venerdì, Novembre 15

Polemica Vaccini, parla Roberto Burioni: “La scienza non è democratica” In attesa del nuovo libro, l'intervista al medico: "la libertà di non vaccinare è come il permesso di guidare ubriachi"

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Il 17 aprile scorso il programma televisivo Report proponeva una puntata intitolata “Reazioni avverse”. Si parlava di vaccini, in particolare quello introdotto nella lotta al papilloma virus. La tesi indagata era quella di un team di ricercatori indipendenti danesi della rete “Cochrane Collaboration”, che ha presentato un reclamo ufficiale a Strasburgo. L’accusa è contro l’Agenzia Europea del Farmaco: avrebbe sottovalutato le reazioni avverse del vaccino anti HPV e ci sarebbero stati anche dei conflitti d’interesse che non furono dichiarati.

Da allora nel nostro Paese abbiamo assistito ad una serie di scontri (ideologici e non) tra sostenitori dei vaccini e cosiddetti “anti-vax”. Tanti i genitori che hanno scelto di non vaccinare i propri figli, tantissime le “teorie” alla stregua della superstizione (pensiamo all’ autismo come causato da alcuni vaccini). L’emergenza, non solo medica ma anche sociale, ha costretto alla definizione di un nuovo provvedimento legislativo, un decreto approvato il 28 luglio che rende di fatto rende possibile l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne ai soli bambini vaccinati e impone sanzioni economiche per i genitori che decideranno di iscrivere i loro figli non vaccinati alla scuola dell’obbligo, quindi dalla primaria in poi.

La comunità scientifica italiana non ha contribuito al “rientro” da questo stato confusionale: più di un medico è stato radiato dall’Ordine per aver sostenuto teorie antivacciniste, minando, di fatto, a lunghi anni di scienza, progresso e soprattutto di lotta a quelle malattie ad oggi scomparse proprio grazie ai vaccini.

In questi mesi di acceso dibattito si è distinta la voce di Roberto Burioni,  medico, ricercatore e professore Ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, attivo nel campo relativo allo sviluppo di anticorpi monoclonali umani contro agenti infettivi. La sua attiva ed irriverente lotta alla disinformazione sul caso dei vaccini portata avanti attraverso i social ha fatto di lui un interessante “caso” mediatico, coronato da un riuscitissimo libro dal titolo “Il vaccino non è un’opinione” (edito da Mondadori) e una serie di riconoscimenti prestigiosi.

Alla vigilia dell’uscita di un nuovo libro,”La congiura dei somari” (Rizzoli), prevista per il 26 ottobre,  abbiamo scambiato qualche battuta con il dottor Burioni per avere ulteriori chiarimenti sulla questione dei vaccini e capire, soprattutto, se viviamo nell’ era della divulgazione scientifica “social”.

 

Dottor Burioni, vaccinazioni sì, vaccinazioni no. Conosciamo già il suo parere. La mia domanda è: questa scelta ha senso di esistere? Si può “scegliere” per sé ignorando il rischio per gli altri?

No, ed è un punto molto importante: chi non vaccina i propri figli non mette in pericolo solo loro, ma tutta la comunità consentendo la circolazione degli agenti infettivi. Vaccinare non è solamente un dovuto atto di amore nei confronti dei propri bambini, ma un atto di responsabilità sociale. Per cui non si può invocare la “libertà di scelta” quando questa scelta mette in pericolo altri sulla base di sciocche superstizioni. È come chiedere la libertà di guidare ubriachi. La libertà è altra cosa.

Servizio di Report a parte, secondo lei cosa ha scatenato questa reazione alla scienza, questa sfiducia nel progresso?

Nel caso dei vaccini senz’altro il fatto che le malattie dalle quali ci proteggono sono sparite: ma sono sparite grazie ai vaccini, per cui possiamo affermare che i vaccini sono vittima del loro stesso successo. Dovessero – Dio non voglia! – tornare, avremmo risolto il problema. Speriamo di risolverlo prima convincendo le persone a vaccinare e a vaccinarsi.

Tra le motivazioni degli anti-vax c’è la lotta alle multinazionali farmaceutiche votate al mero profitto. Cosa ne pensa? Vale anche nel caso dei vaccini?

La case farmaceutiche non sono enti di beneficenza: però con i vaccini guadagnano molto poco, visto che costituiscono poco più dell’1% della spesa sanitaria italiana. Anzi, ci rimettono, considerato che ogni euro speso in vaccini ne fa risparmiare almeno 30 in cure. Per cui i veri alleati delle case farmaceutiche sono coloro che non vaccinano i figli!

Lei ha ricevuto ben due nomination ai Macchianera Awards (gli “Oscar del web italiano”, ndr) e grande attenzione a livello mediatico,  piuttosto insolito per un medico con la sua carriera. Pensa che i social media potranno diventare la nuova frontiera della divulgazione scientifica?

Non so dirglielo, io non sono un divulgatore ma semplicemente un professore che circa un anno fa si è messo a fare delle brevi lezioni su Facebook, riportandone un inaspettato successo: gli antivaccinisti avevano campo libero, e forse c’era bisogno di qualcuno che spiegasse in maniera semplice ma impeccabile dal punto di vista scientifico come stanno davvero le cose.

Si sarebbe mai aspettato tanto seguito? Forse lei è la dimostrazione che i medici dovranno adattarsi ai tempi per difendere la scienza.

No, assolutamente: mai mi sarei aspettato questa popolarità. Ma è certo che siamo noi medici che dobbiamo – come abbiamo sempre fatto nella storia – adattarci ai cambiamenti della società per essere vicini, magari anche solo virtualmente, ai nostri pazienti e alla gente che soffre.

Tra i suoi successi anche un libro, best seller e vincitore del premio Asimov 2017. Alla luce del successo riscosso, cosa ne penso del binomio comunicazione e scienza?

Io ritengo che nel comunicare la scienza non si debba scendere a compromessi, non bisogna essere tolleranti con chi racconta bugie, per ignoranza o malafede. Due più due fa quattro: chi dice che fa cinque non è un pensatore coraggioso ma un somaro che non ha studiato l’aritmetica e invece di essere sui libri perde il tempo a scrivere scemenze. Qualcuno doveva dirglielo e io gliel’ho detto. Come ho puntualizzato in un famoso post, la scienza non è democratica: solo chi ha studiato ha diritto di parola nel dibattito scientifico.

Passiamo al profilo giuridico. Cosa ne pensa della legge approvata in seguito al “tumulto” sui vaccini? Superflua, necessaria o arrivata un po’ tardi?

È triste che in un paese civile ci voglia una leggere per costringere i genitori a fare quello che altrove viene fatto spontaneamente, ma la situazione è molto grave e qualcosa bisognava assolutamente fare. La legge non è perfetta – per esempio dimentica completamente i sanitari e gli insegnanti – ma è sicuramente un grande passo avanti.

In poche battute, cosa direbbe a un genitore che ci sta leggendo ancora indeciso sul vaccinare o meno il proprio bambino?

Gli direi che io ho una figlia di sei anni, Caterina Maria, e sono un padre molto apprensivo: però la mia bimba l’ho vaccinata con tutti i vaccini disponibili, certo di fare la cosa migliore per lei e in tutta tranquillità. Portandola al centro vaccinale ho però guidato con prudenza, perché quando il bimbo si vaccina il rischio maggiore lo corre nel viaggio in auto da casa allo studio del medico.

 

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