sabato, Giugno 6

USA VS COVID-19: Militari in campo, e non bastasse la Nato In pista le due navi ospedale della Marina militare americana, ma se la NATO può usare l'articolo 5 per combattere un attore terroristico non statale che colpisce gli USA, perché non combattere anche il COVID-19 che colpisce i membri NATO?

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Militari in campo, e non bastasse la Nato contro il coronavirus COVID-19.
In Italia i militari sono già da alcuni giorni in servizio sotto traccia, da oggi scendono in strada. Alcuni contingenti dell’Esercito sono in arrivo in Campania per affiancare le forze dell’ordine nei controlli sul territorio necessari per il rispetto dei divieti sanciti dalle ordinanze nazionali e regionali relative al contenimento del coronavirus. Nella prima fase saranno impegnate 100 unità, poi si procederà a una programmazione più organica.

Negli Stati Uniti ieri il Presidente Donald Trump,ha annunciato che una nave ospedale della Marina militare, la USNS Comfort, al momento a Norfolk, in Virginia, attraccherà al porto di New York, una seconda, la USNS Mercy, collocata a a San Diego, in California, andrà sul Pacifico.
Le navi, dotate di 1.000 posti letto
e due sale operatorie ciascuna, saranno varate nella prossima settimana. Obiettivo del dispiegamento è alleviare gli ospedali civili che saranno chiamati a ricevere un gran numero di pazienti affetti da coronavirus. Le navi ospedale non sono adatte a contenere focolai di malattie infettive, non hanno le attrezzature di contenimento, ma possono essere utilizzate per trattare pazienti non coronavirus mentre le strutture mediche esistenti si concentrano sul trattamento del coronavirus. Il Pentagono intanto ha messo a disposizione i suoi 16 laboratori per realizzare i test del coronavirus, mentre sta distribuendo al suo personale mascherine e altro materiale di protezione.
L’Aeronautica militare, intanto, sarà impegnata nel trasporto dei kit per i test coronavirus e per eventualmente essere di supporto nell’evacuazione dei malati.

L’impegno delle strutture militari, e nello specifico di queste due navi ospedale, era stato ipotizzato e analizzato pochi giorni prima da Mark F. Cancian,Consigliere senior, del programma di sicurezza internazionale del Center for Strategic and International Studies (CSIS), il quale è molto cauto nell’utilizzo dell’Esercito americano in questa crisi sanitaria.

Le forze militari statunitensi possono essere utilizzate per le emergenze domestiche, è già accaduto nella storia degli Stati Uniti. Ad esempio, le unità militari hanno combattuto gli incendi boschivi negli Stati Uniti occidentali quando le capacità di servizio locale e forestale erano inadeguate. Le truppe hanno fornito soccorso in caso di catastrofe, per esempio nel caso dell’uragano Katrina nel 2005 e dell’uragano Sandy nel 2012. Ma attenzione: «Quando le truppe vengono usate a livello nazionale, la questione delle ‘autorità’ diventa fondamentale. Tale autorità è intenzionalmente ristretta e sembra non consentire di usare truppe in una crisi umanitaria come quella determinata da una pandemia. Tuttavia, gli avvocati possono essere abbastanza fantasiosi nel trovare modi per estendere la legge», sostiene Cancian.

I soldati sono pesantemente armati e gli è stato insegnato a considerare la popolazione come una ‘minacce’. «L’uso dei soldati per le forze dell’ordine comporta il rischio di abusi e incomprensioni. Il post-Katrina di New Orleans ne ha fornito un buon esempio».

Detto questo, però, due tipi di forze militari sarebbero molto utili: unità mediche e strutture di base per la quarantena. Il personale medico sarebbe importante se il numero di infezioni superasse ciò che il sistema sanitario civile pgestire, ed è assodato che il sistema sanitario americano è decisamente carente. L’Esercito poi ha strutture ospedaliere per il suo personale e per le famiglie del personale in attività così come per gli ex militari in pensione, nel caso di una pandemia sarebbe probabilmente occupato da questo tipo di pazienti, per tanto non utilizzabile dai civili.

La maggior parte delle capacità mediche in tempo di guerra è nelle riserve, in particolare nella Riserva dell’esercito. «Queste unità mediche potrebbero essere mobilitate e inviate in aree particolarmente colpite. Il problema è che tali mobilitazioni allontanano i riservisti medici dalle loro attività mediche civili, indebolendo così alcune località e rafforzandone altre. Queste mobilitazioni dovrebbero essere mirate in modo che le unità di riserva provengano da aree meno colpite», prosegue Cancian.

La USNS Comfort, e la USNS Mercy, si schierano periodicamente per le emergenze. Ad esempio, si sono schierati in Medio Oriente per l’Operazione Desert Storm, Haiti per il disastro umanitario dopo il terremoto del 2010 e Puerto Rico nel 2017 dopo la devastazione dell’uragano Maria. Essendo navi, potrebbero essere eccellenti per separare i malati dal resto della popolazione generale.

Inoltre, «la Marina ha navi anfibie con grandi aree di attracco e strutture mediche, con le grandi porta-elicotteri (LHA, LHD) con ampie strutture mediche. In caso di emergenza, questi potrebbero anche essere messi in servizio come reparti di quarantena».

Le basi militari sono state utilizzate per mettere in quarantena i cittadini di ritorno dall’estero. Cancian. «Le basi militari sono adatte a tali missioni perché l’accesso può essere facilmente controllato, a differenza del settore civile, che tende ad essere più poroso. Poiché alcuni civili possono ribellarsi alle restrizioni della quarantena le strutture sanitarie possono fornire un migliore controllo. Lebasi militari hanno già una gamma completa di capacità già operative (mediche, alimentari, abitative, persino ricreative come palestre) che consentono loro di trascorrere facilmente una quarantena».

Sempre a dopo la dichiarazione dell’emergenza nazionale, un analista di Atlantic Council, Frederick Kempe, si è spinto oltre, consigliando difar scattare l’articolo 5 della NATO. Richiamando quanto accaduto dopo l’11 settembre 2001, quando per la prima volta nella storia della NATO, gli alleati europei e canadesi hanno innescato l’impegno dell’articolo 5 dell’alleanza per la difesa comune.
«Dovrebbe offrire alla comunità transatlantica una dichiarazione di guerra ai sensi dell’articolo 5 contro questo patogeno mortale», afferma Kempe.
Se la NATO può usare l’articolo 5 per combattere un attore terroristico non statale che colpisce gli Stati Uniti, perché non combattere anche il COVID-19 che colpisce i membriNATO? «Date le attuali divisioni transatlantiche, ora c’è molto più bisogno che dopo l’11 settembre per un gesto simbolico di unità».

L’America, afferma Kempe, «avrà bisogno dell’Europa, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti nel 2009, poiché questa crisi sanitaria sta rapidamente diventando una crisi dei mercati e finanziaria che potrebbe essere affrontata in modo molto più efficace attraverso misure coordinate di stimolo della salute pubblica e fiscale». E aggiunge: «sarebbe irresponsabile non iniziare i colloqui tra le principali economie e democrazie del mondo su quali tensioni vedono nel sistema e su quali piani di emergenza dovrebbero intraprendere. Rispetto al 2009, i livelli di indebitamento record del mondo e i suoi tassi di interesse da bassi a negativi offrono capacità molto inferiori e quindi richiedono una causa ancora più comune».

Il blocco dei voli tra gli USA e l’Europa deciso da Trump senza preventivamente consultare l’Europa, secondo Kempe, ha «ulteriormente sottolineato quanto siano divisi gli Stati Uniti e i suoi partner europei quando dovrebbero essere più uniti»

«Le crisi rendono le istituzioni e le relazioni più forti o più deboli, ma non le lasciano invariate. Il pericolo politico di una pandemia è che i Paesi -proprio come alcuni individui- sentano che sono tutti per se stessi».

Gli europei, afferma Kempe, stanno iniziando a mostrare più solidarietà tra loro, è ora che gli Stati Uniti riparino al guaio del blocco dei voli, e «per quanto fantasiosa possa sembrare questa idea, è tempo di invocare l’articolo 5 della NATO per combattere il virus. Potrebbe essere necessaria un’azione drammatica per riparare il danno transatlantico che è stato fatto».

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