sabato, Ottobre 24

USA: quella ‘mano pesante’ che potrebbe non aiutare Trump Dare agli elettori qualche sicurezza diventa centrale in vista del voto di novembre e quella della ‘mano pesante’ potrebbe dimostrarsi una strategia controproducente

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Il perdurare degli incidenti e delle violenze che dalla fine di maggio infiammano gli Stati Uniti ha impresso una svolta evidente alla campagna elettorale di Donald Trump, che nelle ultime settimane sembra avere sempre più chiaramente abbracciato un approccio incentrato sul ‘law and order’. Dopo la possibilità, evocata agli inizi di giugno, di impiegare l’esercito per ripristinare l’ordine (possibilità che si è scontrata con l’ostilità degli stessi vertici delle Forze Armate), negli ultimi giorni il Presidente si è detto ripetutamente a favore del ricorso alle agenzie federali di law enforcementnelle città ancorafuori controllo. Negli ultimi giorni, in diverse parti del Paese, sembra, infatti, esserci stata una ripresa delle violenze, che ha interessato, fra le altre, città come New York, Philadelphia, Los Angeles, Chicago e Milwaukee. Il fatto che molte di queste città siano tradizionalmente guidate da giunte democratiche ha contribuito a esacerbare lo scontro. La ‘mano pesante’ che gli agenti federali hanno avuto nel reprimere le manifestazioni a Portland (e che, da più parti, è stata considerata la causa principale del loro degradare in scontri diffusi) è un altro elemento di tensione e porta acqua al mulino di quanti vedono nell’atteggiamento del Presidente i prodromi di una pericolosa deriva autoritaria.

La posizione della Casa Bianca (sostenuta dal Procuratore generale William Barr, che ha autorizzato l’invio di agenti federali a Kansas City, Chicago e Albuquerque, anche se non con compiti antisommossa) rischia inoltre di alimentare lo scontro con i governatori già affiorato intorno alla gestione dell’emergenza COVID-19. Diversi governatori (primo fra tutti quello dell’Oregon, la democratica Kate Brown) hanno, infatti, rilavato come i temi dell’ordine pubblico rientrino fra le competenze degli Stati e come le decisioni prese dalle autorità federali esorbitino, in realtà, dalla loro sfera d’azione. Infine, le immagini di personale del Department of Homeland SecurityUS Customs and Border Protection (DHS-CBP) privo di segni di riconoscimento che effettuava arresti fra i dimostranti a Portland sono un’altra fonte di tensione, con i vertici del DHS e della CBP impegnati a giustificare l’assenza di segni di riconoscimento come una misura precauzionale, a tutela della sicurezza degli agenti e delle loro famiglie, e a spiegare come l’intervento del personali coinvolto negli incidenti sia stato reso necessario dalla necessità di proteggere proprietà federali la cui integrità sarebbe stata messa a rischio da “criminali violenti”.

Prevedibilmente, la linea che separa i sostenitori dagli oppositori dell’intervento federale segue in larga misura la frattura politica democratici/repubblicani. Di fronte a una Casa Bianca apparentemente intenzionata ad accrescere il profilo della presenza federale nelle varie ‘aree calde’ del Paese (oltre alla città già citate, si parla del possibile invio di personale federale anche a Cleveland, Detroit e Baltimora, mentre il governatore Andrew Cuomo ha dichiarato che in un colloquio avuto con il PresidenteTrump, questi avrebbe espressamente escluso un loro invio a New York), in Senato sono già state avviate iniziative per garantire l’identificabilità del personale eventualmente impiegato in tale attività. E’, tuttavia, poco chiaro se e quanto queste iniziative saranno coronate da successo. Altrettanto incerto è l’effetto che potranno avere le richieste di numerosi politici locali ed esponenti di organizzazioni per la tutela dei diritti civili perché l’annunciato invio di personale federale non abbia luogo. Di fatto, in numerosi contesti, una mossa di questi tipo rischierebbe di gettare nuova benzina sul fuoco di una protesta che trova le sue radici proprio nel malcontento verso l’operato delle agenzie di law enforcement.

Anche per questo il Procuratore generale Barr è stato attento, nei giorni scorsi, a sottolineare il diverso ruolo degli agenti federali impegnati nella c.d. ‘Operazione Legend’ rispetto a quello del personale del DHS-CBP a Portland. Sul fronte democratico, sia il sindaco di Chicago, Lori Lightfoot, sia il governatore del New Mexico, Michelle Grisham, hanno espresso disponibilità a collaborare con le agenzie federali, a condizione che il ruolo di queste sia solo di supporto alle forze locali. In effetti, quello del ‘law and order’ è diventato un terreno scivoloso per tutti. Se da un lato violenze e incidenti concorrono, infatti, ad alimentare un clima di insicurezza che indebolisce la posizione di sindaci e governatori e alimenta la propaganda della Casa Bianca contro la loro presunta inefficienza, dall’altro, con un indice di approvazione in continuo calo e una lunga stringa di sondaggi sfavorevoli, nemmeno Donald Trump ha molto da guadagnare dall’attuale situazione dincertezza. Con la ripresa economica che si allontana e l’emergenza COVID-19 che sembra rialzare la testa, dare agli elettori qualche sicurezza diventa centrale in vista del voto di novembre e quella della ‘mano pesante’ potrebbe dimostrarsi una strategia controproducente, come anche i fatti di Portland sembrano confermare.

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