domenica, Novembre 29

Usa: la scomparsa della middle-class

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Il rapporto annuale dell’Oxfam ha inferto un ulteriore colpo di piccone al sistema vigente, imperniato sull’egemonia politica, economica e strategica statunitense. Nel documento si legge che «la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale – 3,6 miliardi di persone – è diminuita di un trilione di dollari dal 2010. Questo calo del 41% si è verificato nonostante la popolazione mondiale sia cresciuta di circa 400 milioni di persone in quel periodo. Nel frattempo, la ricchezza delle 62 persone più ricche è aumentata di più di mezzo trilione di dollari, fino a 1.76 trilioni di dollari». Allargando lo spettro dell’indagine, si scopre inoltre che la ricchezza detenuta dai 1.826 miliardari ammonta a 7,05 trilioni di dollari, in crescita dai 6,4 trilioni registrati nel 2015.

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Un trend di questo genere non può che alimentare disagio sociale e disordini, se non una vera e propria sommossa, come ha rilevato il facoltoso gestore di hedge fund Nick Hanauer. In un articolo pubblicato dalla rivista liberal ‘Politico, Hanauer ha previsto che nel caso in cui la tendenza all’arricchimento della cima della piramide sociale dovesse rivelarsi strutturale e «se non facciamo qualcosa per risolvere le evidenti ingiustizie presenti in questo sistema economico, verranno a cercarci coi forconi. Nessuna società può sostenere questa crescente disuguaglianza. In realtà, non c’è esempio nella storia umana in cui sia stata accumulata ricchezza a questo modo e alla fine non siano arrivati i forconi».

Il richiamo di Hanauer è tuttavia caduto nel vuoto soprattutto negli stessi Stati Uniti, che tendono ogni giorno di più ad assumere le fattezze di veri e propri ‘paradisi fiscali’ e dove le grandi banche hanno assunto dimensioni colossali continuando a tenere i medesimi comportamenti che una decina d’anni fa avevano notevolmente contribuito ad amplificato gli effetti della crisi. La classe politica Usa degli ultimi decenni non si è rivelata in grado di invertire o quantomeno frenare questi processi, e l’attuale successo di candidati estremisti per la realtà politica Usa come come Donald Trump e Bernie Sanders è un sintomo particolarmente significativo del grado di irritazione popolare nei confronti dell’establishment. Come scrive Robert Bridge su ‘Russia Today’: «dai luoghi di lavoro alle sale del potere politico, agli americani manca di certo la rappresentanza, che è alla base della loro attuale situazione ed è la ragione della tragica scomparsa della classe media americana una volta orgogliosa. Senza una classe media sana e robusta, l’America non solo regredirà allo stato di Paese del terzo mondo, ma sarà anche matura per un grave sconvolgimento sociale di una portata che non abbiamo mai visto».

Da Ferguson a Baltimora, le avvisaglie di rivolta non sono certo mancate. E nemmeno misure per contenere eventuali disordini, dati per probabili, escogitate dalle autorità. Nel 2015 si è infatti registrata «l’invariabilità della patologia strutturale che affligge la società Usa, aggravata dalla de-industrializzazione che ha reso ‘marginali’ intere città. La crisi economica estremizzata, combinata a un’esclusione etnica di fondo, rende evanescente ogni ‘narrativa’ istituzionale. Soprattutto quella dell’integrazionismo, e ripropone in modo implosivo la virulenza di una società basata sulla stratificazione etnica gerarchizzata. Sia in alto che in basso. I soliti noti, continuano a stare esattamente negli spazi che – come comunità – sono loro riservati […]. Vacilla il mito che chiunque, basta che lo voglia, può diventare ricco. Ciò spinge alla protesta di strada gli esclusi di sempre e le nuove reclute dei senza reddito e consumi […]. Sul fronte interno Washington si prepara al peggio, e alla levità delle residuali garanzie giuridiche individuali sopravvissute all’11 di settembre, si appresta alla fase del controllo militarizzato del territorio. Il varo estivo di prolungate e articolate esercitazioni militari in ben otto Stati (‘Jade Helm 15’), classificati come problematici o insufficientemente immuni all’eccessivo federalismo o separatismo, prelude al dispiegamento permanente delle truppe per garantire gli standard di governabilità nei tempi della carestia. Il governatore repubblicano del Texas G. Abbot ha lanciato il grido d’allarme. ordinando alla Guardia Nazionale di vigilare le sorprendenti manovre del Pentagono».

 

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