venerdì, Settembre 18

USA: Covid-19, Trump tra bugie e polemiche Secondo Bob Woodward, un atteggiamento più aperto da parte del Presidente, se non avrebbe potuto evitare le ricadute economiche del virus, avrebbe potuto, quanto meno, salvare almeno parte degli oltre 190.000 morti

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Le parole di Donald Trump riportate nell’ultimo libro di Bob Woodward (Rage, in uscita nei prossimi giorniriguardo alla decisione del Presidente di minimizzare intenzionalmente, nelle sue dichiarazioni pubbliche, la pericolosità di COVID-19 toccano nervi ancora scoperti in un Paese che sembra avere faticosamente iniziato a riprendersi dalla pandemia. Nei mesi estivi, l’economia statunitense ha invertito la tendenza negativa che aveva caratterizzato la prima parte dell’anno e tutti i principali settori produttivi (primo fra tutti quello energeticosembrano guardare con fiducia agli sviluppi del trimestre appena iniziato. All’inizio di settembre, anche l’amministrazione, tramite i Centers for Desease Control and Prevention (CDCP), ha comunicato agli Stati e alle maggiori città di predisporre il necessario per la distribuzione delle prime dosi di vaccino entro della fine di ottobre. Nonostante le difficoltà che permangono, gli Stati Uniti sembrano, quindi, intenzionati a lasciarsi alle spalle l’esperienza COVID-19, complice anche un’amministrazione che – dopo quattro anni di costanti tensioni — proprio nella pandemia ha trovato uno dei suoi principali fattori di debolezza.

Su questo sfondo, i contenuti del libro di Woodward rilanciano una questione che – sebbene non esplicitata – sottende il dibattito politico non solo negli USA: era possibile evitare almeno in parte le conseguenze umane e materiali di quanto accaduto? Secondo Woodward, un atteggiamento più aperto da parte del Presidente, se non avrebbe potuto evitare le ricadute economiche del virus, avrebbe potuto, quanto meno, salvare almeno parte degli oltre 190.000 morti che il CDCP registrava all’10settembre. Di fronte a queste affermazioni, la Casa Bianca ha difeso la posizione esposta dal Presidente allo stesso Woodward, secondo cui la ‘strategia della minimizzazionesarebbe stata una sorta di scelta obbligata di fronte alla necessità di non diffondere il panico nel Paese e nel mondo. E’ tuttavia certo che, nel clima teso di queste settimane, le polemiche cresceranno. Lo sfidante democratico, Joe Biden, ha già definito il comportamento della Casa Bianca ‘disgustoso, quasi criminale’; parole che – unite alle critiche che Trump ha rivolto a Woodward e all’uso che questi ha fatto delle interviste concesse dal Presidente – finiranno a loro volta per alimentare altre polemiche.

In effetti, la gestione dell’emergenza COVID-19 è stata sin dall’inizio uno dei punti deboli dell’amministrazioneTrump. Ancora alla fine di agosto, la percentuale di americani che approvava il modo in cui la Casa Bianca aveva affrontato (e stava affrontando) l’emergenza oscillava fra il 30 e il 35%, sostanzialmente in linea con l’indice di approvazione generale dell’azione presidenziale misurato da un sondaggio ABC/IPSOS subito dopo il suo discorso di accettazione della candidatura alla convention repubblicana di Charlotte. Su questo sfondo, le divisioni interne all’amministrazione che il libro di Woodward mette in luce rappresentano un ulteriore elemento di imbarazzo. Ancora più grave, nelle ultime settimane i sondaggi sembrano evidenziare un calo degli indici di approvazione delle scelte della Casa Bianca anche fra gli elettori repubblicani e gli ‘indipendenti’; due bacini di voto che il Presidente ha cercato di ‘corteggiare’, nei mesi estivi, da un lato assumendo atteggiamenti sempre più apertamente ‘law and order’ di fronte alle proteste del movimento Black Lives Matter, dall’altro promettendo un sostanziale ritorno alla ‘normalità sanitaria’ prima dell’inverno.

Il rischio è, tuttavia, che anche la questione del vaccino finisca per trasformarsi in terreno di scontro politico. Sia Joe Biden sia la candidata democratica alla vicepresidenza, Kamala Harris, hanno espresso, negli scorsi giorni, il timore che un vaccino frettolosamente distribuito per ragioni elettorali possa dimostrarsi pericoloso per la salute pubblica; una posizione che alimentato dalla sospensione della sperimentazione clinica del vaccino di AstraZenca e Oxford University dopo un sospetto caso di reazione avversa in Gran Bretagna. Le parole del capo della Food and Drugs Administration, Stephen Hahn, riguardo alla necessità di valutare la possibilità di procedere alla distribuzione di un vaccino anche prima del termine della fase di sperimentazione clinica hanno gettato benzina sul fuoco, soprattutto di fronte alla prudenza espressa dal Direttore dell’Istituto nazionale allergie e malattie infettive e membro della task force COVID-19 della Casa Bianca, Anthony Fauci. Anche in questo campo, quindi, la querelle è solo all’inizio e non sembra improbabile che nelle prossime settimane le vicende legate all’emergenza COVID-19 possano tornare al centro dello scontro elettorale.

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