lunedì, Settembre 23

USA – Polonia: Trump strizza l’occhio a Varsavia Ecco gli obiettivi della visita alla Casa Bianca del presidente polacco Andrzej Duda

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E’ atteso in queste ore, alla Casa Bianca, il presidente polacco Andrzej Duda. A poche settimane dalla visita del leader ungherese Viktor Orban, il rappresentante di un altro membro, anzi si potrebbe dire, la punta di diamante, del Gruppo di Visegrad, fa visita al Presidente americano Donald Trump. Forse proprio l’euroscetticismo, di cui il tycoon non ha fatto mai mistero ingaggiando, addirittura, una guerra commerciale con l’Unione Europea, e che nei Paesi di Visegrad si rinfocola soprattutto quando si parla di doveri – per esempio, i migranti da accogliere e il rispetto dello stato di diritto  – e non quando si tratta di benefici – i famosi fondi di sviluppo che tanto hanno aiutato le economie delle ex repubbliche sovietiche dopo il crollo dell’URSS e l’adesione all’UE – è un ingrediente di quel collante che ha contribuito ad avvicinare Washington alle nazioni dell’Europa orientale, facendo di Varsavia, fin dall’inizio della nuova presidenza americana, uno degli alleati atlantici più apprezzati dall’Amministrazione. In particolare, per le sue posizioni sulla Russia, soprattutto dopo l’annessione della Crimea nel 2014 e il conflitto in corso in Ucraina che hanno reso più forti le pressioni polacche per una maggiore presenza americana sul territorio europeo, e sull’UE, accogliendo con scarso entusiasmo, forse a torto, ma con la speranza di veder premiata la propria fedeltà oltreoceano, ogni iniziativa che andasse, per esempio, nel verso di una maggiore integrazione europea nei diversi campi, tra cui la difesa.

Del resto il timore dell’invasione russa è una caratteristica del dna del popolo polacco, memore della sua storia: prima la spartizione subita nel XVIII secolo a opera della Prussia e degli imperi russo e austriaco; poi una volta recuperata l’indipendenza nel 1918, in seguito alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1939 il patto Molotov-Ribbentrop segna una seconda spartizione del territorio polacco tra la Germania Nazista e l’Unione sovietica. Con l’inizio della Guerra fredda, la Polonia viene acquisita dall’URSS che vi instaura un governo filosovietico. Una situazione che si concluderà solo con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Eventi che porteranno Varsavia ad aderire, successivamente, all’Unione Europea (2004) e alla NATO (1999), la cui appartenenza la classe dirigente polacca ha sempre considerato l’unica via di salvezza da Mosca. Se l’adesione all’UE ha sancito la svolta dal punto di vista economico, l’ingresso nell’Alleanza Atlantica ha permesso alla Polonia di iniziare a costruire la sua relazione con gli Stati Uniti, visti come l’unico alleato a cui demandare e da cui vedersi garantita la sicurezza. Tale rapporto si è venuto consolidando negli ultimi anni anche se, occorre ricordare, Varsavia, insieme agli altri Paesi del Gruppo di Visegrad, ha aderito al memorandum sulle Vie della Seta con la Cina, criticata, però, dalla stessa Polonia quando è scoppiato il caso Huawei. Il vero nemico, fors’anche per la vicinanza geografica, agli occhi polacchi è però rimasto sempre la Russia la cui linea aggressiva adottata nell’Europa orientale ha sempre più spinto Varsavia a cercare rassicurazioni dall’alleato americano.

Un esempio si è avuto in occasione dell’ultima visita del Presidente polacco Duda alla Casa Bianca, nel settembre 2018, periodo nel quale gli Stati Uniti sembravano essere sul punto di rendere più tiepidi i rapporti con la Polonia, visti i contestuali episodi, che avevano irritato diversi funzionari americani, della riforma messa in piedi dal governo di Varsavia della Corte suprema riguardante la pensione anticipata per i giudici e la nomina politica degli stessi oltre all’approvazione della legge che vieta l’uso della formulacampi di concentramento polacchi‘. Norma che aveva scatenato la reazione dura di Israele, intervenuta dicendo che in questo modo si rischia di ostacolare le ricerche e gli studi sulla Shoah in Polonia. Ciononostante, al vertice alla Casa Bianca, il presidente Trump aveva reso noto di star valutando attentamente la richiesta polacca di una base militare permanente Usa nel Paese per far fronte all’atteggiamento ‘aggressivodella Russia. Base che, a detta dell’inquilino della Casa Bianca, Varsavia si era detta pronta a pagare almeno due miliardi di dollari per coprirne parte dei costi: «Il presidente ci ha offerto molto più di due miliardi di dollari, perciò stiamo valutando. Stiamo valutando prima di tutto dal punto di vista della protezione militare per entrambi i Paesi, poi sotto il profilo dei costi». Alla conferenza stampa Duda aveva ironizzato sul nome della base militare, proponendo ‘Fort Trump‘.

Tale ipotesi, tuttavia, era stata accolta con riluttanza tanto dal Pentagono – scettico era sembrato l’ormai ex segretario alla Difesa, James Mattis – quanto da diversi esperti dell’amministrazione statunitense. Perfino l’ex comandante dell’esercito americano (USAREUR), il generale Ben Hodges, aveva bollato come «non necessaria» e «non fattibile» una base americana in Polonia. A non convincere, oltre alle scarse dimensioni dell’area potenzialmente eletta ad ospitare la base, cioè Torun oppure Bydgoszcz, era il fatto che un’iniziativa bilaterale come quella proposta avrebbe comportato l’impegno di ulteriori risorse finanziarie ed umane oltre quelle già dispiegate nell’area, come nella città di Orzysz, dove si trova un battaglione multinazionale della NATO, nel quadro del rafforzamento dell’alleanza in Europa orientale (NATO Enhanced Forward Presence), che vede quattro battaglioni dispiegati in Polonia e nei Paesi Baltici, da sommare alle oltre 30 mila unità dispiegate nella vicina Germania. Inoltre, una maggiore presenza americana in quel teatro avrebbe potuto causare un’escalation con la Russia, la quale avrebbe potuto rispondere in modo uguale e contrario. Trattandosi di un progetto bilaterale, il multilateralismo che contraddistingue organismi come l’UE o la NATO uscirebbe comunque indebolito, il che non dispiace a Trump da sempre più favorevole all’approccio a due.

Tuttavia, da allora, lo scettico James Mattis ha rassegnato le dimissioni dalla segreteria alla Difesa e le trattative non si sono mai interrotte anche perché la Polonia, sul piatto della bilancia, ha potuto mettere il 2,05% del PIL adibito per la difesa (con l’obiettivo del 2,5% deciso nel 2017), figurando tra i membri più virtuosi della NATO e di gran lunga dell’Europa centrale: nel 2018, ha rappresentato il 41% del totale subregionale, con una spesa di 11,6 miliardi nel 2018, l’8,9% in più rispetto al 2017 e il 48% in più rispetto al 2009. Dettaglio non trascurabile agli occhi di Trump che sulle spese per la difesa nella cornice dell’Alleanza ha sempre criticato come ‘opportunisti’ i Paesi che impiegavano meno risorse. Le pressioni del governo di Varsavia per lo stanziamento di una brigata permanente in territorio polacco si sono fatte sempre più pesanti tanto che avrebbero ottenuto ascolto: secondo diverse testate internazionali, nell’incontro odierno, gli Stati Uniti dovrebbero annunciare l’invio di circa 2.000 soldati aggiuntivi e uno squadrone di droni Reaper per rafforzare la capacità polacca di deterrente rispetto all’attività militare russa. Secondo quanto rivelato dai funzionari statunitensi, però, l’accordo non prevederebbe, una base permanente degli Stati Uniti o comunque una presenza continuativa, ma si sarebbe optato per una forza di rotazione. La Polonia ospita spesso squadre di combattimento di brigata dell’esercito USA per esercitarsi a rispondere a un’invasione sul fianco orientale dell’Alleanza. Anche il Joint Force Training Center dell’alleanza ha sede a Bydgoszcz. I nuovi piani contemplerebbero quindi la costruzione di un nuovo centro di addestramento al combattimento a Drawsko Pomorskie e ulteriori strutture in futuro. Il tutto, secondo i funzionari americani, nel pieno rispetto del NATO-Russia Founding Act che recita: ”nell’attuale e prevedibile contesto di sicurezza, l’Alleanza realizzerà la sua difesa collettiva e altre missioni garantendo l’interoperabilità, l’integrazione e la capacità necessarie per il rinforzo piuttosto che lo stazionamento permanente di forze di combattimento sostanziali.” 

Gli Stati Uniti hanno già una solida presenza in tutta la Polonia, compreso lungo il confine orientale dove sono responsabili per il gruppo tattico eFP schierato a Orzysz, dove si trova il 3° squadrone del 278° reggimento di cavalleria corazzata della Guardia nazionale del Tennessee.. Oltre 1.100 soldati, di cui 795 americani (con uno Stryker Squadron, con artiglieria rimorchiata, sistema di armi mobili e missili guidati anticarro). Contando le Brigade Combat Teams (BCT) dispiegate per rotazioni (BCT statunitensi permanentemente basati in Europa sono il 173esimo BCT aviotrasportato a Vincenza, in Italia, e il 2 ° Reggimento di cavalleria a Vilseck, in Germania), nel quadro dell’operazione Atlantic Resolve (che consiste nel rischieramento di unità terrestri e aeree americane in Europa) sono schierati circa 4.000 soldati statunitensi in tutta l’Europa centrale.

Da questo punto di vista, di primaria importanza è l’European Deterrence Initiative (EDI), il programma finanziario di assistenza alla Difesa lanciato da Obama cinque anni fa e rinnovato anche dal successore che nell’anno fiscale 2019 ha sfiorato i 6,5 miliardi di dollari. Tale ragguardevole importo messo a disposizione dell’EUCOM è utilizzato per spostare le forze nel Vecchio Continente, realizzare nuove strutture, effettuare esercitazioni con i partner NATO, come, appunto, l’Atlantic Resolve.

Proprio in Polonia, dal 24 maggio a domani 14 giugno, 2.500 truppe tedesche, olandesi e norvegesi e 1.000 veicoli partecipano nell’area di Zagan alle esercitazioni ‘Noble Jump 19’, la principale opportunità di addestramento per la NATO’s Spearhead Force, la Joint Task Force ad altissima competenza (VJTF), e mette alla prova la capacità di cooperazione delle diverse unità fornite a rotazione e pronte a rispondere nei diversi ambiti, nel contesto della più ampia Forza di risposta della NATO (NRF), guidata dall’ ammiraglio James Foggo. Circa 1.700 truppe tedesche e 600 veicoli e 70 carri armati dalle basi in Germania sono stati impiegati nell’area di addestramento di Oberlausitz vicino a Chemnitz e contemporaneamente sono state spostate anche centinaia di truppe e carri armati del battaglione Telemark dell’esercito norvegese.

Ciò detto, la presenza statunitense in Europa ed in particolare in Polonia si è fatta, negli ultimi mesi, via via più importante, nonostante l’apparente scarso interesse di Trump per il Vecchio Continente. Il 1° marzo, le Forze aeree americane in Europa hanno inaugurato una serie di strutture comprendenti laboratori e officine, presso la base aerea polacca di Miroslawiec, per aiutare ad accogliere i membri della Guardia Nazionale Aerea. Gli aviatori che lavorano a Miroslawiec fanno parte del 52esimo gruppo di operazioni di spedizione geograficamente separato dal secondo distaccamento della 52a unità combattente la cui sede è nella base aerea di Spangdahlem, in Germania. L’esercito americano condivide il controllo dei Reapers a Miroslawiec durante il decollo, il volo e il recupero degli aerei. «Oltre al completamento di questi progetti, un altro importante cambiamento è che gli aeromobili pilotati a distanza qui sono ora gestiti da entrambi i contraenti e dal personale militare americano», ha affermato il Generale di brigata Greg Semmel, assistente della Guardia Nazionale dell’Aeronautica del comandante di Air Forces Europe specificando che «questa flessibilità consente l’aggiunta di nuove missioni e il fatto che il personale militare degli Stati Uniti espanda la varietà di missioni che possiamo realizzare». I droni fornirebbero intelligence, sorveglianza e ricognizione a sostegno della politica estera americana, oltre a raccogliere dati fondamentali per gli Stati Uniti e partner atlantici e internazionali probabilmente nell’area del Mar Nero, del Mar Baltico. Più difficile sarebbe il loro impiego nell’Ucraina orientale attualmente in conflitto per via delle artiglierie antiaeree fornite dalla Russia. «Vorrei esprimere la mia gratitudine a tutti i nostri amici statunitensi per tutto ciò che avete fatto finora con l’operazione MQ-9 per garantire la sicurezza europea», ha detto il comandante polacco Lukasz Andrzejewski, 12° comandante della base aerea di Miroslawiec. Come ricorda il Generale Semmel, «nel corso degli anni la nostra collaudata collaborazione con la Polonia è stata basata su valori condivisi, esperienza e visione. Mentre il nostro ambiente continua a cambiare, inoltra posizioni come Det. 2 diventano molto più importanti per migliorare la nostra capacità di salvaguardare la sicurezza europea».

Dopo l’annessione russa della penisola di Crimea in Ucraina nel 2014, gli Stati Uniti hanno di nuovo aumentato l’attività militare in Europa in concerto con gli alleati della NATO. predisponendo, ad esempio, il collocamento di quattro battlegroup multinazionali di dimensioni di battaglioni in quattro nazioni orientali dell’alleanza, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania, guidate rispettivamente dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dal Canada e dalla Germania. L’aumento delle forze statunitensi in quella regione riflette anche la nuova strategia di difesa nazionale americana che dichiara una grande competizione con Cina e Russia come una priorità assoluta.

Il 15 agosto 2018, in occasione della giornata delle forze armate polacche, il Tenente generale Rajmund Andrzejczak, da luglio capo dello stato maggiore dell’esercito, ha annunciato l’intenzione di istituire una quarta divisione delle forze operative, che si troverà ad est del fiume Vistola, che attraversa la capitale Varsavia. Attualmente le forze di terra polacche comprendono tre divisioni, con quartier generale a Zagan, Szczecin ed Elblag. Le ex due divisioni comprendono unità situate nella Polonia occidentale e nord-occidentale, reminiscenza dei tempi in cui la Polonia faceva parte del Patto di Varsavia. La parte più consistente dello schieramento militare si trova ai confini della Polonia con l’exclave russa di Kaliningrad, un territorio di 15.100 chilometri quadrati sulle rive del Mar Baltico. Mentre i militari russi hanno schierato missili Iskander-M a Kaliningrad, bloccando la capitale polacca all’interno del raggio d’azione del missile, le autorità polacche hanno risposto con intensi sforzi per acquisire capacità di difesa aerea.

Sempre in Polonia, a Powidz, come ha annunciato recentemente il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, l’Alleanza Atlantica inizierà a costruire all’inizio dell’estate il più orientale sito di stoccaggio per veicoli da combattimento americani. Tale deposito, agli occhi del Pentagono, avrebbe lo scopo di ospitare le attrezzature antincendio statunitensi nel caso in cui uno scontro con la vicina Russia diventi una possibilità. Il progetto, però, non sarebbe da confondere con la proposta del ‘Fort Trump’, in quanto la sua realizzazione sarebbe stata decisa diversi anni fa. Del valore di 260 milioni di dollari, i finanziamenti per il sito di Powidz  provengono dal cosiddetto Programma di investimento per la sicurezza della NATO, o NSIP, a cui tutti i 29 membri dell’alleanza contribuiscono secondo una chiave legata al loro prodotto interno lordo.

Ma lo spettro russo favorisce anche gli affari. Innanzitutto nel campo della sicurezza. Poche settimane fa, il 28 maggio, il Ministro della difesa polacco Mariusz Blaszczak ha annunciato che il suo ministero «ha inviato una lettera di richiesta» agli Stati Uniti riguardo al piano della Polonia di acquisire 32 caccia F-35A, al costo di 85 milioni di dollari ciascuno. «Mi interessa sostituire la marcia post-sovietica nell’aviazione polacca con la più moderna», ha detto nel corso di una conferenza il Ministro Blaszczak che ieri, insieme al Presidente Duda, hanno visitato la base dell’aeronautica militare di Eglin, in Florida. Il ministero mira a sostituire i vecchi aerei Sukhoi Su-22 e Mikoyan MiG-29 progettati dall’Unione Sovietica con i caccia della quinta generazione. L’acquisizione avverrebbe nell’ambito del programma di modernizzazione militare della Polonia, in base al quale Varsavia prevede di spendere circa 185 miliardi di zloty (pari a 48 miliardi di dollari) su nuove armi e attrezzature entro il 2026.

Sempre nell’ambito degli sforzi per sostituire aeromobili di progettazione sovietica con nuovi esemplari, il Ministero della Difesa polacco ha firmato il 26 aprile un accordo per l’acquisizione di quattro elicotteri AW101 da parte di Leonardo per la Marina del Paese. L’accordo vale 1,65 miliardi di zloty (pari 430 milioni di dollari) e gli aerei saranno consegnati in Polonia entro la fine del 2022. Secondo Vice Ministro della Difesa Wojciech Skurkiewicz, i nuovi elicotteri, dotati di funzionalità anti-sottomarino (ASW) e di ricerca e salvataggio (SAR), sostituiranno gli elicotteri Kaman SH-2G Super Seasprite della Marina. Il 13 febbraio il governo polacco ha firmato un accordo dal valore di 414 milioni di dollari per l’acquisto dell’High Mobility Artillery Rocket System, o HIMARS prodotto da Lockheed Martin. «Abbiamo bisogno di un esercito forte e moderno: le forze corazzate, di artiglieria e di razzi … sono parte e contribuiranno allo sviluppo [di esso]», ha affermato il Primo Ministro Morawiecki. La prima divisione polacca del sistema HIMARS comprenderà 18 lanciatori pronti al combattimento e due lanciatori destinati alle attività di addestramento.

Non va dimenticato che «la Polonia si unisce all’ormai quindicesimo gruppo di nazioni forti in nazioni che si affidano al patriota per difendere i propri cittadini, la propria autorità e la propria sovranità. L’acquisto da parte della Polonia del sistema Patriot rafforza il partenariato e la sicurezza transatlantici consentendo un approccio comune alla difesa aerea e missilistica integrata e creando posti di lavoro negli Stati Uniti e in Polonia», ha dichiarato il 28 marzo 2018 Wes Kremer, presidente della Raytheon Integrated Defense Systems circa l’acquisto del sistema di difesa aerea e missilistica Patriot. A questo riguardo, un mese fa l’ex ministro della difesa polacco Tomasz Siemoniak ha fatto un’interpellanza parlamentare chiedendo al governo per avere risposte circa i tempi e le modalità per l’acquisizione del sistema, di cui  è stata decisa la compravendita, in una prima fase programma ‘Wisla’, di due batterie Configuration 3+ (2 unità di fuoco ciascuna) insieme a missili IBCS e al Lockheed Martin Patriot Advanced Capability-3 Missile Segment Enhancement. Tra i membri della NATO, oltre agli Stati Uniti, la Germania, la Grecia, i Paesi Bassi e la Spagna dispongono di sistemi Patriot; la Romania ha firmato una lettera di offerta ed è in corso di approvazione da parte del Congresso la richiesta di acquisto della Svezia.

La consegna è prevista entro il 2022 mentre la seconda fase per la compravendita di altre sei batterie, radar e di un missile intercettore SkyCeptor potrebbe non essere finanziata, almeno fino al 2026, come sospettano diversi parlamentari che non hanno potuto prendere visione del piano di spesa decennale 2017-2026 perché secretato. Per il 2022 è prevista una revisione del piano di spesa per il programma ‘Wisla’ e per il programma ‘Narew’ (sistema di difesa aerea a corto raggio). Come osservato da Siemoniak, durante la seconda fase del programma ‘Wisla’ i radar polacchi sviluppati da PIT-RADWAR SA così come un sistema di comando e controllo di Northrop Grumman, l’Integrated Battle Command System (IBCS) dovrebbero essere integrati nel sistema Patriot. Prospettiva che ha preso in contropiede Raytheon e ha rallentato la procedura di appalto da parte del governo polacco per vagliare i requisiti legali e gli obiettivi del programma. I dubbi sulla seconda fase del programma Wisla riguardano il fatto che è proprio durante quella fase che è stato pianificato lo sviluppo di molte delle capacità dei sistemi, con il coinvolgimento dell’industria polacca.

Ma se la Russia è il nemico dal punto di vista della sicurezza, lo è altrettanto nella sfera energetica: il presidente polacco non ha mai fatto mistero delle sue preoccupazioni per la costruzione del Nord Stream 2, il gasdotto che porterà gas dalla Russia all’Europa centrale, tanto caro alla Germania e sul quale gli USA stanno vagliando l’imposizione di sanzioni per bloccarne la costruzione. Trump, dal canto suo, ha sfruttato tale preoccupazione per proporre, nonostante i maggiori costi per gli alleati europei, nell’ottica di una riduzione della dipendenza da Mosca, l’acquisto del gas naturale liquefatto (LNG) prodotto dagli Stati Uniti, ormai tra i principali produttori mondiali. A queste ‘sirene’, la Polonia ha già risposto altre volte positivamente. Lo ha fatto nuovamente anche oggi: difatti, la società energetica polacca Pgnig ha sottoscritto oggi un altro contratto del valore di 8 miliardi di dollari per la fornitura ventennale LNG da parte della compagnia statunitense Venture Global. Si tratta di 3,5 milioni di tonnellate annue (corrispondenti a 4,7 miliardi di metri cubi dopo la rigassificazione): un milione sarà fornito a partire dal terminale di Calcasieu Pass, mentre altri 2,5 milioni arriveranno da quello di Plaquemines.

Anche il generale Curtis Scaparrotti, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti e Comandante supremo delle forze alleate in Europa, ha dichiarato alla Commissione per i servizi armati del Senato americano che gli Stati Uniti impiegheranno più unità corazzate e cacciatorpediniere, missili e gruppi anfibi per rimanere davanti alle forze crescenti e modernizzatrici della Russia nel decisivo teatro europeo: «Non mi sento ancora a mio agio con la posizione deterrente che abbiamo in Europa a sostegno della strategia di difesa nazionale … per rimanere a capo, francamente, della modernizzazione che vediamo nelle forze marittime della Russia». Non ha poi nascosto la soddisfazione per i progressi degli Stati Uniti nel superare gli ostacoli logistici per spostare le proprie forze in tutto il continente: «Tre anni fa, stavamo spostando una brigata alla volta e sfidato. Un mese fa, ho spostato quattro brigate – due blindate, due [brigate di aviazione da combattimento]– contemporaneamente». Ma sarebbe veramente positiva l’apertura di una base permanente USA in Polonia? Un’iniziativa del genere, come teme il Pentagono, potrebbe, nel peggiore dei casi, innescare una reazione da parte russa; nel migliore, avendo un carattere bilaterale, potrebbe erodere la coesione della NATO e deviare gli investimenti dalle priorità.

Occorre ricordare che il più grande deterrente che l’Alleanza può porre in atto è la sua unità. Tale deterrenza, basata su forze in rotazione spostate rapidamente, a differenza di quanto avveniva nella Guerra Fredda, per molti chilometri garantisce la partecipazione anche a quelle nazioni che non sono in grado di sostenere un dispiegamento prolungato al di fuori dei loro confini. In tal modo si rafforza l’interoperabilità e la rapidità, ovvero ciò che più preoccupa Mosca. Da questo punto di vista, piuttosto che premere per avere una base permanente sul proprio territorio, la Polonia potrebbe spendere di più, ad esempio, per rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono una maggiore mobilità militare nel Vecchio Continente, spostandosi sulla via dell’omologazione del personale e delle infrastrutture. Questo sarebbe un buon modo per garantire sicurezza a se stessa e agli altri partner. Un modo ancor più efficace potrebbe essere quello di partecipare con più entusiasmo alle iniziative per una difesa comune europea. Il che, al momento, sembra impossibile dato la maggiore attrazione suscitata dalle sirene di Washington.  

Come appare chiaro, di contro, in questo gioco, la percezione dell’insicurezza e gli interessi politici ed economici finiscono per condizionare in una direzione piuttosto che in un’altra le decisioni. Sull’euroscetticismo, sull’atlantismo e sulla posizione anti-russa il Partito Diritto e Giustizia (PIS) polacco, dal 2015 al governo, non ha mai voluto lasciare spazio a dubbi. Anzi, se si tiene conto la virtuosità nelle spese per la difesa. Questo forse potrebbe essere sufficiente per Trump per accontentare le richieste della controparte, al netto delle preoccupazioni di carattere politico-strategico di parte dell’amministrazione, gettando ulteriore alcool sul fuoco della retorica anti-russa di Varsavia. 

Ma decisivo sarà anche un altro aspetto: fin dal primo dopoguerra, gli Stati Uniti hanno sempre guardato all’Europa orientale con particolare attenzione per far fronte alle aspirazioni tedesche e russe, onde evitare che l’asse tra Mosca e Berlino si potesse saldare. Non è detto che la risposta che darà Washington su ‘Fort Trump’ non venga ponderata anche sulla base della disarmonia esistente al momento tra l’America e la Germania. Disarmonia che vede mescolarsi gli interessi economici delle due parti alle priorità strategiche. A questo riguardo, infatti, l’ambasciatrice statunitense alla NATO, Kay Bailey Hutchison, ha ribadito che la possibile apertura di una base permanente in Polonia non muterà la postura statunitense in Europa, incentrata sulla Germania dove sono schierati oltre 35mila uomini. L’opportunità politica ed economica avranno dunque la meglio?

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