sabato, Dicembre 7

Usa: una guida per sapere tutto delle elezioni di midterm Chi si va eleggere, la posta in gioco considerata capitale, i sondaggi

0

Domani  6 novembre gli Usa terranno le prime elezioni legislative da quando il presidente Donald Trump è arrivato alla Casa Bianca, un appuntamento considerato un ‘referendum’ sul Presidente e nel quale i democratici puntano a riprendere il controllo di almeno una delle due Camere, attualmente in mano ai repubblicani.  Si tratta della più importante tornata elettorale americana dopo quella con cui si elegge il Presidente.

Le elezioni di midterm (metà mandato) sono così chiamate perché avvengono ogni due anni, appunto a metà strada del percorso del Presidente in carica: determinano il partito politico -repubblicano o democratico- che avrà la maggioranza per i successivi due anni.
Gli americani, dunque, saranno chiamati a votare per il rinnovo di parte del Congresso, ovvero di tutta la Camera House of Representatives- (435 seggi, assegnati a livello statale in proporzione alla popolazione di ogni Stato) e di un terzo del Senato (35 seggi su 100): tempi diversi utili a garantire che non si debba votare in uno stesso momento tutto il rinnovo del Congresso. Negli Stati Uniti Camera e Senato hanno poteri simili, anche se non identici. Mentre la Camera rappresenta il popolo’, il Senato rappresenta idealmente gli Stati: ogni Stato elegge 2 senatori, a prescindere dalla sua popolazione.
In queste elezioni di metà mandato 2018, si rinnovano anche 36 Governatori (su 50) e 6.665 cariche statali e migliaia di incarichi a livello locale, e si vota per  155 referendum in 37 Stati.
Sulle elezioni midterm pesa, come al solito, l’incognita dell’astensione. Storicamente, è  solo il 40% della popolazione a votare alle elezioni di metà mandato, mentre nelle consultazioni presidenziali la percentuale varia dal 50 al 60%. Si sono succeduti per questo numerosi appelli ad andare alle urne, da parte di personaggi in vista.

Queste elezioni midterm costate più di 5 miliardi di dollari, battendo tutti i record della storia Usa per un voto non presidenziale. E’ quanto emerge dai dati della Federal Election Commission, analizzati dal Center for Responsive Politics. I candidati in corsa per il Congresso degli Stati Uniti hanno raccolto 3,96 miliardi di dollari (dati aggiornati alla fine del mese scorso) mentre quelli che puntano ad incarichi statali sono riusciti ad ottenere oltre un miliardo. A raccogliere più finanziamenti sono stati i democratici. Alle Midterm del 2014 erano stati spesi 3,67 miliardi, la cifra più alta fino al nuovo record del 2018. Soldi investiti, in gran parte, da pochi individui, fatto che dovrebbe far riflettere sull’influenza eccessiva che pochi miliardari hanno sull’esito delle elezioni. I principali donatori sono stati Sheldon e Miriam Adelson, che hanno versato 113 milioni di dollari a sostegno dei repubblicani; poi, il primo donatore democratico, Thomas Steyer, ex manager di hedge fund, con 50,7 milioni di dollari.

Perchè sono importanti i numeri alla Camera e al Senato

Tutti gli occhi degli osservatori sono puntati sugli equilibri di Camera e Senato: per quanto il Presidente degli Stati Uniti abbia ampi poteri, infatti, i provvedimenti legislativi devono necessariamente passare per l’approvazione di entrambi i rami del Congresso. Se i repubblicani -che attualmente detengono la maggioranza in entrambi i rami- dovessero perdere la maggioranza anche solo in una delle due camere, il Presidente diventerebbe quella che in gergo viene definitaanatra zoppa’ (lame duck). Una cosa del genere capitò anche a Obama: dopo i suoi primi due anni di mandato, i democratici persero la maggioranza sia alla Camera che al Senato in occasione delle midterm del 2010. 
La posta politica è enorme: dal voto di domani in sostanza dipende la governabilità del Paese nei prossimi due anni, per non parlare delle incognite e indecisioni in politica estera -dall’Iran alla Cina, all’Europa. Se si dovesse arrivare a un Congresso diviso, le possibilità di approvare leggi di una certa importanza sarebbero vicine allo zero.

I repubblicani mirano a galvanizzare l’elettorato serrando le fila attorno al Presidente, forte di una economia galoppante e di una disoccupazione ai minimi storici, anche se Trump ha preferito nei suoi comizi puntare sull’immigrazione e sulla ‘paura’ per l’invasione di immigrati con la scusa della carovana dal Sud America.
I democratici, invece, puntano ad alimentare la resistenzacivile contro l’amministrazione Trump e le sue politiche fortemente divisive, scommettendo su giovani, donne ed ovviamente minoranze. L’ex Presidente Barack Obama nelle ultime settimane di campagna si è speso molto, molto come Trump. Nell’ultimo weekend la campagna elettorale si trasforma in un duello, a distanza, tra Barack Obama e Donald Trump. Con toni di una durezza insolita tra un Presidente ed un suo predecessore, i due si sono attaccati in diversi comizi che hanno tenuto negli Stati dove domani si svolgeranno i duelli decisivi.
Storicamente, fin dai tempi della Guerra Civile (eccezion fatta per alcuni casi specifici), nelle elezioni di metà mandato il partito del presidente perde una media di 32 seggi alla Camera e due al Senato. Interessante  uno studio realizzato da Pew Research Center, che sottolinea, guardando agli ultimi 25 anni, il record di deputati, soprattutto repubblicani, che hanno deciso di non cercare la rielezione.

Celebrità, imprenditori, applicazioni per smartphone: arrivano da ogni parte sugli elettori americani le pressioni perché votino alle elezioni di metà mandato. I democratici puntano a una partecipazione più alta possibile, perché ciò andrebbe a vantaggio dei loro candidati. E, secondo le stime dell’esperto Michael McDonald, questo impegno ha già dato frutti: almeno 34 milioni di americani hanno scelto l’early voting, molti più dei 27 milioni che lo fecero nel 2014.

Tante le celebrità che sono scese in campo per promuovere il voto. La star della tv Oprah Winfrey negli ultimi giorni è stata in Georgia, dove ha bussato porta a porta alle case per chiedere di votare per Stacey Abrams, la candidata governatrice che potrebbe guidare lo Stato tradizionalmente repubblicano e diventare la prima afroamericana eletta per questo tipo di incarico negli Usa. Altre attrici, fra cui Winfrey Julianne Moore, Jodie Foster ed Ellen Pompeo, così come la cantante Cher, hanno invece lanciato un appello al voto in un video prodotto da Michael Bloomberg.
Numerose imprese si sono mobilitate per incoraggiare gli americani a fare il loro dovere di cittadini. I giganti del prêt-à-porter come Gap e Levi’s, i negozi Walmart,  ma anche le piattaforme di servizi auto come Lyft e Uber. Alcune imprese danno la giornata libera agli impiegati, perché vadano più facilmente ai seggi, mentre Lyft e Uber offrono sconti a chi avrà bisogno di un’auto il giorno del voto.
Anche i giovani, la cui partecipazione è particolarmente debole, sono oggetto di pressione. I servizi di streaming musicale Spotify e Pandora propongono playlist con link che permettono agli ascoltatori di registrarsi nelle liste elettorali o di individuare il proprio seggio. L’applicazione d’incontri Tinder manda invece dei messaggi che invitano gli utenti ad andare a votare, operazione inaugurata nelle presidenziali 2016.
Questi appelli non citano né Trump, né altri candidati, ma in genere fanno il gioco dei democratici, spiega Thomas Patterson, professore di scienze politiche all’istituto Kennedy di Harvard. Mentre gli elettori repubblicani sono ‘relativamente stabili’, le minoranze e i giovani che pendono di più verso il lato democratico sono, infatti, meno regolari e ‘reagiscono di più alle circostanze del momento’, spiega Patterson.

La polarizzazione della politica americana dovrebbe far crescere la partecipazione. Patterson e altri esperti si aspettano che l’affluenza superi il 40%, alcuni addirittura il 50%, dato che sarebbe inedito dall’inizio del XXesimo secolo. Questa volta l’elezione non si gioca sulle politiche locali, come solito le elezioni di Midterm, ma sulle posizioni pro-Trump e anti-Trump, ha spiegato ancora Patterson.

Come andrà finire?

C’è molta attesa per il primo vero test elettorale per Trump, dopo la sua vittoria alle presidenziali di due anni fa, e a dimostrarlo ci sono i numeri record del voto anticipato: oltre 34 milioni di persone hanno già espresso la propria preferenza, ovvero oltre il 50% in più di quelli che lo fecero alle elezioni di metà mandato di quattro anni fa.

L’affluenza è aumentata tra tutte le categorie di votanti, ma soprattutto tra i giovani e le minoranze. Un dato che fa ben sperare il partito democratico, che mai come quest’anno si affida alle donne per vincere, con 187 candidate alla Camera e 15 in Senato.
Al momento, i repubblicani hanno la maggioranza alla Camera e in Senato. Per ottenere il controllo della Camera, i democratici dovranno guadagnare 23 seggi. Secondo lultima analisi di ‘Politico, ci sarebbero 22 seggi in bilico e i repubblicani, per mantenere la maggioranza, avrebbero bisogno di conquistarne 21. L’ultima stima prevede un guadagno per i democratici compreso tra i 25 e i 40 seggi, sufficiente quindi a riconquistare la maggioranza. Secondo il sito di analisi fondato e diretto da Nate Silver,  ‘FiveThirtyEight’, le possibilità che i democratici ottengano la maggioranza sono pari all’85,8 per cento.
Sulla carta, anche in Senato i democratici potrebbero riconquistare la maggioranza, ma hanno soprattutto da perdere da queste elezioni: solo 9 dei 35 seggi in palio sono difesi dai repubblicani, mentre gli altri sono al momento occupati dai democratici (due, in realtà, sono occupati da indipendenti, che però in Aula votano con i democratici). Dieci seggi democratici da difendere, poi, sono in Stati dove il Presidente Donald Trump ha vinto nel 2016. Dei 9 seggi in mano repubblicana, solo pochi sono quelli dove esiste una concreta possibilità di vittoria dei democratici. Secondo ‘FiveThirtyEight’, i democratici hanno solo il 14,8% di possibilità di riconquistare il Senato.

Nell’ultimo sondaggio generale diramato oggi, i democratici mantengono un vantaggio sui repubblicani: 55% a 42%. Dal sondaggio della ‘Cnn’, inoltre, emerge che l’approvazione di Donald Trump è scesa al 39%, dal 41% di inizio ottobre. Il 55% degli intervistati disapprova l’operato del Presidente. Un elemento che potrebbe pesare, e non poco.

Quando sapremo?

Negli Stati della East Coast (dove la differenza di orario è di 6 ore rispetto all’Italia) la maggior parte dei seggi chiuderà tra le 19 e le 20, cioè tra l’una e le due di notte. Quando in Italia saranno le 2 di notte chiuderanno anche i seggi in molti Stati del Midwest e soprattutto in Texas. Dalle 3 termineranno le votazioni anche in Stati come Colorado, Arizona e New Mexico, mentre per aspettare che si finisca di votare in California, sulla costa occidentale, bisognerà aspettare le 5 del mattino, e addirittura le 6 per l’Alaska. A quel punto i risultati di molte sfide chiave saranno ormai chiari.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore