sabato, Dicembre 14

Vandana Shiva: no al cartello dei veleni Incontro con la scienziata indiana in lotta per salvaguardare l’agricoltura e la biodiversità dalle multinazionali dei pesticidi

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 A livello globale, le piccole aziende agricole producono il 70% del cibo che mangiamo sfruttando solo il 25% della terra, mentre le aziende agricole industriali – secondo la Conferenza Internazionale sulle Risorse Genetiche Vegetali della Fao di Lipsia (1996) – producono solo il 30% del fabbisogno alimentare mondiale, sfruttando il 75% della terra, distruggendo il 75% del suolo fertile, delle risorse idriche e della biodiversità ed al contempo producendo il 50% dei gas serra. Rispetto al Cartello dei Veleni, l ‘ associazione Navdanya International, fondata da Vandana Shiva ha presentato un dossier dal titolo: il veleno è servito- glifosato e altri veleni dai campi alla tavola. Secondo questo dossier l’intero processo di industrializzazione dell’agricoltura si basa sulla falsa premessa che solo con  questo modello di intensificazione della produzione saremmo in grado di nutrire la popolazione mondiale in aumentoInvece  il modello di agricoltura industriale produrrebbe solo una minima parte del cibo consumato a livello globale e, quel che è peggio,  avvelenando il suolo.  Recenti studi come  quelli del Gilles-Eric Sèrafini dell’università francese di Caen, dimostrano  che gli erbicidi  a base di glifosato, contengono metalli pesanti come l’arsenico. La tossicità dei pesticidi non è data  soltanto dai principi attivi dichiarati dalle aziende ma anche dai coformulanti spesso tenuti nascosti o non dichiarati in fase di autorizzazione e commercializzazione.

Se in India il mondo contadino e vari organismi si oppongono a questo processo economico e produttivo, qual è la percezione che di esso si ha un Europa?

In Europa, e particolarmente  in Italia, la gente è molto sensibile al buon cibo, alla necessità di un’alimentazione sana, biologica, sa che si mangia spesso male, ma non conosce il sistema delle multinazionali e come  queste intendono agire sui governi, prima della globalizzazione il miliardario non possedeva il mondo, doveva stare dentro determinate regole, vi era una maggiore regolamentazione a tutela di una giustizia sociale. Oggi non è così e bisogna avere consapevolezza dei pericoli che corre il sistema agroalimentare e  la democrazia.  Nello Sri Lanka questi prodotti sono stati proibiti. Molti studi della scienza indipendenti dimostrano le relazioni tra  pesticidi e cancro. Altrettanto deve fare l’Europa, oltre ad opporsi alla fusione fra i due colossi: Monsanto e Bayer.  l’Europa ha la possibilità  di opporsi a questa politica che riduce l’agricoltura a puro profitto ( e gli ingenti utili  delle  multinazionali vengono impiegati nei fondi di investimento privato da loro stesse controllati e non nel sistema bancario), mentre i pesticidi avvelenano il suolo e il cibo. Il paradosso è che le stesse multinazionali della chimica ci propinano sia i pesticidi che i farmaci per curare le malattie indotte dai pesticidi! Uno dei  punti di forza  dell’Europa è  il welfare state  al quale non può rinunciare. Il costo della  globalizzazione è altissimo. E non più tollerabile.

 

Secca la risposta di Vandana ad una domanda sugli OGM: non sono necessari, tecnicamente hanno fallito, il motivo principale del loro utilizzo era brevettare la proprietà intellettuale della materia vivente.

L’ultima domanda riguarda l’incontro con Papa  Francesco e il suo giudizio sull’Enciclica Laudato sì.

Con Papa Francesco due sono stai gli incontri. Noi  siamo parte del percorso che ha portato alla stesura dell’enciclica che ridefinisce i parametri economici in funzione della salvaguardia dell’ambiente e del pianeta, di un’economia sostenibile, penso sia un documento di grande  importanza non solo per i cattolici, ma per l’umanità intera. L’altro incontro con Papa Francesco è avvenuto sul tema di un’economia popolare, che è di estrema importanza in   quanto pone al centro la persona e non l’economia ( o la finanza) che deve essere finalizzata al bene comune.

 

Vandana Shiva ha un rapporto stretto con Firenze e con l’Italia. Da cosa nasce? Lo chiedo a Giannozzo Pucci, presidente della Lef (storica casa editrice fiorentina, cui si deve la pubblicazione e da poco la ristampa della celebre Lettere ad una professoressa di don Lorenzo Milani)  e già direttore della versione italiana dell’Ecologist, amico e collaboratore di Vandana: il suo rapporto – dice – iniziò  nel 2001, con il Convegno sullo sviluppo sostenibile di S.Rossore che vide la presenza del gotha degli ambientalisti mondiali, è proseguito poi con la partecipazione a seminari e iniziative della Regione Toscana, qui è  nata la prima sezione italiana di Navdanja, l’associazione indiana fondata dalla stessa scienziata. Ora Navdanya si è trasferita a Roma, ma il rapporto con Firenze rimane strettissimo. Tant’è che dopo queste giornate fiorentine, dense di incontri ed iniziative, Vandana se ne ritorna in India, dove l’attendono nuove battaglie. Ma prima  di lasciarci, Vandana Shiva intende lanciare un appello affinché i governi le forze sociali, gli organismi economici, le comunità religiose acquisiscano la necessaria consapevolezza  e agiscano di conseguenza per impedire  questo processo distruttivo in atto in nome del profitto di pochi, riaffermando il diritto ad una agricoltura che torni ad essere dei contadini,  sana, libera da pesticidi e da  chi la  sta distruggendo, e con essa, la democrazia.

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