venerdì, Novembre 27

USA2020: elezioni che fanno paura E’ raro, afferma Crisis Group, che le elezioni statunitensi minaccino di andare fuori dai binari in un modo da mettere in discussione la capacità e la resilienza delle istituzioni democratiche. Ora tutto questo sta accadendo

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Capita raramente che una organizzazione come Crisis Group si debba occupare di Stati Uniti, ancora meno di elezioni negli Stati Uniti. Solitamente le elezioni delle quali Crisis Group si deve occupare sono quelle dei Paesi caratterizzati da un eclatante deficit di democrazia, là dove l’organizzazione svolge attività volta a prevenire o mitigare conflitti e violenze, molto spesso, almeno in alcune arre del mondo, pre o post elettorali. In questi giorni, invece, l’organizzazione ha concentrato la sua attenzione sul voto negli Stati Uniti. A preoccupare è la carica di violenza che sta attraversando USA2020.

Gli americani sono abituati alla rancorosità delle campagne elettorali per le presidenziali, ma «a memoria d’uomo non hanno affrontato la prospettiva realistica che l’incumbent possa rifiutare il risultato o che possa derivare violenza armata. La situazione è cambiata nel 2020 a causa dell’emergere di fattori di rischio che avrebbero causato problemi in qualsiasi Paese: polarizzazione politica legata a questioni di razza e identità; l’ascesa di gruppi armati con programmi politici; le probabilità più alte del solito di un risultato contestato; e il Presidente Donald Trump, un leader che troppo spesso ha corteggiato il conflittoper promuovere i suoi interessi personali e politici».
La
probabilità di disordini può diminuire o aumentare in funzione delle dinamiche della campagna elettorale, «ma è quasi certo che rimarrà e aumenterà se una delle parti avrà l’impressione che il voto sia stato truccato».

Questo rischio di alti tassi di violenza, secondo Crisis Group, non deve stupire, il «Paese può essere in pace», «ma non è particolarmente pacifico».
Nella storia del Paese vi sono le radici di tale polarizzazione violenta. «Gli Stati Uniti hanno assistito alla schiavitù, alla guerra civile, al linciaggio, ai conflitti sindacali e alla pulizia etnica delle popolazioni indigene. Le ferite di quelle eredità non sono mai guarite del tutto. Il Paese è inondato di armi da fuoco, ha livelli di omicidi con armi da fuoco ineguagliati da qualsiasi altro Paese ad alto reddito ed è sede di un movimento di supremazia bianca profondamente radicato chesecondo gli esperti del governo degli Stati Uniti sta crescendo in virulenza. L’ingiustizia razziale, la disuguaglianza economica e la brutalità della Polizia sono fonti croniche di tensione, che periodicamente sfociano in manifestazioni pacifiche e, a volte, disordini civili. L’ondata di protesta che ha seguito l’uccisione da parte della polizia di un uomo di colore disarmato, George Floyd, nella più grande città dello stato del Minnesota, Minneapolis, il 25 maggio è diminuita ma non si è completamente placata».

E’ raro, afferma Crisis Group, «che le elezioni statunitensi minaccino di andare fuori dai binari in un modo da mettere in discussione la capacità e la resilienza delle istituzioni democratiche del Paese, o che l’uso o la minaccia della forza possainfluenzare il risultato».  Momenti di crisi si sono avuti nel caso del riconteggio dei voti del 2000, quando a sfidarsi erano il democratico Al Gore e il repubblicano George W. Bush, e nel 1876 quando in pista vi erano Samuel Tilden, per i democratici, e Rutherford B. Hayes per i repubblicani. Ma la situazione di USA2020 è diversa. A fare la differenza «è il modo in cui si sommano i fattori di rischio»

Il Paese sta affrontando un livello di sconvolgimenti sociali e politici che non viveva dagli anni ’60. «I principali partiti sono  polarizzati  su questioni di identità nazionale, con molti democratici che lo vedono come un  momento decisivo  per l’impegno del Paese verso le norme democratiche e molti repubblicani che vedono Trump come un baluardo contro  i  cambiamenti culturali  e  demografici che temono siano fondamentali, alterando il carattere della Nazione»E poi c’è il massiccio voto per corrispondenza motivato dalla pandemia che darà adito a contestazioni. In questo quadro, «ci si può aspettare che entrambe le parti combattano qualsiasi controversia fino in fondo». In  questo scenario,«leggi elettorali contorte potrebbero portare a mesi di tesa indecisione»

Durante il voto -magari in Stati come Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, i cui voti elettorali potrebbero rivelarsi determinanti nella vittoria di uno o l’altro dei candidati-, oppure nei successivimesi di incertezza’ e battaglie legali tra Trump e Biden, l’elemento incendiario che potrebbe sfuggire al controllo è rappresentato dalla «minaccia crescente di gruppi, cellule e attori armati di destra», come sorpresi a complottare per rapire Gretchen Whitmer, il governatore democratico dello Stato del Michigan. «Tali gruppi potrebbero mobilitarsi per intimidire gli elettori alle urne o, se il risultato è contestato, fomentare il caos nelle strade». A questa destra armata si potrebbero aggiungere «attivisti anti-authorityche a volte si sono insinuati in proteste anti-razziste altrimenti pacifiche nel corso dell’ultimo anno».

E poi il secondo, principale e determinante fattore, questo assolutamente fuori ogni tipo di ‘controllo’, «è lo stesso Presidente Trump. Non ci sono precedenti nella storia moderna degli Stati Uniti per la retorica tossica del Presidente -che richiede regolarmente l’incarcerazione di oppositori politici, dà quello che sembra essere un ammiccante sostegno ai suprematisti bianchi e usa una retoricaintrisa di riferimenti marziali che probabilmente sembrano chiamare i suoi sostenitori alle armi». A tutto ciò si aggiunge il rifiuto a impegnarsi a lasciare l’incarico pacificamente in caso di vittoria di Biden, facendo passare il messaggio che lui può perdere solo in caso di elezioni truccate.

A fare da argine a questo possibile picco di violenza destabilizzante, secondo Crisis Group, il personale militare «apolitico, che quasi certamente resisterà ai tentativi di utilizzo illegale, una stampa vivace e una società civile che assicurano un controllo significativo sul potere esecutivo».

Altri elementi di tenuta sarebbero rappresentati dal fatto che, da una parte i candidati locali sembrano usare toni molto più pacati e alcuni, sostenendo pacificamente il processo democratico, hanno dichiarato pubblicamente che accetteranno nel caso la sconfitta senza traumi, dall’altra i leader di entrambi i partiti (inclusi, in particolare, i leader repubblicani di alto livello) hannodichiarato pubblicamente che sono consapevoli che il loro candidato potrebbe perdere. «Più elettori credono nella possibilità di una perdita legittima, meno convincenti saranno le accuse demagogiche di brogli elettorali».

In considerazione di tutto ciò, secondo Crisis Group, i governi statali e locali, con il sostegno della società civile, dovrebbero raddoppiare gli sforzi per garantire che gli elettori possano votare, e i funzionari conteggiare schede libere da intimidazioni», i media dovranno astenersi dal diffondere «risultati prematuramente o fornire ai candidati una piattaforma per dichiarare la vittoria fino a quando il processo istituzionale non avrà completato il suo corso», e i leader stranieri astenersi da congratulazioni affrettate che possano apparire come interferenze nel pacifico trasferimento del potere.

Se gli Stati Uniti non riuscissero esprimere elezioni pacifiche e un altrettanto pacifico trasferimento dei poteri nel caso di vittoria di Biden, secondo Crisis Group, sarebbe un fallimento delle istituzioni democratiche gravissimo «per il popolo americano, per il governo del Paese, per la credibilità della Nazione e quindi la sua influenza all’estero e per partner che (anche dopo quattro anni di Trump) si rivolgono ancora agli Usa per una misura di stabilità e sicurezza». Le possibilità di schivare questo ‘proiettile’ e riparare le fratture sociali che si sono create ci sono ancora.

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