sabato, Dicembre 14

Usa-Ue: si riaccende il duello incentrato sul commercio La guerra dei dazi sembra destinata a riacutizzarsi

0

Tornano nuovamente ad esacerbarsi le tensioni tra Stati Uniti ed Unione Europea focalizzate sul commercio. Nei giorni scorsi, Donald Trump ha infatti annunciato l’imminenza di nuovi dazi su circa 11 miliardi di merci di produzione europea. Come ha spiegato il rappresentante al commercio degli Stati Uniti Robert Lighthizer, i settori più  colpiti saranno quello dei veicoli (aerei, elicotteri, motociclette, senza contare la relativa componentistica) e dell’agroalimentare (formaggi, yogurt, vini, agrumi, marmellate, burro, pesce, ecc.), ma forti ricadute le subiranno anche i comparti dell’abbigliamento, oltre a quelli legati alla fabbricazione di carta, plastica, tubi, orologi e persino chiodi.

Per la Casa Bianca, l’occasione d’oro per rilanciare la politica tariffaria contro il ‘vecchio continente’ si è presentata con il respingimento di uno dei due ricorsi (l’altro fu accolto) presentato dagli Usa all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc) contro Airbus, il consorzio aerospaziale europeo beneficiario di considerevoli sussidi pubblici grazie ai quali, sostengono i legali di Washington, l’azienda avrebbe avuto modo di finanziare la progettazione di alcuni modelli di velivolo che attualmente esercitano una concorrenza spietata alla statunitense Boeing. Nel maggio del 2018, l’Omc avvalorò questa tesi, stabilendo che miliardi di denaro pubblico erano stati illegittimamente incanalati nelle casse di Airbus per favorire a produzione dell’A-320 e dell’A-380. Allo stesso tempo, però, l’Organizzazione Mondiale del Commercio ha accertato che anche Boeing ha goduto di aiuti statali – per tramite dello Stato di Washington –, risultati determinanti per la produzione del modello Dremliner. Il fatto che entrambe le compagnie abbiano ricevuto l’illegittimo sostegno pubblico può far apparire fuori luogo l’atteggiamento aggressivo tenuto dal governo Usa, ma il discorso cambia radicalmente se si considera che, proprio in questi giorni, Boeing si trova sotto fortissima pressione in conseguenza dei due incidenti aerei che hanno alimentato forti dubbi circa la funzionalità dei sistemi software installati sul suo modello 737-Max e indotto numerosi Paesi a mettere a terra tutti gli aerei appartenenti alla categoria interessata.

D’altro canto, la battaglia contro Airbus – che si protrae quantomeno dal 2004 – va tuttavia a inscriversi nell’ambito di un confronto di ben maggiore portata; Trump e i suoi collaboratori ritengono infatti che il raggiungimento di un’intesa commerciale con la Cina sia ormai a portata di mano, ed è alla luce di questa previsione che va letta la decisione degli Usa di alzare nuovamente la posta in gioco nelle trattative con l’Unione Europea. Che proprio in questi giorni si trova impegnata alla composizione di una commissione incaricata di negoziare un nuovo accordo commerciali con le controparti statunitensi, che, stando alle intenzioni dei suoi promotori europei, punterebbe alla creazione di un’area di libero scambio concentrata sul settore della manifatturiera da cui sarebbero esclusi i prodotti agricoli, giudicata necessaria a impedire che l’amministrazione Trump tenga fede alla sua minaccia di imporre dazi del 25% su ogni singola automobile europea importata negli Usa. Un provvedimento che si abbatterebbe anzitutto sull’export della Germania (già provata dalla ristrutturazione del Nafta in direzione smaccatamente anti-tedesca attuata lo scorso anno) e sull’intera catena di subfornitori – tra cui quelli italiani – disseminata in mezza Europa di cui l’hub industriale tedesco si avvale come propria periferia fordista. Allo stesso tempo, tuttavia, l’imposizione di tariffe sull’import automobilistico dall’Europa risulta perfettamente coerente con la politica anti-Ue e anti-tedesca portata avanti con grande convinzione dell’amministrazione Trump.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore