giovedì, Aprile 2

USA: Pete Buttigieg vince, ma è solo l’inizio Nonostante il successo in Iowa e una buona base finanziaria, l’ex sindaco di South Bend ha mostrato, negli scorsi mesi, varie debolezze

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Mentre si avvicina l’appuntamento del voto nel New Hampshire, la vicenda del caucus democratico nell’Iowa continua a tenere banco nei commenti di protagonisti e osservatori. I problemi che hanno accompagnato la consultazione e che hanno generato un’incertezza sui risultati durata diversi giorni si sono lasciati dietro una lunga stringa di polemiche, polemiche che hanno investito anche le modalità di una procedura elettorale (quella del caucus) da più parti considerata, nella migliore delle ipotesi, anacronistica. Ciò che più fa discutere sono però i risultati stessi, che, se saranno confermati dalle consultazioni delle prossime settimane, rischiano di ribaltare molti assunti dati sinora per scontati. Il cattivo risultato di Joe Biden (ultimo dei ‘frontrunner’ con il 15,8% dei consensi e 6 delegati) e l’inatteso successo di Pete Buttigieg (26,2% dei consensi e 14 delegati) sparigliano, infatti, le carte sul fronte ‘moderato’, anche alla luce dei risultati largamente positivi ottenuti dai ‘radicali’ Bernie Sanders ed Elizabeth Warren (26,1% dei consensi e 12 delegati e 18,0% dei consensi e 8 delegati rispettivamente), e rilanciano la domanda su chi potrà essere lo sfidante di Donald Trump il prossimo 3 novembre.

Fino al voto di martedì scorso, Buttigieg era visto sostanzialmente come un outsider. la giovane età e la relativa inesperienza politica erano considerati fattori negativi nonostante il profilo personale e il programma proposto potessero, per vari aspetti, renderlo un’opzione accettabile a quanti, pur non apprezzando la ‘fughe in avanti’ dei candidati più ‘radicali’, non si identificavano comunque nell’offerta politica del ‘vecchio’ Joe Biden. Anche a livello di sondaggi, pur staccandosi dalla massa dei comprimari, l’ex sindaco di South Bend non si era mai riuscito davvero a inserire nel ‘gruppo di testa’, attestandosi, come migliore performance (secondo l’indice aggregato elaborato da Real Clear Politics), all’11,8% dei consensi (30 novembre 2019) contro il 15,0%, il 16,6% e 27,0% fatti segnare, alla stessa data, rispettivamente da Elizabeth Warren, Bernie Sanders e Joe Biden. Nelle settimane successive, l’emergere graduale della candidatura di Mike Blooomberg aveva intaccato ulteriormente questo margine, che alla vigilia del voto in Iowa si attestava (sempre secondo Real Clear Politics) al 6,4% contro il 27,6% di Biden, il 23,1% di Sanders, il 14,6% della Warren e il 9,0% dello stesso Bloomberg.

I sondaggi condotti dopo l’Iowa hanno in parte ridimensionato questa percezione. Quelli relativi al voto in New Hampshire, in particolare, evidenziano, infatti, un’impennata del favore per Buttigieg, passato (secondo l’indice aggregato elaborato da Real Clear Politics) dal 13,7% del 3 febbraio al 22,2% dell’8 febbraio, un valore che lo colloca – nonostante la leggera flessione dei giorni successivi (21,3% il 10 febbraio) – al secondo posto dietro al superfavorito Bernie Sanders, che guida la corsa con 5,3 punti percentuali di vantaggio (ma la forbice va dai 3 punti dei sondaggi Boston Herald/FPU agli 8 di quelli Boston Globe/Suffolk). Allo stesso modo, le cifre del New Hampshire sembrano confermare le difficoltà che sta vivendo Joe Biden, il cui consenso, sempre fra il 3 e il 10 febbraio, è sceso dal 17,5 al 12,9% (10 febbraio), allineandosi sostanzialmente al 13,1% di Elizabeth Warren, anche lei in calo rispetto alle settimane precedenti. A conferma dell’esistenza di un certo ‘effetto traino’ esercitato dal voto in Iowa, in salita risulta, infine, il consenso del senatore del Minnesota Amy Klobuchar, che, attestandosi al 9,6%, tocca il valore massimo dall’annuncio della sua candidatura (10 febbraio 2019).

Va da sé che è comunque troppo presto per fare previsioni. Il cammino verso la convention del 13-16 luglio è appena iniziato e un candidato ‘di peso’ come Michael Bloomberg non è ancora sceso in lizza, annunciando la sua intenzione non partecipare alle primarie fino al 3 marzo: il ‘supermartedì’ in cui voteranno quindici fra Stati e territori (Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Samoa americane, Tennessee, Texas, Utah, Vermont e Virginia) oltre al collegio dei ‘democratici all’estero’. Fino a quel momento, sarà opportuno prendere tutti i risultati con una buona dose di cautela. Ciò vale anche per Pete Buttigieg: nonostante il successo in Iowa e una buona base finanziaria, l’ex sindaco di South Bend ha mostrato, negli scorsi mesi, varie debolezze, prima fra tutte la difficoltà a raccogliere il voto di colore, da sempre importante per i candidati democratici. L’incapacità di uscire dal proprio bacino di riferimento appare un tratto diffuso fra i candidati alle primarie 2020: uno stato di cose che, per Buttigieg può rappresentare sia un vantaggio che uno svantaggio, soprattutto alla luce del modo in cui lui stesso saprà porsi rispetto a questo problema.

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