martedì, Agosto 4

Vandana Shiva, dal coronavirus alla ‘pandemia della fame’ L’ appello alla comunità internazionale della nota scienziata ambientalista. Ma i progetti anche in Italia per i biodistretti si sono bloccati. A colloquio con Fausto Ferruzza di Legambiente, sul rilancio dell’agroalimentare

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La belle giornate di sole di questi giorni, l’esplosione solitaria della natura in tutta la sua bellezza, l’esigenza anche di un parziale recupero di vita ‘normale’, hanno visto tanti cittadini riappropriarsi di parchi e giardini  per  trascorrere qualche ora di svago nel verde, di cui nei giorni delle clausura pandemica  si è avvertita   come non mai la necessità. Anche i mercatini rionali si sono ripopolati per consentire  al cittadino di far ricorso ai prodotti locali, frutta e ortaggi di stagione, possibilmente a chilometro zero. E di riscoprire, durante  i lunghi giorni di chiusura e di circolazione limitata, il valore dei negozietti sotto casa,  dell’ortolano, del fornaio, del vinaio, come accadeva in tempi lontani. Della necessità di ‘riprendere’ il cammino cambiando stili di vita e abitudini, molti se ne stanno rendendo conto. Anche a livello locale, cittadino e regionale.

Già prima e durante il periodo più duro si progettavano politiche sociali, economiche ed urbanistiche destinate a recuperare spazi alla viabilità non inquinante (bici, monopattini, scooter elettrici, ecc.), a riempire di  piante e fiori finestre  balconi e zone comuni: Firenze è una di quelle città, che più si sono spese in proposte del genere, tant’è che in coincidenza con l’avvio della 2 fase, è stata inaugurata un nuovo percorso ciclabile, dedicata a Gino Bartali. Il Presidente della Regione Toscana, giorni fa, poneva come prioritaria l’esigenza di “realizzare un grande piano per  l’occupazione e la  modernizzazione del paese insieme alla conversione ecologica  dell’economia”. Certo, aggiungeva, ci sono settori nei quali il mercato e i tagli sono stati davvero tanti: sanità e assistenza, scuola e formazione, università ricerca, vivibilità delle città, manutenzione del territorio e altro ancora. “Diversamente” concludeva – “una crisi sociale insostenibile si abbatterà sul nostro Paese  e sulle nostre esistenze”. Ebbene, se taluni pensavano che la crisi epidemica avrebbe ridato slancio al tema della sostenibilità ambientale e ad un rilancio dell’agro alimentare su basi nuove ( innanzitutto attraverso la regolarizzazione  degli immigrati, a cui devono essere riservate condizioni dignitose di lavoro e di vita e  del cui apporto c’è bisogno tanto al Sud quanto al Nord), non possono che essere delusi dall’assenza  di tale problematica dall’agenda politica attuale.

Addirittura, si apprende che i progetti già  avviati  ai Castelli romani sulla creazione di un Biodistretto delle Colline e dei Castelli, il comune agricolo più grande d’Europa, così come quelli a Trento ed in altri luoghi d’Italia, compresa l ‘ex tenuta Medicea di Monteggi in provincia di Firenze, sono rimasti fermi. Ma cos’è il biodistretto? Secondo Marco Casella, responsabile del progetto ‘Distretto Green’ – “è uno strumento innovativo per una governance territoriale sostenibile, che va oltre la promozione di prodotti d’azienda in ambito biologico, e mira a costruire una food policy che vada sotto il segno della sostenibilità”. Ad esso vi partecipano vari organismi come Federbio, Aiab, WWF, Isde, Biodinamici, Wigwam e associazioni internazionali, come Ifoam, Inner, Navdanya International, Cerealia. In Italia   ne sono già stati costituiti 34. Molti altri sono presenti nel mondo. Ma ora è tutto bloccato, l’emergenza virus sta paralizzando tutto il resto. Eppure, il Programma Mondiale per l’Alimentazione ha avvertito la comunità internazionale dell’incombente ‘pandemia della fame’, che ha il potenziale per interessare un quarto di miliardo di persone la cui vita e i cui mezzi di sussistenza saranno a rischio immediato. Secondo questi studi più di un milione di persone sono a rischio di malnutrizione e 300.000 di esse potrebbero morire di fame ogni giorno per i prossimi tre mesi. A richiamare l’attenzione su questa minaccia è ancora una volta Vandana Shiva, la nota scienziata attivista e ambientalista indiana,  che da tempo si sta battendo per cambiare pratiche e paradigmi nell’agricoltura e nell’alimentazione, e a difesa della biodiversità, della bioetica.

Vandana,  alla quale  è stato assegnato già nel ’93 il Right Livelihood Award, considerato  il Nobel alternativo, attualmente si trova a Nuova Delhi, in India, ove svolge la sua attività di ricerca e  progettazione, è  spesso presente anche in Italia, e a Firenze ha sede la casa editrice Terra Nuova che pubblica  la versione italiana de La Nuova ecologia, la rivista da lei fondata. In un messaggio lanciato in  occasione del 1° Maggio, Vandana  fa presente che: Siamo testimoni di tre pandemie che stanno accadendo simultaneamente. La prima è la pandemia del coronavirus. La seconda è quella della fame. La terza è la pandemia della perdita dei mezzi di sostentamento. Il coronavirus ha infettato finora 3,19 milioni di persone e ne ha uccise 228.000…..Tutte e tre le pandemie affondano le loro radici in un modello economico basato sul profitto, sull’avidità e sull’estrattivismo, che ha accelerato la distruzione ecologica, aggravato la perdita dei mezzi di sussistenza, aumentato le disuguaglianze economiche e polarizzato e diviso la società tra l’1% e il 99%. In questi tempi di crisi da coronavirus, l’invito è a immaginare e a crearenuove economie basate sulla Democrazia della Terra e sulla democrazia economica, che proteggano la terra e l’umanità….. L’economia gestita dall’1% non lavora per le persone e la natura. L’1% definisce il 99% della popolazione mondiale come ‘persone inutili’. La loro idea di futuro è basata sull’agricoltura digitale e senza agricoltori, su fabbriche automatizzate e sulla produzione senza lavoratori”.

Da qui il suo appello a costruire “economie che non distruggano la natura, non distruggano i mezzi di sussistenza e i diritti dei lavoratori; economie che non distruggano la nostra salute diffondendo malattie e pandemie, che non provochino la perdita di mezzi di sussistenza, di libertà, di dignità e del diritto al lavoro, che non inaspriscano il problema della fame nel mondo. L’obbiettivo è dunque  quello di creare economie a ‘fame zero’ proteggendo i mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori che ci forniscono l’80% del cibo che consumiamo”.

Creiamo economie di solidarietà circolari e locali, che sostengano i venditori ambulanti e i piccoli dettaglianti, i quali danno forma alle comunità riducendo al contempo l’impronta ecologica. Nella prossima fase post Covid 19, rigeneriamo l’economia con la consapevolezza che tutte le vite sono uguali, che siamo parte della Terra, che siamo esseri ecologici, biologici, che il lavoro è un nostro diritto ed è al centro della vita dell’essere umano.” Il suo messaggio ha avuto larga eco a livello internazionale – ci riferiscono i responsabili della sezione italiana di Navdanya International’ , l’organismo creato da Vandana Shiva – e  pone al centro temi su cui tutti si dovranno misurare subito dopo l’emergenza virus” .

Patrizia Gentilini, Isde, rafforza l’allarme:Non possiamo continuare ad illuderci di essere sani in un mondo malato: la pandemia ha mostrato tutta la fragilità di un sistema predatorio, iniquo e violento nei confronti delle persone e del Pianeta. Tanto meno possiamo pensare di uscire dalla crisi sanitaria, economica e sociale rimanendo ancorati o addirittura prigionieri dello stesso modello di sviluppo e di consumo che ci ha portato ad essa …. Da questa crisi possiamo uscirne più consapevoli e solidali, imboccando finalmente la strada giusta, ma anche purtroppo, peggiorando ulteriormente le cose e questo purtroppo vediamo profilarsi all’orizzonte.

Sara’ cosi? Non c’è il rischio che si riparta  ripercorrendo i vecchi modelli?Getteremo tutto il nostro peso  affinché il problema  di una diversa impostazione del settore agroalimentare possa incanalarsi, passata l’emergenza coronavisurs, lungo nuovi percorsi  sui quali  siamo ben attrezzati”, afferma Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana. Sul Progetto del Biodistretto dei Castelli Romani, come su tante altre iniziative, “ci sentiamo coinvolti, poiché la nostra visione dell’agricoltura è una visione olistica a 360° che tiene conto non solo degli aspetti economici, e del lavoro ma anche della difesa del suolo e della salute di tutti.  L’agroalimentare deve costituire un presidio, un settore di prevenzione delle malattie, attraverso un’agricoltura biologica e senza pesticidi, a chilometro zero, vicina alla gente. Del resto lo dimostrano il nostro sostegno agli orti sociali, alle Fiere e fierucole contadine, alle battaglie per un’agricoltura sana. Adesso qualsiasi iniziativa è improponibile, ogni cosa sembra impazzita come la maionese. Ma  da settembre in poi  riprenderemo la nostra battaglia insieme alle altre organizzazioni che hanno a cuore   il problema  di uno sviluppo  equo e sostenibile che tuteli la biodiversità e la terra che ci dà nutrimento.”    

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