domenica, Novembre 29

Usa: la scomparsa della middle-class

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Nel 1980, negli Usa c’erano 220 detenuti ogni 100.000 cittadini; nel 2013, i carcerati sono saliti a 716 (record mondiale). Dall’inizio degli anni ’80, i fondi pubblici per il sistema carcerario sono cresciuti vertiginosamente, svariate volte quelli destinati all’istruzione – specie in un Paese cruciale e comunemente considerato all’avanguardia come la California. Sia l’aumento dei fondi statali al sistema delle prigioni che l’incremento esorbitante dei cittadini finiti in galera sono maturati nel quadro del processo di privatizzazione del comparto detentivo, grazie al quale si è verificata l’ascesa di una sorta di ‘complesso carcerario-industriale’ formato da imprese private che hanno beneficiato degli appalti per il servizio carcerario concessi dallo Stato. Questa lobby è in grado di esercitare una crescente influenza sulle autorità, spingendole a vanificare i numerosi tentativi di depenalizzazione del consumo di marijuana e ad inasprire le leggi anti-immigrazione, perché garantiscono un altissimo numero di detenuti che vengono poi impiegati ai lavori forzati. Le tre più importanti società che forniscono servizi di questo tipo sono  Cca, Geo Group e Cornell, le quali fanno lobby presso il Congresso o i parlamenti locali pretendendo norme più severe. Come ha documentato Nile Bowie, le imprese carcerarie «hanno contribuito con almeno 3,3 milioni di dollari a favore di partiti, candidati e loro comitati elettorali per influenzare la politica penale a livello federale […]. Più di 7,3 milioni sono stati distribuiti a candidati degli Stati dal 2001 […]. Senatori come Lindsay Graham e John McCain hanno ricevuto somme significative dai gruppi privati di prigionia; Chuck Schumer, presidente della Commissione Polizia di Frontiera e Immigrazione, ha ricevuto 64.000 dollari dai lobbisti […]. In cambio, i politici si sdebitano alla grande: il governo Obama ha stanziato 18 miliardi di dollari per la ‘repressione dell’immigrazione clandestina’, e di questi parecchi sono destinati alle imprese penitenziarie».

Bowie cita anche uno scandalo scoppiato in Texas nel 2007, in cui sono rimasti coinvolti i controllori pubblici delle carceri minorili inviati nelle installazioni a controllare la qualità del servizio, i quali comparivano tutti sul libro paga della Geo Group. In diverse prigioni che avrebbero dovuto ispezionare, i detenuti minorili dovevano defecare in secchi di plastica per mancanza di bagni, l’alimentazione era tremenda, ai prigionieri erano negate sia le cure mediche che il contatto con gli avvocati e il 4-5% dei detenuti ha denunciato di esser stato vittima di aggressioni a scopo sessuale. Ma l’influenza del ‘complesso carcerario-industriale’ si era già manifestata in passato; quando l’amministrazione Clinton introdusse la legge che prevede l’applicazione della massima pena dopo tre recidive, il ‘complesso carcerario-industriale’ ha potuto disporre di intere schiere di individui responsabili di marginali reati di sopravvivenza da reclutare nella propria forza lavoro non (o scarsamente, nel migliore dei casi) retribuita. Una volta tornati in libertà, questi disperati non godono di diversi diritti civici, non hanno accesso ai servizi sociali e fanno maggiormente fatica ad introdursi nel mercato del lavoro, cosa che li induce a commettere altri reati, in un avvitamento capace di garantire ottime prospettive di guadagno ai colossi privati della detenzione.

Questa situazione ha indubbiamente favorito l’aumento esponenziale delle morti per suicidio, che nel 2010 hanno superato per la prima volta quelle causate da incidenti stradali (38.364 contro 33.687) coinvolgendo per un parte più che preponderante cittadini facenti parte della classe lavoratrice, cioè coloro che hanno subito l’impatto maggiore della crisi del 2007-2008.

Numeri del genere riflettono gli effetti del processo di ‘proletarizzazione’ cui la classe media Usa, che con i suoi posti di lavoro ben retribuiti e protetti da una solida rappresentanza sindacale è riuscita ad imporsi per decenni come avanguardia di un modello politico, economico e sociale vincente, è attualmente soggetta a causa di un sistema che favorisce l’arricchimento vertiginoso di una percentuale sempre più esigua della popolazione. L’aumento delle disparità di reddito, cui come è tragicamente normale si accompagnano disparità di altro genere, tende oggi più che mai ad infrangere l’immagine degli Stati Uniti come Paese ugualitario per eccellenza demolendo allo stesso tempo il mito del ‘sogno americano’ cui gli Usa devono buona parte del loro fascino internazionale.

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