giovedì, Agosto 6

USA-Russia: troppo grandi per la pace, troppo potenti per la guerra

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Proprio pochi giorni fa da Mosca avvisavano: i veivoli non autorizzati in Siria verranno considerati potenziali bersagli dalla difesa antiaerea russa. Evidentemente riferendosi alle forze della Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, il Cremlino ha deciso di non perdonare le azioni militari occidentali e israeliane sul suolo dell’alleato siriano.

Bashar al-Assad, per la Russia, è il legittimo Presidente della Repubblica Araba e, come da tradizione post-sovietica, la sovranità nazionale di un alleato è per il Cremlino sacrosanta. L’episodio del jet siriano abbattuto dagli Stati Uniti ha dato un ulteriore colpo critico alle relazioni tra la superpotenza e la sua ex (ma non troppo) rivale orientale: Mosca ha deciso di chiudere gli importantissimi canali di comunicazione col Pentagono – costantemente attivi fino ad ora e che avevano permesso alle due forze di non scontrarsi mai apertamente, e addirittura di collaborare pacificamente in alcuni, isolati, contesti (l’episodio della base di Kafr Jina, per esempio, dove Mosca ha collaborato con i Curdi supportati dagli Stati Uniti fornendogli una base militare).

Gli Stati Uniti si difendono: dal Pentagono fanno sapere di essere interessati alla guerra contro il solo Stato Islamico, e che l’abbattimento dell’aereo siriano è stato un caso di legittima difesa, provocato dal bombardamento di postazioni troppo vicine alle forze statunitensi impegnate in un’offensiva contro l’ISIS: «La coalizione non cerca una battaglia con il regime siriano, con la Russia o con le forze pro-regime, ma non esiterà a difendere la coalizione e i suoi partner da ogni minaccia». E’ però la presenza stessa di truppe straniere e – al contrario di quelle iraniane e russe – non invitato sul suolo siriano, il problema alla radice dei disaccordi.

Ieri notte ha avuto luogo un altro scontro:  un drone iraniano è stato abbattuto dai missili americani mentre avanzava in modo ostile contro le forze della coalizione. «La coalizione ha detto chiaramente a tutte le parti che le dimostrazioni di intenti ostili e azioni delle forze pro-regime contro la coalizione e i suoi partner in Siria non saranno tollerate», si legge in una nota del Pentagono.

Continui scontri che iniziano a erodere la pazienza delle parti. Dimitri Peskov, Portavoce del Cremlino, si dice «preoccupato» dalle azioni della Coalizione. Forse fiutando il pericolo l’Australia ha annunciato ieri di sospendere le operazioni aeree in Siria, assicurando successivamente che i combattimenti sarebbero ripresi. Non si tratta solo della Siria, ad ogni modo.

Anche l’Europa dell’Est è un terreno pericoloso. La continua espansione NATO e dell’Unione Europea verso est ha messo in guardia l’’orso’ russo, che si vede sempre più accerchiato. Ieri gli aerei di Mosca hanno intercettato veivoli spia Rc-135 americani nel baltico. Pericolose provocazioni per il Cremlino, ma anche in questo caso gli Stati Uniti si giustificano, negando qualsiasi intento o comportamento provocatorio da parte delle forze aeree del Pentagono.

Gli Stati Uniti si fanno agguerriti anche sul fronte economico, con la recente conferma del regime di sanzioni alla Russia. L’insolita reazione della Cancelliera tedesca Angela Merkel – che per una volta si oppone alla ‘linea dura’ commerciale di Washington – fa capire come, dopo anni di sanzioni, l’Europa stia ormai pagando un prezzo troppo alto per la geopolitica americana.

Peskov ha oggi dichiarato che «le sanzioni imposte negli ultimi anni mostrano che, naturalmente, il principio della risposta a queste misure è quello della reciprocità, chiaro e comprensibile», a una domanda riguardo alla ‘guerra economica’ da Ovest.

Insomma, il tanto atteso incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump, il confronto che mesi fa faceva sperare in una possibile normalizzazione delle relazioni tra le due più grandi potenze nucleari del mondo, si fa sempre più lontano. Peskov ha reso noto che i lavori per il meeting, atteso per l’estate, non sono neppure iniziati.

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