontare  le gigantesche  sfide che nel secolo scorso non si ponevano nei termini attuali: dal trionfo di Internet all’ecologia, dalle nuove frontiere della scienza che avrà il potere di manipolare la vita ai rischi di distruzione atomica, dalla catastrofe climatica alle  disuguaglianze sociali, e altro ancora. Sfide che richiedono l’impegno di tutti, credenti e non credenti. E di fronte alle quali  il contributo che le religioni possono dare per un avanzamento o meno della civiltà mi appare fondamentale, indirizzando le moltitudini verso orizzonti di fraternità, oppure  coinvolgendole in contrapposizioni di civiltà. E’  un percorso irto di difficoltà, lo so bene, ma oltre alla regola aurea (fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te stesso) vi è un altro elemento su cui far leva, presente nelle varie  fedi: l’amore verso il creato e gli esseri viventi nei quali si riconosce Dio. Perciò, di fronte alla deriva in cui tutti ci troviamo (catastrofe climatica, crisi del modello economico, ingiustizie sociali e crescente divariotra i possessori delle ricchezze – pochi – e le aree di povertà presenti anche nei paesi del ‘benessere’),  ritengo che occorra riprendere  ed allargare il dialogo tenendo conto della nuova realtà. Un realtà diversa rispetto  a quella che si presentava alla metà del  secolo scorso,  durante il quale settori della sinistra laica e progressista, a cui appartengo, avevano avviato il confronto e il dialogo politico, culturale, religioso con le componenti più avanzate del mondo cattolico attorno a determinati valori e visioni. Oggi mi pare invece che questa  nostra componente stia lia guardarsi i piedi. Un tempo se ne discuteva sulle riviste culturali, nei circoli, nelle parrocchie,  in varie sedi oggi invece….niente di tutto questo”.

Eppure, il Papa con la sua visione evangelica e le sue Encicliche, penso a Laudato sì e a quella che uscirà a giorni sulla fratellanza, sta indicando la strada per la salvezza del pianeta attraverso un nuovo modello di sviluppo fondato su un’ ecologia radicale e la giustizia sociale che dovrebbe suscitare l’interesse e la mobilitazione dei più.  

“Il Pontificato di Papa Francesco sarà ricordato come uno dei più fecondi e innovativi nella storia della Chiesa. Ma la sua azione incontra molti ostacoli e inadeguata sensibilità.  Prendiamo il fenomeno migratorio che investe in misura peraltro contenuta anche il nostro paese: i dati statistici rivelano che  fra i frequentatori della Chiesa le percentuali di rifiuto degli immigrati sono superiori alla media esistente nel popolo italiano. Il fatto è che a lungo forze retrive hanno operato  per attenuare e interrompere la svolta introdotta dal Concilio Vaticano II.  E oggi contro Papa Francesco c’è un’opposizione che coinvolge settori delle più alte gerarchie, una destra religiosa e politica presente su scala mondiale, il cui centro motore è degli Stati Uniti ( si pensi al ruolo di   Steve Bannon),  poteri economico-finanziari e dell’informazione, l’industria delle armi, che hanno aperto un’offensiva contro un Papa che pretende dalla sua Chiesa fedeltà al Vangelo. A ciò si aggiunga il fatto che la religiosità è ridotta spesso a semplice rito. Sì può spiegare anche così il motivo per cui una grande Enciclica come la Laudato si’, volta a indirizzare comportamenti individuali e collettivi verso l’ecologia come bene comune all’umanità, rimanga ancora lontana dal modo di pensare e agire di larga parte dei cattolici. Certo, lo scenario non è uniforme, vi sono preti, parrocchie, vescovi, associazioni come la Caritas che operano nelle pieghe più difficili della società, per affermare la dignità della persona. Ma l’impressione è che Francesco sia più avanti della sua Chiesa”.

Nel libro sottolinei un fatto: che in Italia vi è lapresenza fra le varie  comunità  di quella islamica, non riconducibile all’estremismo fondamentalista che pure nel mondo esiste,  che costituisce una novità rispetto al passato, ritenuta indigesta.

“Sì, questa è una delle grandi novità, almeno per noi,  sociale culturale di costume e religiosa, rispetto al secolo scorso, di cui bisogna aver non già paura, rifiuto, odio, sentimenti su cui la destra soffia, ma consapevolezza  e comprensione del fenomeno. Un’altro motivo, dunque, per allargare il dialogo fra credenti e non credenti di ogni religione, e ciò è possibile partendo dalla reciproca conoscenza. Dobbiamo aprire un dialogo costante – non solo istituzionale che già esiste, ma è ancora verticisticoanche con loro, sui temi che interessano le nostre comunità, innanzitutto quello di una civile e collaborativa convivenza e del raggiungimento di  obbiettivicomuni all’umanità.  Il mondo progressista e di sinistra devono saper ritrovare valori e idealità sulle quali aprirsi al confronto. Pensa che le prime presentazioni del libro sono avvenute in due  Moschee della Toscana: una a Colle Val d’Elsa, l’altra a Firenze, in una i lavori sono stati aperti dall’Imam e nell’altra dal rabbino di Siena.Non possiamo tenere ancora la testa sott’acqua.Ma il libro è rivolto soprattutto ai giovani, poiché sono  loro i più determinati a lottare ( si pensi a Greta ed al suo movimento) per la salvaguardia del pianeta e del loro futuro”.

 

Chiarite dunque le ragioni che hanno indotto Vannino Chiti ad avventurarsi su un terreno così ampio e complesso, merita ora gettare uno sguardo al libro, il cui obbiettivo è quello di contribuire a costruire ponti e non muri”, a  conoscersi per affrontare insieme le sfide, offrendo uno strumento di conoscenza delle diverse e  contradditorie  realtà storico-religiose (cristiana, ebraica, islamica, buddista ecc.ecc.)  nel loro rapporto  col mondo contemporaneo  e le  varie tematiche: sacro e profano, scienza  coscienza e fede,  diversità  dei linguaggi,   derive fondamentaliste, prospettive future.  Senza nascondersi le difficoltà, il libro indica diversità e punti d’incontro generali. Se le religioni  nate nell’Occidente  – vi è scritto – possono recare come loro contributo il valore dell’individuo, le religioni nate in Oriente possono portarci come loro dono la concezione dell’affinità e della relazione dell’essere umano con tutto ciò che esiste nel  creato, la ricerca dell’armonia, l’unione anziché il possesso, la bellezza dell’intimità e della vita contemplativa.  

Il capitolo finale è dedicato al ‘Nuovo umanesimo’, come risposta possibile alle grandi sfide   date dal problema ambientale, dai fenomeni migratori, dal sistema economico che vive una crisi irreversibile. Ed al suo centro vi è l’ecologia, accompagnata da una nuova etica mondiale condivisa, fondata sul dialogo, l’apertura al futuro, sul rispetto fra fedi e culture differenti, sul principio di una convivenza pacifica e democratica e sul  cambiamento del modello di sviluppo economico, che non può essere più fondato sul produttivismo industriale e sulla crescita pur che sia, e sullo sfruttamento delle risorse.  Ma la meta il dialogo interculturale e interreligioso, conclude Chiti, chiama in causa la responsabilità del singolo: “prima di cambiare il mondo in cui viviamo è necessario cambiare noi stessi.” Il libro si avvale anche del prezioso contributo  di idee della sociologa e scrittrice  di fede islamica Sumaya Adbel Qader,  la quale cita alcune esperienze  sperimentali di convivenza fra giovani di religioni e  costumi diversi, anche alimentari, che hanno  contribuito ad avvicinare gli uni agli altri, come una delle condizioni  per far lievitare  il dialogo  tra i giovani a partire dalla scuola, tant’è che a conclusione di quella esperienza fu redatto un documento dal titolo: ‘Uguali diritti, Diverse identità’. Di altrettanto interesse gli interventi di  Vittorio Robiati Bendaud, coordinatore del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia, secondo il quale il trialogo richiede un approcciomaturo e inquieto, teso alla tutela e al rispetto propri e altrui, rivolto a problematizzare, evitando di essere irenico o cinico, di Simone Siliani, Condirettore di ‘Testimonianze’ e direttore della Fondazione Finanza Etica e, infine, di Don Armando Zappolini, parroco di Perignano e direttore della Caritas  della diocesi di San Miniato, secondo il quale  la sfida è tutta portata sul piano della cultura, del risanamento di una opinione pubblica che ormai è attraversata dalle peggiori malvagità e che è totalmente  indifferente anche alle tragedie più disumane. Ci aspettaafferma un lavoro paziente, fatto dal basso, che avrà tempi lunghi e  richiederà una bella carica di entusiasmo e di energie. Un incoraggiamento ad andare avanti su questa strada arriva anche dall’assegnazione a Vannino Chiti del Premio Letterario ‘Libertà di religione che  gli sarà conferito   il 29 ottobre prossimo a Napoli,  istituito dallAssociazione Amerigo allo scopo di valorizzare le opere letterarie ispirate alle libertà di parola e di opinione, di religione e culto, di libertà dal bisogno e dalla paura.  

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