martedì, Agosto 4

USA: Donad Trump, game over per Rex Tillerson, arriva Mike Pompeo. E adesso? Gina Haspel sarà la prima donna a guidare la CIA, sostituendo Pompeo, probabile successore di Tillerson. Quali saranno i cambiamenti nella politica estera di Washington?

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Nuovo terremoto alla Casa Bianca. Il Presidente Donald Trump ha licenziato Rex Tillerson dalla Segreteria di Stato. Ad annunciarlo, in un tweet, lo stesso Trump: «Mike Pompeo diventerà il nostro nuovo segretario di Stato. Farà un lavoro fantastico! Grazie a Rex Tillerson per il suo servizio!Congratulazioni a tutti!». «Ora tornerò alla vita privata, come cittadino privato, come orgoglioso americano, orgoglioso dell’opportunità che ho dovuto servire al mio paese» avrebbe detto Tillerson nel suo discorso di commiato nel pomeriggio.

«Ne stavamo parlando da un po’ di tempo. Non eravamo d’accordo sulle cose, sull’accordo con l’Iran, non la pensavamo allo stesso modo» ha precisato il presidente americano, parlando con i giornalisti fuori dalla Casa Bianca di quella che molti a Washington chiamano da tempo ‘Rexit’.  Tillerson sarà «molto più felice ora» – ha aggiunto – «Ho molto apprezzato il suo impegno e gli faccio i migliori auguri, è una brava persona». L’ ormai ex Segretario di Stato avrebbe appreso di essere stato licenziato poco prima dell’alba, dopo l’atterraggio dell’aereo che l’aveva riportato nella capitale dall’Africa: nei giorni scorsi, infatti, aveva effettuato un viaggio in cinque Paesi africani, durante il quale, non aveva ricevuto alcuna indicazione sul suo imminente licenziamento. Anzi, a detta del sottosegretario di Stato Steve Goldstein, anch’ egli messo alla porta, «il segretario Tillerson aveva tutte le intenzioni di rimanere per i progressi importanti fatti nella sicurezza nazionale». Ma, secondo il Washington Post, Trump avrebbe comunicato a Tillerson la sua decisione venerdì scorso. E lo scorso sabato, il Segretario di Stato aveva sospeso il suo programma pubblico in Kenya dandosi malato. A supporto di quanto scritto dal WP, in un’ intervista alla CNN, una fonte qualificata dell’ Amministrazione ha confidato che sarebbe stato il capo dello staff John Kelly a telefonare, per ordine del numero uno della Casa Bianca, venerdì sera, Tillerson per comunicargli che sarebbe stato rimosso dal suo incarico, senza però dare delle scadenze temporali.

Ciò è stato confermato da Goldestein il quale, in un tweet, aveva sostenuto che Tillerson «non ha parlato con Trump e non è al corrente delle ragioni» della decisione presidenziale. «Il Segretario» – ha concluso Goldestein – «è grato per l’opportunità che gli è stata data di servire il Paese ed ancora crede che il servizio pubblico sia un impegno nobile. Facciamo i nostri auguri al segretario nominato Pompeo».

Quest’ ultimo, il 54enne direttore della CIA, nato in California, ma con origini abruzzesi, una volta appresa la notizia di esser stato scelto alla guida della Segreteria di Stato, ha dichiarato: «Sono profondamente grato al presidente Trump per avermi permesso di servire come direttore della Cia e per questa opportunità di servire come segretario di Stato … Svolgere il mio lavoro accanto ai grandi uomini e alle grandi donne della Cia, i funzionari più devoti e di talento che io abbia mai incontrato, è stato per me uno dei grandi onori della mia vita. Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo svolto, a nome dell’America e so che l’Agenzia continuerà a prosperare sotto la leadership di Gina Haspel ». Il successore di Tillerson ha ribadito che la leadership di Trump «ha reso l’America più sicura» e che non vede l’ ora «di rappresentare lui e il popolo americano nel resto del mondo per promuovere la prosperità degli Usa». Ultraconservatore, per non dire un ‘falco’, acerrimo nemico dell’ accordo sul nucleare iraniano, fervente sostenitore di Guantanamo, già businessman, oltre che ex membro del Congresso eletto in Kansas per la Camera dei rappresentanti.

Dunque, a prendere il posto di Pompeo alla guida della CIA sarà Gina Haspel, la prima donna ad assumere tale incarico, già vice direttore oltre che funzionaria di lungo corso dell’ agenzia. 61 anni, ha diretto uno dei «black sites», le prigioni create dalla Cia all’estero dopo l’11 settembre per torchiare i terroristi (tra loro Abu Zubayda): Haspel era tra i responsabili del centro di Cat’s Eye, in Thailandia. La stessa Haspel, insieme ad altri funzionari dell’ intelligence, avrebbe deciso per la distruzione dei video che riprendevano quanto accadeva in quei luoghi ai prigionieri. Passo deciso dall’intelligence senza averne il permesso. Decisione che avrebbe comportato non poche polemiche e che si sarebbe tradotta in un arresto momentaneo della carriera nel 2013. «Sono grata al presidente Trump per l’opportunità e commossa per la sua fiducia in me per essere stata nominata all’incarico di prossimo Direttore della Central Intelligence Agency. Se confermata, non vedo l’ora di fornire al presidente Trump il miglior sostegno di intelligence che si possa attendere Dopo trent’anni come funzionario della Central Intelligence Agency è stato per me un onore svolgere l’incarico di vicedirettore al fianco di Mike Pompeo per l’ultimo anno» ha commentato la Haspel.

«Rex ha fatto un ottimo servizio. Molte volte abbiano avuto punti di vista diversi. Sull’Iran io credo che sia un pessimo accordo, lui invece era a favore». Sul medesimo tema, il Presidente si era trovato concorde, invece, con il capo della CIA Pompeo che, da sempre avverso all’ accordo siglato da Barack Obama con Teheran, aveva indicato la repubblica islamica come «il piu’ grande Stato sponsor del terrorismo» e che aveva denunciato l’ ostilità della Russia di Putin. La sintonia con il Presidente era emersa anche sul dossier ‘Corea del Nord’, a riguardo del quale, nei giorni scorsi il direttore della Cia aveva escluso «concessioni» a Pyongyang prima del vertice, ponendo come condizione «la discussione per la denuclearizzazione» della penisola.

I contrasti, dunque, vennero a galla anche sulla linea da tenere nei confronti del regime nordcoreano: Trump twittò al «nostro fantastico segretario» che è «wasting time», ossia tempo perso, provare a negoziare con Kim Jong-un, soprannominato «Little Rocket Man»: «Risparmia le tue energie, Rex!». «La diplomazia non è un favore che offriamo, ma uno strumento cruciale per la sicurezza nazionale. Potus ha veramente sbagliato in questo caso, e il SecState dovrebbe dimettersi» aveva incalzato su Twitter Richard Haass, Presidente del Council on Foreign Relations.

Dopo l’ ennesima ‘epurazione’, Trump crede di essere vicino al gabinetto perfetto e, parlando ai giornalisti, ha detto che vuole «avere un team nuovo in tempo per l’inizio dei colloqui con la Corea del Nord» e di quelli «sul commercio». A questo proposito, Tillerson, insieme al capo del Pentagono James Mattis, in un colloquio alla Casa Bianca  con il segretario al commercio Wilbur Ross e con il consigliere per le politiche commerciali del presidente, Peter Navarro, si era detto preoccupato in quanto il piano dazi poteva mettere in pericolo i rapporti con gli alleati degli Usa, soprattutto sul fronte della sicurezza nazionale.

Le indiscrezioni di tensioni fra Trump e Tillerson, considerato «troppo integrato nell’establishment», e di una possibile uscita di scena del secondo si erano rincorse più volte nel corso degli ultimi mesi. A ottobre 2017 Nbc News aveva rivelato che a luglio il vicepresidente Usa Mike Pence si era prodigato per convincere Tillerson a non dimettersi. A quella voce riportata da Nbc, Tillerson aveva risposto: «Non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di lasciare l’incarico». Due mesi dopo, il 6 dicembre, l’ ex Segretario di Stato aveva chiarito nuovamente: «È una storia che continua a venire fuori ogni sei settimane circa e direi che avete bisogno di trovare nuove fonti perché questa notizia continua a essere sbagliata». Qualche settimana, in occasione della pubblicazione del libro di Michael Wolffe, “Fuoco e furia”, si era difeso dall’ accusa di aver definito Trump un “imbecille”, dicendo: «Non ho mai messo in dubbio l’adeguatezza mentale» del Presidente.

Peraltro, Tillerson non era molto ben visto neanche al Dipartimento di Stato, la cui riorganizzazione non è mai decollata, subendo, oltretutto, senza opporsi, un taglio di risorse del 20-30% dal bilancio federale e, paralizzando, di fatto, il Dipartimento.

Quello di Tillerson è l’ultimo di una lunga serie di licenziamenti: a pochi giorni dall’ insediamento, il Presidente Usa aveva rimosso il ministro della Giustizia ad interim, Sally Yates. Poco prima, sospettato di esser coinvolto nel Russiagate, si era dimesso il Consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn. Poi era toccato al direttore dell’ FBI, James Comey, al responsabile della Comunicazione della Casa Bianca, Mike Dubke, al capo dell’ Ufficio etico federale, Walter Shaub, al portavoce del team legale che rappresenta Trump per le vicende del Russiagate, Mark Corallo, accompagnato da uno degli avvocati, Mark Kasowitz. A questi, si è aggiunto il nome di Sean Spicer che viene sostituito da Anthony Scaramucci, anch’ egli dimissionario a dieci giorni dall’ accettazione dell’ incarico, quello dell’ assistente portavoce Michael Short, quello del capo dello staff Reince Priebus, quello di Steve Bannon. Come se non fossero già abbastanza, si sono poi dimessi il ministro alla Sanità, Tom Price; la vice del Consigliere alla sicurezza nazionale HR McMaster, Dina Powell, il segretario dello staff della Casa Bianca Robert Porter, lo speech writer David Sorensen; la direttrice delle Comunicazioni della Casa Bianca, Hope Hicks e, per ultimo, Gary Cohn, consigliere economico della Casa Bianca e direttore del Consiglio Economico Nazionale.  Quest’ ultimo, stando alle dichiarazioni odierne rilasciate da Trump, potrebbe essere rimpiazzato da Larry Kudlow, l’economista lavorò con Ronald Reagan.

Potrebbe iniziare ad aprile il processo di conferma della nomina di Mike Pompeo da parte della commissione Esteri del Senato. Il presidente della commissione Bob Corker ha reso noto di aver cercato di contattare Rex Tillerson, ma di «non essere ancora riuscito a parlare con lui», non nascondendo di aver lavorato bene con lui, ma di aver sentito “molto cose positive” su Pompeo il quale, secondo il Washington Post, non è detto riesca ad entrare in carica entro il 12 maggio, quando si deciderà se rinnovare la rimozione delle sanzioni contro Teheran. «Ci saranno delle audizioni molto approfondite. Non è la stessa cosa essere direttore della Cia e segretario di Stato», ha sottolineato il senatore democratico Robert Mendez. I tempi lunghi potrebbero però lasciare sguarnito il Dipartimento di Stato proprio in concomitanza con momenti decisivi.

Quali fattori hanno spinto Trump a licenziare Trump? Come cambierà, se cambierà, la politica estera americana con l’ arrivo di Mike Pompeo? Lo abbiamo chiesto al  Professor Daniele Fiorentino, docente di Storia e Istituzioni degli Stati Uniti d’ America presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre.

«Mike Pompeo diventerà il nostro nuovo segretario di Stato. Farà un lavoro fantastico! Grazie a Rex Tillerson per il suo servizio!Congratulazioni a tutti!», ha scritto il Presidente Trump su Twitter.  Non giunge inaspettato il licenziamento di Tillerson se è vero che non poche volte il Presidente aveva preso decisioni importanti nella politica estera senza consultare il suo Segretario di Stato?

Non giunge inaspettato. Diciamo che il Presidente non si aspettava tanta autonomia da parte di Tillerson che, ovviamente, ha una formazione molto diversa, molto più internazionale dello stesso Trump. Quindi è andato a pescare in quella riserva di suoi sostenitori senza discussione come Mike Pompeo che proviene da un’ esperienza repubblicana per lo Stato del Kansas, uno dei più grandi serbatoi dell’ America profonda e quindi molto più vicino al Presidente e molto più ‘America First’ di Tillerson che ha uno sguardo molto più ampio, soprattutto a livello di trattative internazionali: le decisioni prese da Trump nei confronti dell’ Europa, in merito alla concorrenza, non credo fossero condivise da Tillerson. E’ anche vero che il licenziamento di un Segretario di Stato non è una novità. Quello che colpisce è la modalità, molto brutale.  Probabilmente ricorderemo Tillerson per molte altre cose e non come Segretario di Stato di Trump. E non credo che Pompeo possa fare meglio.

Tillerson, ex ceo di Exxon Mobile, è un uomo d’ affari portato a cercare il compromesso, la mediazione. Stessa cosa non può essere detta di Trump.

Sì appunto. Tillerson è sempre stato in un contesto internazionale, muovendosi anche con una certa destrezza e capacità di comprensione verso gli interlocutori, cosa che non è propria di Trump o che, perlomeno, Trump non vuole, in questo momento, usare. Quindi, da questo punto di vista, Pompeo è molto più affidabile: essendo un falco, può dare maggiori garanzie rispetto a quello che Trump aveva promesso, ovvero una politica estera aggressiva, come si è visto in più occasioni, anche se tra mille contraddizioni.

Su quali dossier Presidente e Segretario di Stato erano su posizioni divergenti?

Direi che è abbastanza chiaro che i temi principali su cui si sono trovati distanti siano l’ Iran e la Corea del Nord. Sull’ accordo con Teheran, Trump non transige: sebbene Tillerson sia molto conservatore, ha un approccio molto più realista e moderato sull’ Iran che è un partner, dal punto di vista commerciale, molto importante per gli Stati Uniti. Da questo punto di vista, credo che l’ Iran sia il problema principale per Trump così come, d’ altronde, questo strano procedere del Presidente sulla questione ‘Corea del Nord’: accuse gravissime all’ avversario e poi marcia indietro improvvisa, magari con un incontro. Poi c’è la questione Russia.

«Ne stavamo parlando da un po’ di tempo. Non eravamo d’accordo sulle cose, sull’accordo con l’Iran, non la pensavamo allo stesso modo» ha aggiunto il Presidente parlando ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca. In quali punti dell’ accordo, secondo lei, Trump e Tillerson non si sono trovati concordi?

Innanzitutto, la posizione di Tillerson non era così rigida come quella di Trump. Non va dimenticata anche la modalità con cui Tillerson ha reagito per cercare di cambiare la volontà di Trump. E questo credo che abbia messo Trump contro Tillerson che, da ex petroliere, in qualche modo, capisce anche quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un accordo con l’ Iran, mostrandosi, in politica estera, molto più realista. Sull’ accordo sul nucleare, sebbene fosse favorevole ad una revisione, Tillerson non era così rigido come Trump che conduce una politica fortemente ‘anti-Obama’ e che ha più volte ribadito di volerlo cancellare. Su questo Tillerson era molto più morbido. In realtà, però, secondo me, le ragioni sono molte.

E qual’ è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

La mia sensazione è che, più dell’ Iran, la goccia sia stata la decisione presa da Trump di incontrare Kim Yong Un. Tutto sommato sull’ Iran il confronto andava avanti da qualche tempo. La mia sensazione è che la questione della Corea è stata la goccia definitiva.

La scelta di Mike Pompeo, un cosiddetto ‘falco’, alla guida della diplomazia americana, potrebbe rivelarsi un vantaggio o uno svantaggio per l’ Amministrazione nello svolgimento della politica estera?

Secondo me, costituirà uno svantaggio nel senso che irrigidirà le posizioni. Tra l’ altro, quegli inviti che Tillerson faceva a Trump, ad usare un po’ più di cautela, rimarranno un lontano ricordo, conoscendo Pompeo, abituato ad usare toni piuttosto aggressivi. Il fatto piuttosto inusuale che diventi Segretario di Stato il direttore della CIA è abbastanza significativo ed identificativo di un’ atmosfera per la quale, se è vero che la moderazione di Tillerson probabilmente sparirà, è altrettanto vero che dietro c’è un Dipartimento di Stato, dove è diffusa una lunga pratica di diplomazia e di dialogo con il nemico. Pratica che se Pompeo dovrà mettere a tacere, Tillerson lasciava esprimere. Da questo punto di vista, Pompeo potrebbe essere l’ uomo che fa per Trump. Il fatto che sia molto vicino alle posizioni del Presidente non vuol dire che sia il meglio. Anzi, ad una prima analisi, direi proprio di no.

Anche perché viene meno quello che poteva essere un freno all’ irruenza di Trump.

Ora bisognerà vedere anche come reagisce il Partito Repubblicano che, tutto sommato, nonostante le prime perplessità su Tillerson, si era convinto che quest’ ultimo costituisse un elemento frenante dell’ Amministrazione in politica estera e che avesse trovato un’ intesa con il Dipartimento e quindi con quegli uffici che spesso giocano delle partite molto importanti, anche in contrasto con il Presidente. Tillerson era invece portato a dialogare anche con queste realtà, con le alte sfere dell’ amministrazione pubblica.

«Mike ha meritato gli elogi dei nostri due partiti rafforzando la capacità dei servizi segreti, modernizzando le nostre capacità offensivi e difensive e stringendo stretti legami con i nostri alleati», ha detto Trump in riferimento al probabile successore di Tillerson. Pompeo è veramente un profilo che può accontentare repubblicani e democratici?

Che una parte del partito repubblicano possa appoggiarlo non ho dubbi, ma direi una parte. Credo che ci siano molte perplessità anche tra i repubblicani su una nomina di questo genere: si erano accomodati sulla nomina di Tillerson, nonostante i dubbi iniziali. Pompeo, invece, ha protetto Trump sul Russiagate, è proprio un suo uomo e questo solleva molta preoccupazione. La politica estera americana sembra sempre più autoreferenziale.

Agli occhi degli alleati e dei potenziali avversari, il licenziamento di Tillerson è un segno di debolezza o di forza dell’ Amministrazione Trump?

Sebbene il Presidente la percepisca come un’ azione di forza, in realtà dimostra tutta la sua debolezza. La mia sensazione è che porterà più danno ai nemici che agli amici, anche perché Pompeo appoggerà le scelte di Trump sia sull’ Iran che sulla Corea del Nord. D’ altra parte, ci stiamo abituando a questo tipo di scelte non necessariamente logiche e consequenziali del Presidente. Rispetto alla NATO, per dire, questo cambiamento potrebbe far pensare che Trump voglia portare alle estreme conseguenze la sua politica di distaccarsi dal coinvolgimento in Europa e di rivolgere l’ attenzione anche altrove: da questo punto di vista Tillerson era più una garanzia. Anche sulla questione commerciale, Pompeo sarà molto meno disposto a fare compromessi per andare incontro ai partner. Però, mentre tutto questo potrebbe portare dei danni ai rapporti con i Paesi amici, in particolar modo con l’ Unione Europea e all’ interno della NATO, non necessariamente inciderà nei rapporti con i Paesi nemici che, invece, potrebbero approfittare di quella che reputano una dimostrazione di debolezza del Presidente che ha bisogno di una serie di ‘yesman’.

Finalmente una donna arriva alla guida della CIA. Come interpreta questa novita?

Ecco questo mi sembra una cosa molto interessante. E’ vero che i servizi segreti americani sono cambiati profondamente negli ultimi anni, ma è certamente un segnale positivo. La cosa che mi colpisce è che spesso la scelta del capo della CIA è una scelta politica. Questa, invece, è una scelta dall’ interno: è una funzionaria che ha lavorato sotto copertura per anni e quindi era proprio sul campo. Perché Trump l’ ha scelta? Probabilmente per dare una connotazione ancora più decisa e dura. Mettere il direttore della CIA alla guida del Dipartimento di Stato e un ex agente sotto copertura alla guida della CIA apre all’ interrogativo, anche un po’ inquietante: cosa ci riserva il futuro? Sicuramente non sono segnali incoraggianti. Sono nomine che verranno prese come ulteriore dimostrazione della mancanza di fiducia del Presidente, cosa assolutamente irrituale, negli organismi federali. Occorrerà vedere cosa saranno in grado di fare questi due: tutto fa pensare, però, ad una svolta aggressiva della politica estera americana e questo non è un bene.

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