venerdì, Settembre 18

Vacanze ad alta quota? Attenzione ai possibili disturbi La montagna è considerata da molti il luogo perfetto dove trascorrere le vacanze invernali. Ma in pochi sono ben informati sui possibili rischi per la salute causati dall’alta quota

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La montagna grazie a cime innevate, viste mozzafiato, sport adrenalinici, rifugi e tradizioni tipiche attrae ogni anno migliaia di turisti. Secondo studi recenti ben oltre il 60% degli italiani la preferisce come meta delle proprie vacanze invernali.

Forse però non tutti sanno che l’altitudine può causare vari disturbi all’organismo (soprattutto se non si parte in perfette condizioni di salute). Ecco perché è importante fare attenzione e portare con sé, per sicurezza, diversi prodotti farmaceutici adatti a ogni evenienza (dalla Cerulisina per il mal d’orecchio fino alle pasticche per la pressione alta).

Considerando che le variazioni maggiori avvengono ad altezze che vanno dal livello del mare a circa 4500 metri, eventuali problemi potrebbero sorgere in particolare già quando si superano i 2500 metri di altezza (1500 per gli anziani). Ma il loro manifestarsi o meno dipende dalla capacità del corpo umano di adattarsi ai cambi di pressione dovuti all’aumentare o al diminuire dell’altitudine.

Infatti, in linea generale, fino a quando la pressione interna (dell’aria nelle cavità dei seni paranasali e dell’orecchio medio) si equalizza con quella esterna non si crea alcun disturbo. I problemi nascono quando i gas presenti all’interno delle cavità degli organi si comprimono o espandono, andando così a rompere l’equilibrio tra i due ambienti.

È in circostanze come queste che si verifica un disturbo chiamato barotrauma (noto più semplicemente come mal d’orecchio e riguardante in particolare la tromba di Eustachio).

La probabilità che tal disagio avvenga aumenta notevolmente se si è raffreddati in quanto l’infiammazione delle vie aeree causa un ispessimento della mucosa che ostacola parzialmente o del tutto la fuoriuscita dell’aria.

Nei casi specifici, invece, di persone con problemi cardiovascolari o respiratori (di coagulazione del sangue, insufficienza cardiaca, cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa, aritmie cardiache, ipertensione polmonare, cardiopatie congenite, malattie cerebrovascolari, valvulopatie cardiache) determinati effetti indesiderati al salire di quota possono essere provocati anche soltanto dai sistemi di adattamento messi in atto dall’organismo per compensare la riduzione della pressione di ossigeno nell’aria.

Essendo, infatti, l’ossigeno più rarefatto e quindi meno disponibile la capacità di esercizio è inevitabilmente ridotta. Di conseguenza:

il cuore accelera i battiti per pompare più sangue ai tessuti,
la pressione sanguigna si alza
il respiro aumenta di velocità per incamerare più ossigeno, eliminando contemporaneamente più anidride carbonica.
le apnee centrali durante la notte avvengono più frequentemente e si respira oltre che periodicamente, anche peggio. 

È quindi particolarmente sconsigliato superare i 2000 metri di quota.

Infine, per quanto riguarda i bambini in tenera età e i neonati bisogna sempre tener presente che, anche se sono perfettamente in salute, il loro organismo è molto più delicato rispetto a quello di un adulto. Quindi è meglio evitare di portarli al di sopra della quota massima consigliata di 3.000 metri poiché, avendo una scatola cranica ancora piccola e non del tutto formata, sono soggetti maggiormente a rischio di scompensi fisiologici.

Il pericolo per loro, oltretutto, aumenta anche perché non possono esprimere chiaramente i loro disagi a parole (comunicazione difficile). L’unico modo che hanno per far capire ai più grandi che qualcosa non va è tramite il pianto, il quale spesso viene sottovalutato e le cui ragioni restano raramente comprensibili.

Al di là dell’età e delle condizioni fisiche dell’individuo, un fattore determinante rimane comunque il tempo. La capacità di adattamento del corpo umano, infatti, diminuisce proporzionalmente all’aumentare della velocità dei cambiamenti nell’ambiente esterno.

È chiaro che l’organismo soffrirà maggiormente la mancanza di ossigeno (stato di ipossia) se si sale, ad esempio con la funivia (quindi repentinamente) in alta quota. Lo stesso vale se vi si permane troppo a lungo (oltre le 6 o le 8 ore).

Queste condizioni aumentano la probabilità di soffrire di mal di montagna, i cui altri sintomi possono essere mal di testa, insonnia, sensazione di nausea e vomito, disturbi respiratori, dispnea, letargia. Nei casi più gravi può poi verificarsi persino un edema cerebrale o, più raramente, polmonare.

Tutte ragioni assolutamente valide affinché ci si rivolga sempre, prima di partire per andare sulla neve, al proprio medico di fiducia. Egli prescriverà nuove terapie o modificherà quelle passate in base all’evoluzione del caso clinico e consiglierà in dettaglio a ogni singolo paziente le precauzioni e i limiti da osservare per una vacanza in totale sicurezza.

Non abbiate il timore di sentirvi dire che è necessario fare altri accertamenti e rimandare la partenza, poiché, innanzitutto, tal posticipo avviene di rado e comunque in caso si tratterà di una raccomandazione preziosa per il vostro bene. D’altronde meglio rovinarsi le feste che la salute.

E come disse il saggio scrittore Francesco Guicciardini:  “Non ha maggiore inimico l’uomo che sé medesimo; perché quasi tutti e’ mali, pericoli e travagli superflui che ha, non procedono da altro che dalla sua troppa cupiditá”. Mai scherzare con la montagna.

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