giovedì, Agosto 13

Valls, En Marche! stoppa la sua candidatura

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Nuovo colpo di scena in Francia. Dopo l’addio ai socialisti e l’intenzione di entrare nel gruppo del neo presidente Emmanuel Macron, oggi arriva lo stop. «Al momento la richiesta di investitura di Manuel Valls non soddisfa i criteri per l’accettazione da parte di En Marche!», ha detto Jean-Paul Delevoye, incaricato dal partito del presidente di stilare le candidature alle legislative, che ha quindi ha escluso che al momento l’ex premier socialista possa presentarsi alle elezioni dell’11 e 18 giugno nelle liste del movimento.

Partito socialista intanto che ha avviato una procedura di espulsione nei confronti di Manuel Valls. Nel frattempo il leader della gauche radicale della ‘France Insoumise‘, Jean-Luc Melenchon, ha chiesto unità alle legislative per «non dare i pieni poteri a Macron». Criticando il simbolo monarchico dei festeggiamenti per l’elezione al Louvre, Melenchon ha augurato buon lavoro a Macron ma ha promesso di «combatterlo implacabilmente».

Passiamo alla Siria e partiamo dalla decisione degli Stati Uniti di armare direttamente i curdi dell’Ypg per la lotta all’Isis. Oggi è arrivata la risposta del ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, secondo cui si tratta di «una minaccia per la Turchia». Mentre il vicepremier turco Nurettin Canikli ha dichiarato: «Speriamo che l’amministrazione Usa ponga fine a questo errore e abbandoni questa politica che non è utile a nessuno. Stiamo portando avanti tutte le necessarie iniziative diplomatiche e continueremo a farlo».

Intanto oggi incontro a Washington tra il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov e il collega americano Rex Tillerson. In agenda, secondo i media, la Siria ma anche l’Ucraina, la lotta al terrorismo ed altri dossier di attualità, nonchè la discussione di un possibile incontro tra Trump e Putin. Trump che intanto prevede di invitare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahmoud Abbas per i colloqui di pace negli Stati Uniti. Secondo ‘I24 News‘, Trump farà un invito ai leader durante la sua visita nella regione. I colloqui di pace dovrebbero durare tra nove mesi e un anno.

Per il presidente Usa giornata complicata anche per le questioni interne. Licenziato infatti James Comey, numero uno dell’Fbi. La decisione si è basata sulle raccomandazioni del vice ministro della Giustizia Rod Rosenstein e del ministro della Giustizia Jeff Sessions. Decisiva la gestione dello scandalo mail di Hillary Clinton ma i rapporti tra Trump e Comey erano tesi da tempo, visto che l’FBi sta indagando sui rapporti di alcuni uomini dello staff di Trump con la Russia ai tempi della campagna elettorale. Intanto il leader dei democratici al Senato, Charles Schumer, intervenendo in aula sul licenziamento del numero uno dell’Fbi, ha chiesto che le indagini sul Russiagate siano affidate a un procuratore speciale.

Altro incontro, stavolta telefonico, c’è stato tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la premier britannica Theresa May. I due leader hanno discusso della situazione in Siria e dei colloqui per la riunificazione di Cipro, oltre che dei rapporti bilaterali.

Rimanendo in Gran Bretagna, i Labour rischiano una storica scissione in caso di sonora sconfitta nelle elezioni dell’8 giugno. A dirlo è il ‘Daily Telegraph‘, secondo cui 100 deputati ribelli sarebbero pronti a creare un gruppo chiamato ‘i Progressisti’ ai Comuni nel caso in cui non arrivassero le dimissioni del leader Jeremy Corbyn dopo una debacle alle urne. Il piano, continua il giornale, prevede il ritorno degli ‘scissionisti’ fra le file del Labour una volta che vengano avviate le elezioni interne per scegliere una nuova guida. Nei giorni scorsi Corbyn ha affermato che non intende dimettersi anche in caso di sconfitta.

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