venerdì, Aprile 19

Usa-Corea del Nord: più che guerra possibili micro-attacchi

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La Cina e l’Europa, in questo micro-conflitto ipotetico, che ruolo avrebbero?

Non credo sia plausibile pensare ad un intervento della Cina. Se gli americani stanno pensando ad un intervento mirato tenderei ad escludere un possibile coinvolgimento degli altri Stati; ciò che possiamo aspettarci dalla Cina sarebbe solo un tentativo di appianare e distendere le tensioni tra Usa e Corea del Nord. Io non riesco credere che gli americani davvero vogliano mobilitare una guerra su larga scala alla Corea del Nord, significherebbe davvero creare qualcosa di incontrollabile, anche perché i coreani, come gli americani, hanno a disposizione armi nucleari, che potrebbero essere usate. Inoltre, un attacco su larga scala, va preparato con mesi di anticipo: non credo che gli americani in questo momento stiano prendendo davvero in considerazione un attacco del genere.  Questo scenario, ad oggi, mi sembra fantasioso: spero che Donald Trump non sia scriteriato al punto tale da portare avanti una guerra su scala mondiale per punire la Corea del Nord, perché ciò vedrebbe anche il coinvolgimento implicito della Cina e della Corea del Sud, a causa della vicinanza geografica che la separa dal Nord. Se gli americani decidessero di bombardare la Corea del Nord, senza utilizzare l’arma nucleare ma solo con missili a corto raggio, a Seul morirebbero tra uno o due milioni di persone. Questo tipo di scenario, però, si presenterebbe concretamente solo dopo un lungo dibattito internazionale, includendo sicuramente anche gli Stati membri  dell’ONU. Federica Mogherini, vicepresidente delle Commissione europea, a proposito della questione coreana sembra piuttosto attenta: pare che stia cercando di tracciare un possibile intervento nei confronti della Corea del Nord; l’Ue ha sempre cercato di tenersi lontano da questo Paese, ma adesso sembra che si stia aprendo un tentativo di dialogo che potrebbe essere benefico. Proprio per questa mancata discussione del problema da parte della politica internazionale penso che Trump, quando si riferisce alla Corea del Nord, lo faccia pensando ad un piccolo attacco mirato verso  il reattore Yongbyon.

 

Dunque come potrebbe reagire al micro-attacco la Corea del Nord? È plausibile una risposta armata?

Questa è un’ottima domanda alla quale non posso dare purtroppo una risposta precisa. Un attacco ʹchirurgicoʹ potrebbe sollecitare una reazione da parte della Corea del Nord, ma per noi è impossibile fare pronostici; se gli Americani bombardassero Yongbyon ci sarebbero degli attacchi verbali accesi, e Trump otterrebbe il contrario di ciò che vuole: i coreani invece di rallentare la propria produzione nucleare la incrementerebbero e renderebbero la situazione ancora più tesa. Se la Corea del Nord dovesse rispondere militarmente segnerebbe la propria fine; tempo una decina di ore gli Stati Uniti e le forze alleate distruggerebbero il Paese di Kim Jong-un.

 

La forza della Corea del Nord viene sopravvalutata dai mass media? Come si potrebbe arginare il pericolo che deriva dai Coreani? Oltre all’estremismo degli interventi armati cosa si potrebbe fare per allentare le tensioni tra Corea del Nord e Occidente?

Sicuramente la Corea del Nord fa paura perché sta ampliando il proprio sistema nucleare, ma dobbiamo ricordarci che è uno Stato isolato e, per questo, molto fragile. Il problema è dato dalla strategia con cui sono stati portati avanti i dialoghi diplomatici con Kim Jong-un: negli ultimi dieci anni le strategie sono state tutte sbagliate. Ad esempio, possiamo dire che la politica di Obama sia stata fallimentare: la pazienza strategica statunitense non ha fatto nient’altro che dare alla Corea del Nord la possibilità di guadagnare tempo per armarsi. Il discorso in base al quale la Comunità internazionale attende la fine del regime in Nord Corea è un discorso che andava bene alla fine della Guerra di Corea; adesso non si può più aspettare la fine della dinastia Kim dall’interno, perché è dimostrato che il suo consolidamento è scontato. Non possiamo  più attendere che il cambiamento avvenga dall’interno: bisogna cambiare registro diplomatico poiché ciò che è stato fatto finora non ha portato alcun risultato. Le sanzioni, le minacce non porteranno mai un cambiamento in un Paese come la Corea del Nord. Bisogna coinvolgere il Paese all’interno delle comunità internazionale, dobbiamo aprire un dialogo meno minaccioso, e raccogliere i messaggi che la Corea del Nord fa passare, già stati lanciati più e più volte. Ci sono state molte richieste da parte del Regime di Kim jong-un di una possibilità di dialogo sia con gli Usa sia con la Corea del Sud, ma non sono stati presi in considerazione. Se noi chiudiamo il dialogo non potremo mai sperare di integrare e portare un cambiamento nella Corea del Nord; sicuramente ci vorrebbe tempo, ma questa è l’unica possibilità di cambiare gradualmente le cose.

 

La Corea del Sud potrebbe fare la sua parte nei confronti di un possibile cambiamento della Corea del Nord? Gli Stai uniti come dovrebbero comportarsi?

Il periodo in cui in Corea del Sud c’era una governo progressista è stato un decennio positivo, perché vi è  stata un’apertura maggiore nei confronti del Regime di Kim. Gli aiuti fluivano e gli incidenti militari erano stati ridotti tantissimo. Adesso la Corea del Sud è in un periodo di gravi tensioni interne: se alle prossime presidenziali dovesse vincere il candidato che nei sondaggi è stato dato favorito sarebbe una svolta non di poco conto. Moon Jae-in, politico dell’ala progressista del partito Minjoo, porterebbe una nuova forma di dialogo con la Corea del Nord. Il problema che investe la politica internazionale nei confronti del Nord Corea è che non c’è mai stata una congiuntura favorevole, che significherebbe avere un Presidente  progressista in Corea del Sud e, allo stesso tempo, un Presidente progressista negli Stai Uniti. Questo mancanza sicuramente porta ad una cattiva gestione della situazione, tutti gli Stati coinvolti nelle dinamiche dovrebbero seguire una stessa linea diplomatica. Se Moon Jea-in vincesse le elezioni si troverebbe davanti l’ostruzionismo diplomatico di Trump nei confronti di una possibile apertura con la Corea del Nord. Non dobbiamo anelare ad un cambiamento in tempi brevi, ci vorrà più di due decenni per arrivare a uno sviluppo come lo pensiamo noi occidentali.

 

Quali sono i primi passi che porterebbero una speranza di cambiamento?

Un primo passo per riavviare un dialogo costruttivo con la Corea del Nord sarebbe innanzitutto la firma di un Trattato di Pace fra Corea del Sud e Corea del Nord, poiché al momento fra i due Paesi vige un Armistizio; da questo punto di vista si deve fare assolutamente un passo ulteriore. Bisognerebbe, secondariamente, siglare un accordo di non intervento fra Stati Uniti e Corea del Nord, di modo che il Paese asiatico possa vivere tranquillamente senza aver paura di essere costantemente bombardato. Sarebbe inoltre necessario continuare nell’attività di riassetto territoriale fra le due Coree, cercando di unificare  le due entità politiche che coabitano nella Penisola. Questi potrebbero essere i primi passi per un cambiamento lento, ma sicuramente più duraturo e meno invasivo.

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