domenica, Gennaio 17

USA2020: Trump in cammino verso la Corte Suprema USA Prove solide di brogli ancora non sono state presentate. Piuttosto si sta appellando a piccole irregolarità con l'obiettivo solo di ritardare il conteggio delle schede elettorali

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Come previsto, Donald Trump punta diritto alla Corte Suprema USA nel tentativo di capovolgere il risultato delle urne. Ieri -dopo giorni di piccoli e insignificanti ricorsi in 5 Statiha intentato una causa in un tribunale federale della Pennsylvania, contro il segretario di stato della Pennsylvania,Kathy Boockvar, e le commissioni elettorali nelle contee di tendenza democratica che includono Philadelphia e Pittsburgh. La causa, promossa dalla sua campagna e da due elettori registrati, sostiene che il sistema di voto per corrispondenza della Pennsylvania «mancava di tutti i tratti distintivi di trasparenza e verificabilità che erano presenti per gli elettori di persona», insomma, il conteggio dei voti per posta, secondo il Presidente uscente, sarebbe stato meno rigoroso di quello dei voti in persona. Undoppio standardche rappresenta unaviolazione costituzionale’.
Per i legali di Trump poco importa il verdetto al quale giungerà il tribunale della Pennsylvania,
ricorreranno alla Corte Suprema USA, il vero ultimo obiettivo da sempre del tycoon.
Una disputa elettorale, lo abbiamo spiegato, può finire davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti solo nel caso si contesti la violazione di un diritto costituzionale federale. Infatti Trump proprio questo sta sostenendo: laviolazione costituzionale’ determinata dal ‘doppio standard’ del controllo dei voti; la Pennsylvania avrebbeviolato la Costituzione degli Stati Uniti creando «un sistema di voto illegale a due livelli» in cui il voto di persona era soggetto a più supervisione rispetto al voto per posta.

Secondo le promesse dell’avvocato del Presidente, Rudy Giuliani, altre cause saranno intentate in svariati Stati.
Fino ad ora la campagna di Trump e i repubblicani hanno presentato accuse di irregolarità in cinque Stati chiave dove il Presidente eletto Joe Biden è in testa nel conteggio dei voti, sostenendo in ricorsi e dichiarazioni pubbliche che le autorità elettorali non avrebbero seguito le procedure corrette nello spoglio delle schede elettorali.

Ma prove solide di brogli ancora non sono state presentate. Piuttosto si stanno appellando a piccole irregolarità con l’obiettivo solo di ritardare il conteggio delle schede elettorali. Per altro, ricorsi che, anche se vinti, avrebbero un minimo peso in termini di voti scrutinati. Dichiarazioni e ricorsi in quantità che sembrano non avere, dunque, una reale ragione, l’impatto è più politico che elettorale, dietro il quale si nasconde, e neanche tanto, il solo vero obiettivo di arrivare alla Corte Suprema.

Secondo Giuliani ricorsi si starebbero per presentare in Pennsylvania per il mancato accesso degli osservatori agli uffici dove si svolge lo spoglio dei voti. In vari Stati gli osservatori elettorali sono stati sottoposti a restrizioni a causa della pandemia di coronavirus. Ci sono anche limitazioni mirate a evitare intimidazioni. Una distanza di sei metri fissata per l’ufficio elettorale di Philadelphia è stata contestata in tribunale e giovedì il tribunale ha deciso che deve essere ridotta a due metri purchè gli osservatori seguissero i protocolli anti-Covid. La campagna di Trump ha presentato ricorso a una corte federale accusando l’ufficio elettorale di violare la sentenza. Ma i funzionari della città sostengono di essersi comportati correttamente.
Il 5 novembre Kathy Boockvar ha detto che «ogni candidato e partito politico può avere un rappresentante autorizzato nella stanza per seguire lo spoglio. Alcuni uffici, come quello di Philly, hanno anche un livestream, quindi è possibile letteralmente guardare lo spoglio».
La battaglia legale in Pennsylvania si concentra anche sulla decisione dello Stato di contare le schede inviate per posta con il timbro della giornata elettorale, ma arrivate fino a tre giorni dopo. Per ora il giudice della Corte suprema Usa Samuel Alito ha stabilito che le schede arrivate in ritardo vanno separate dal resto e contate separatamente. Si tratta comunque di poche migliaia di voti che non potrebbero cambiare il risultato.

Altro Stato vinto da Joe Biden, in cui la campagna di Trump ha cercato inutilmente di fermare il conteggio, sostenendo che non era stato dato accesso agli osservatori, è il Michigan. Un giudice ha respinto il ricorso sostenendo che non c’erano prove sufficienti della presunta violazione della procedura.

La campagna dell’ex Presidente ha annunciato che chiederà un riconteggio in Wisconsin «sulla base delle anormalità riscontrate» nell’election day martedì scorso, anche se non proporrà ricorso in tribunale. Non è chiaro quando il riconteggio avrà luogo: solitamente avviene solo dopo che è finito il conteggio ufficiale. La scadenza per questo adempimento in Wisconsin è il 17 novembre.

Il partito repubblicano del Nevada ha affermato che «sono state identificate migliaia di individui che hanno apparentemente violato la legge votando dopo essersi trasferiti dal Nevada». Il team legale di Trump ha prodotto un elenco di persone che avrebbero votato pur non vivendo più nello Stato. Ma la lista da sola non è indicativa di una violazione, dato che le persone che si trasferiscono dal Nevada fino a 30 giorni prima di un’elezione possono ancora votare in Nevada, così come gli studenti del Nevada che studiano altrove. Il ricorso si concentra sulla contea di Clark, dove l’anagrafe ha già replicato: «non siamo a conoscenza di schede che sono state impropriamente spogliate».
Un altro ricorso, nei quali i repubblicani cercavano di impedire l’uso di una macchina per la verifica delle firme, in quanto non avrebbe funzionato correttamente, è stato respinto da un giudice federale.

Respinto al mittente un ricorso repubblicano per bloccare lo spoglio nella contea di Chatham County, in Georgia. Secondo le accuse gli osservatori del partito avrebbero visto una donna «aggiungere cinquanta schede nella pila in cui si trovavano le schede postali non contate». Il giudice ha stabilito che non ci sia “alcuna prova” di questa irregolarità.

La campagna di Trump ha fatto ricorso in Arizona. Secondo l’accusa, alcuni elettori repubblicani sono stati costretti a segnare le loro schede con pennarelli indelebili che non verrebbero letti dalla macchine di voto. Il loro voto sarebbe quindi stato annullato. Il ricorso verrà esaminato nei prossimi giorni, ma il segretario di Stato dell’Arizona ha già commentato «si attaccano a qualunque cosa».

I prossimi giorni probabilmente riserveranno altri ricorsi, ma c’è da credere che tutta l’attenzione sarà riservata al raggiungimento della Corte Suprema, tutto il resto sono quisquilie.

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