lunedì, Ottobre 14

USA vs Iran: l’osso duro è il Golfo Visita lampo di Pompeo in Arabia Saudita e Emirati, decisamente contrari alla guerra contro l’Iran. Il trilaterale in corso a Gerusalemme e la conferenza Peace to Prosperity: tutto in chiave anti-Iran

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Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, incontra oggi i vertici di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti per fare il punto sulla crisi con l’Iran, mentre a Washington Donald Trump prepara a nuove pensanti sanzioni contro Teheran, probabilmente nel mirino il settore del gas e il meccanismo finanziario europeo  INSTEX, meccanismo a sostegno degli scambi commerciali -creato da Francia, Gran Bretagna e Germania, a gennaio, per consentire il commercio in corso con l’Iran- che dovrebbe iniziare a funzionare a breve.

Pompeo arriverà nella penisola arabica con uno svantaggio dalla sua: qualche giorno fa, il Senato americano ha approvato una serie di risoluzioni volte a bloccare 22 partite di vendita di armi, per un valore di 8 miliardi di dollari, all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti.
Un fatto che oltre a creare qualchefastidioai colloqui di Pompeo, sta soprattutto a indicare che i parlamentari stanno dando pesanti e chiarissimi segnali di autentica insofferenza verso la politica estera di Trump, in particolare verso le strette relazioni dell’Amministrazione Trump con gli alleati del Medio Oriente. Non ultimo perché il colpo decisivo è arrivato da sette senatori repubblicani che hanno votato con i democratici, e queste risoluzioni sono solo l’ultimo di una serie di  voti bipartisan con i quali il Senato -controllato dai repubblicani- ha messo in discussione i rapporti dell’Amministrazione Trump con l’Arabia Saudita. Tra i più importanti di questi voti ‘problematici’ per Trump, anche quello, a marzo, per una risoluzione volta a porre fine al supporto militare degli Stati Uniti alla coalizione saudita nello Yemen.

L’Amministrazione aveva approvato le 22 vendite lo scorso mese utilizzando i poteri derivati dallo stato di emergenza per bypassare l’usuale procedimento di revisione del Congresso, scelta giustificata da Pompeo con la scusa dell’escalation delle tensioni con l’Iran, la crisi con l’Iran, richiedeva, insomma, la vendita accelerata di armi ai due alleati. Il Senato ha considerato che la guerra guidata dai sauditi nello Yemen e il caso dell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, -che vedrebbe implicato direttamente il principe ereditario Mohammad bin Salman Al Saudobbligano a rivedere la decisione di consegnare al Paese armi così sofisticate.
Ora la parola passa alla Camera, mentre la Casa Bianca ha già fatto sapere che porrà il veto alle risoluzioni. In altre parole, è probabile che le vendite si concludano positivamente, ma resta un problema non da poco: la contrarietà di una fetta importante del Parlamento alle politiche di Trump nella penisola araba. Il che per la campagna elettorale di Trump non fa certo bene, e disturba la relazione USA-Arabia Saudita nel momento forse più critico del rapporto con l’Iran.

A ciò si aggiunga che Pompeo, secondo molti osservatori, troverà i Paesi del Golfo decisamente contrari a una guerra USA-Iran. La scontro a bassa intensità tra i due Paesi ha già «comportato attacchi agli interessi arabi del Golfo, che sono in molti modi i più vulnerabili obiettivi di Teheran», afferma Hussein Ibish, analista senior del Arab States States Institute di Washington. «Come sempre, gli interessi, le reazioni e l’impegno dei Paesi arabi del Golfo variano notevolmente date le loro diverse prospettive. Tuttavia, esiste un’area di accordo generalizzato: la regione del Golfo e il Medio Oriente non hanno bisogno o vogliono un conflitto tra Stati Uniti e Iran. I Paesi del Golfo «sarebbero tra i primi obiettivi dell’azione militare iraniana».

Molto probabile che nella breve visita nella penisola arabica Pompeo consulti gli alleati sul trilaterale iniziato oggi a Gerusalemme tra Stati Uniti, Russia e Israele, che vedrà protagonisti consiglieri per la sicurezza nazionale.
Al centro dei colloqui -che, secondo alcuni analisti sono una tappa potenzialmente importante nel rinnovamento del dialogo USA-Russia e nell’affermazione di un dialogo costruttivo tra Israele e Russia, secondo altri una riunione imbarazzante per la Russia- che si tengono in Israele, il futuro della Siria e la questione Iran.  Proprio nelle discussioni sul futuro della Siria si capirà fino a che punto Mosca è disponibile a spingersi per sostenere Teheran, che punta al controllo del confine tra Iraq e Siria e dei giacimenti minerari nella Siria orientale. Secondo gli osservatori moscoviti si tratta di un vertice destinato a fallire, in quanto la Russia non accetterà mai di voltare le spalle ad un fedele alleato quale l’Iran.

Nulla è trapelato, ma, sia nel corso degli incontri lampo di Pompeo che nell’incontro dei consiglieri per la sicurezza, è probabile che si affronti anche il tema della conferenza Peace to Prosperity che si aprirà martedì in Bahrain.  Una conferenza che, secondo molti osservatori, rappresenta una buona occasione per rafforzare i rapporti tra Israele e i Paesi del Golfo in chiave anti-iraniana.
L’Autorità  Palestinese ha fatto sapere, poche ore fa, ufficialmente, che non parteciperà alla conferenza. Il Presidente Mahmud Abbas ha affermato che non è possibile discutere gli aspetti economici prima di finalizzare una soluzione politica.  E, secondo alcune fonti, i palestinesi sarebbero già informati che la componente politica del piano -che potrebbe essere resa nota entro fine anno- non menzionerà la creazione di uno Stato palestinese indipendente.
Una conferenza funzionale all’immagine e alle mire anti-Iran degli USA, non certamente per la strutturazione di un vero piano di pace Israele-Palestina. Cosa ben chiara a tutti i partecipanti, «Non credo che l’assenza di leader politici palestinesi faccia alcuna differenza per il desiderio dell’Amministrazione statunitense di approfondire la nascente, ma non dichiarata, alleanza tra sé stesso, Israele e alcuni Stati arabi del Golfo contro l’Iran», ha dichiarato l’analista del Medio Oriente Neil Partrick, analista specializzato in politica estera saudita del Carnegie Endowment for International Peace.

Il seminario – guidato dal genero e consigliere di Trump, Jared Kushner – si concentrerà sugli aspetti economici del piano a lungo ritardato del Presidente degli Stati Uniti per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Piano che mira a raccogliere più di $ 50 miliardi per i palestinesi e creare un milione di posti di lavoro per loro entro un decennio.

L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti partecipano all’incontro di due giorni, ma non è chiaro se parteciperanno altri alleati degli Stati Uniti – Kuwait, Oman e Qatar. Israele  prenderà parte, ma ancora non è chiaro se saranno rappresentanti governativi o dirigenti d’impresa.  L’Egitto e la Giordania saranno rappresentati da alti funzionari del Ministero delle finanze. I Paesi arabi che partecipano al seminario in Bahrain sono pressati da parte palestinese, il piano di pace degli Stati Uniti può solo, sono convinti, liquidare la loro causa.

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