giovedì, Ottobre 29

USA2020: quando la TV affonda Trump Ecco perché il confronto con Joe Biden nella formula di due ‘Town Hall Debate’ paralleli sembra non aver portato bene al Presidente uscente

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La vicenda di quello che avrebbe dovuto essere il secondo faccia a faccia fra Donald Trump e Joe Biden, originariamente programmato per il 15 ottobre e che, complice la positività del Presidente a COVID-19, si è trasformato in un anomalo confronto a distanza, è solo l’ultima, in ordine di tempo, delle tante ‘stranezze’ che hanno punteggiato l’attuale campagna presidenziale USA. Cancellato dopo la notizia della positività di Trump al Coronavirus, riprogrammato come dibattito virtuale dopo la sua dimissione dal Walter Reed Medical Center, lo scorso 6 ottobre, nuovamente cancellato per l’indisponibilità di Trump a partecipare a un incontro ‘soltanto’ virtuale, il confronto ha preso, infine, la forma di due Town Hall Debateparalleli, con i candidati presenti di persona in due diverse parti del Paese e impegnati a rispondere alle domande degli elettori riuniti nelle due ‘venues (il National Constitution Center di Philadelphia per Biden, il Pérez Art Museum di Miami per Trump) e dei due moderatori, i giornalisti televisivi George Stephanopoulos (ABC News) e Savannah Guthrie (NBC News).

Nell’insieme, questa formula non sembra avere portato bene al Presidente uscente. Secondo gli osservatori, Biden si sarebbe comportato, nel complesso meglio, mentre Trump avrebbe subito di più il ‘pressing’ della moderatrice, risultando elusivo su diverse questioni, prime fra tutte quelle – critiche – riguardo alla gestione della pandemia e alla ripresa post-COVID. Anche la distanza fisica del rivale (le due ‘venues’ erano, comunque, in collegamento video) avrebbe penalizzato ‘The Donald’impedendogli di deviare dal discorso come fatto ripetutamente durante il primo dibattito e mettendo in luce la fragilità delle sue argomentazioni. Al contrario, Biden (in questo aiutato da un atteggiamento più ‘soft’ del moderatore) avrebbe dimostrato maggiore ‘mestiere’ nel gestire le domande che sono state poste dal pubblico, oltre che una maggiore familiarità con i meccanismi del ‘Town Hall Debate. Tuttavia, anche su questo fronte non sono mancate le incertezze e le ambiguità, fra l’altro sul tema caldo di un possibile aumento del numero dei giudici della Corte Suprema, proposto da diversi esponenti democratici come strumento per ridimensionare il peso dell’attuale maggioranza conservatrice.

Nemmeno il confronto a distanza sembra, quindi, essere stato risolutivo. Sembra, però, degno di nota il fatto che, a poche settimane dal voto, i due candidati siano tornati a confrontarsida vivocon i propri elettori. La dimensione ‘personale’ – dai grandi raduni alle ‘Town Hall’ – è sempre stata una componente importante delle campagne elettorali statunitensi ed è stata la dimensione che la pandemia ha penalizzato di più. Donald Trump si è sempre mosso meglio in questa dimensione che in quella televisiva e potrebbe forse essere questa una delle ragioni che ha portato la Casa Bianca a optare per questa l’inedita forma del confronto a distanza. Altrettanto significativa è la scelta delle sedi dei due incontri: Pennsylvania e Florida sono tradizionalmente due Stati contesi (‘battleground’) ed entrambi possono portare al mulino dei candidati un numero significativo di ‘grandi elettori’ (rispettivamente 20 e 29). E’, quindi, su Stati come questi (soprattutto sugli Stati ‘in bilico’ come Iowa, Ohio, North Carolina, Arizona e Georgia, oltre che sulla stessa Florida) che, nei prossimi giorni, si appunterà la loro attenzione.

Nonostante i sondaggi a livello nazionale (compresi quelli normalmente favorevoli alla Casa Bianca) tratteggino una situazione largamente definita, i margini di incertezza restano, infatti, parecchi. Secondo l’ultimo Battleground Tracker di CBS News, gli Stati ‘in bilico’ (‘toss up’) spostano oggi 96 voti, non abbastanza per consegnare rielezione nelle mani di Donald Trump ma sufficienti a fare sì che Biden superi di soli nove voti la soglia necessario a diventare Presidente (270 voti). A titolo di confronto, nel 2016 Trump ha raccolto 304 voti elettorali, sempre contro una soglia di 270. In altre parole, a poco più di due settimane dal voto, i margini d’azione rimangono ampi per entrambi i contendenti. Da entrambe le parti, oltre che conquistare gli Stati ‘in bilico’ è, infatti, necessario consolidare le rispettive posizioni in quelli comunque ‘non sicuri’, tendo conto anche dell’influenza dei diversi candidati ‘indipendenti’ (in particolare la ‘libertarianJo Jorgensen e il verde Howie Hawkins, la prima in lista in tutti i cinquanta Stati, il secondo nei ventinove maggiori), che sebbene fuori dalla ‘vera’ corsa per la Casa Bianca possono muovere voti potenzialmente preziosi per i due concorrenti principali.

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