sabato, Agosto 8

Usa, polemiche per l’abbattimento in Siria del drone iraniano

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Gli Usa hanno abbattuto un drone armato pro-regime nel sud della Siria. Il drone iraniano è stato distrutto mentre avanzava in modo ostile contro le forze della coalizione. «La coalizione ha detto chiaramente a tutte le parti che le dimostrazioni di intenti ostili e azioni delle forze pro-regime contro la coalizione e i suoi partner in Siria non saranno tollerate», si legge in una nota.

Il drone è stato abbattuto nella stessa area dove lo scorso giugno ne è stato distrutto un altro. «La presenza della coalizione in Siria è per l’imminente minaccia che l’Isis in Siria rappresenta a livello globale», si legge in una nota. «La coalizione non cerca una battaglia con il regime siriano, con la Russia o con le forze pro-regime, ma non esiterà a difendere la coalizione e i suoi partner da ogni minaccia».

L’episodio segue l’abbattimento sabato scorso di un jet siriano da parte di un caccia Usa. Un’azione definita da Damasco come una «flagrante aggressione». Come in questo caso, Mosca  si è definita preoccupata per l’episodio. «La situazione legata alle azioni della coalizione a guida Usa in Siria è fonte di serie preoccupazioni», ha ribadito il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. Mentre ieri proprio la Russia ha fatto sapere che «qualunque oggetto aereo, inclusi i jet e i droni della coalizione internazionale, identificato a ovest dell’Eufrate sarà seguito dai mezzi antiaerei russi, sia terrestri sia aerei, come bersaglio aereo nelle aree in cui l’aviazione russa è in missione di combattimento nei cieli siriani». Mosca ha inoltre denunciato che gli americani non hanno usato il canale di comunicazione dedicato in occasione dell’abbattimento del caccia siriano.

Era stato schedato dagli 007 francesi per radicalizzazione ma con regolare porto d’armi Adan Lofti Djaziri, il trentunenne francese che ieri si è schiantato volontariamente con la sua macchina contro un furgone della Gendarmeria di pattuglia sugli Champs-Elysées. L’uomo aveva 9.000 munizioni a bordo della sua auto, mentre in casa sua è stato inoltre trovato un vero e proprio arsenale tra cui barili di polveri. L’uomo dunque era noto ai servizi tunisini che lo avevano segnalato agli omologhi francesi nel 2013 e tornava spesso in Tunisia dove era solito frequentare ambienti estremisti islamici, in particolare il gruppo Ansar Al Sharia. Intanto quattro familiari di Lofti sono stati posti in stato di fermo nelle ultime ore.

Passiamo alla Somalia, dove è salito ad almeno 15 morti il bilancio di un attentato a Mogadiscio, compiuto con autobomba e rivendicato da Al Shabaab. Secondo la polizia almeno 9 persone sono rimaste ferite. Le vittime sono per la maggior parte dei civili.

In Afghanistan invece otto guardie che stavano recandosi al lavoro presso la base aerea di Bagram sono state uccise da sconosciuti che hanno aperto il fuoco contro di loro. Altre due guardie sono invece sopravvissute.

In Russia intanto a legislazione che vieta la promozione dell’omosessualità, anche nota come ‘legge sulla propaganda gay’ viola il diritto alla libertà d’espressione ed è discriminatoria. A stabilirlo la Corte europea dei diritti umani in una sentenza di condanna nei confronti di Mosca che sarà definitiva tra 3 mesi se non ci saranno appelli. A presentare il ricorso a Strasburgo sono stati 3 attivisti gay condannati per aver protestato tra il 2009 e il 2012 contro varie leggi. Il ministero della Giustizia russo ha annunciato che ricorrerà in appello contro la sentenza. «La decisione della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo è politicamente motivata e non è la prima volta che questo accade», ha affermato il capo della commissione Affari Esteri della Duma, Leonid Slutzky. E ha ribadito che la Russia è «contraria all’imposizione di valori familiari alieni e non permetterà che le menti dei giovani vengano corrotte».

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