lunedì, Ottobre 14

USA – Cina: Trump aiuta gli agricoltori americani Sono stati stati disposti i fondi a beneficio degli agricoltori proporzionali ai danni da essi subiti a partire dall'entrata in vigore delle contro-tariffe cinesi

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Negli scorsi giorni, Donald Trump ha annunciato il varo di un nuovo programma economico da 16 miliardi di dollari che andrà ad incrementare le sovvenzioni agli agricoltori statunitensi, già beneficiari, lo scorso anno, di circa 12 miliardi di aiuti finalizzati ad attutire l’impatto devastante delle ritorsioni imposte dalla Cina in conseguenza della guerra commerciale sferrata da Washington.

Nello specifico, Pechino ha adottato una serie di provvedimenti simultanei concentrati sui punti nevralgici del sistema economico Usa. La progressiva limitazione degli acquisti dei Treasury Bond – seguita dalla liquidazione di parte dei titoli di Stato Usa – si è quindi accompagnata all’introduzione di contro-dazi su circa 110 miliardi di dollari di merci statunitensi, all’innalzamento delle tariffe su circa 2.500 tipologie di prodotti made in Usa e sulla forte riduzione delle ordinazione di aerei Boeing e di importazioni di Gas Naturale Liquefatto (Gnl). Nemmeno il settore agricolo è stato risparmiato dalla controffensiva cinese, dispiegatasi sotto forma di pesantissima limitazione degli acquisti di derrate alimentari, a partire da soia e carne di maiale. Merci che Pechino ha reperito diversificando i canali di approvvigionamento, e ingigantendo quindi il volume delle importazioni da altri Paesi produttori come Brasile e Iran.

Le ricadute più pesanti le hanno ovviamente subite i farmer, che l’anno precedente all’elezione di Donald Trump erano riusciti ad incrementare l’export di semi di soia verso la Cina fino alla soglia dei 12 miliardi. Alla fine del 2018, le forniture di soia erano cadute a quota 2 miliardi di dollari. Un discorso analogo può essere formulato per le ciliegie, che gli agricoltori dell’Oregon e dell’Idaho avevano modo di inviare in grandi quantità verso il mercato cinese prima che lo scoppio guerra commerciale comprimesse le forniture del 41% nel solo 2018. Anno in cui l’import cinese di merci prodotte dai farmer Usa si è ridotto di qualcosa come 16 miliardi di dollari (e dovrebbe ridursi di altri 7 miliardi nel corso del 2019, secondo le stime di Washington), cosa che è andata a deprimere ulteriormente il prezzo – già in contrazione quantomeno dal 2013 – delle commodity agricole (soia e mais, in particolare, ma anche cotone, sorgo, prodotti caseari, maiale, pellami, crostacei). Si stima che alla fine del 2019, i profitti macinati dal settore agricolo scenderanno sotto la soglia di guardia dei 70 miliardi; nel 2013, anche grazie a un lungo periodo di boom dei prezzi delle commodity, i profitti avevano toccato quota 123 miliardi. Circa un quarto degli agricoltori Usa si è visto costretto ad affrontare i problemi finanziari insorti con la progressiva chiusura del mercato cinese facendo maggiormente ricorso al credito bancario, con conseguente incremento dell’indebitamento medio di categoria – all’interno della quale si registra un forte calo della fiducia – e, a ricasco, affioramento dei tipici sintomi di stress finanziario. A partire dall’aumento dei prestiti in sofferenza, giunto ai massimi dal 2010.

Il segretario all’Agricoltura Sonny Perdue non ha mancato di riconoscere le crescenti difficoltà in cui farmer stanno imbattendosi a causa delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Il cui acuirsi potrebbe verosimilmente portare all’adozione, da parte di Pechino, di un blocco sistematico delle importazioni in grado di precludere alle derrate alimentari statunitensi la possibilità di accedere al gigantesco mercato cinese. È proprio per far tempestivamente fronte a questa prospettiva che il governo ha lanciato il nuovo programma di aiuti, incentrato non tanto sull’acquisto garantito di prodotti agricoli che non hanno più modo di prendere la via della Cina, ma sullo stanziamento di fondi a beneficio degli agricoltori proporzionali ai danni da essi subiti a partire dall’entrata in vigore delle contro-tariffe cinesi.

L’associazione di settore American Farm Bureau ha certificato che molti dei suoi rappresentati fanno fortemente affidamento sulle sovvenzioni previste dal nuovo programma per rimanere in carreggiata. Un fatto, quest’ultimo, a cui Donald Trump non può che guardare con favore; a schiudere al tycoon newyorkese le porte della Casa Bianca nel 2016 fu proprio la valanga di voti garantitagli dalla Corn Belt e dalla Rust Belt. Le due cinturenota il sempre lucido analista Guido Salerno Aletta, «rappresentano la Agricoltura e l’Industria americana che competono con i Paesi più poveri del mondo: mais, grano, soia ed allevamento di animali da una parte; industria di base, manifattura ed auto dall’altra.  Questa è l’America di mezzo, quella basata sulle produzioni tradizionali, che ha sofferto per l’abbandono della Old Economy a favore della New Economy basata nella West Coast californiana, arricchitasi con lo sviluppo della informatica e delle telecomunicazioni, ed a favore dei mercati finanziari che lucrano sui fantastiliardi, che hanno come baricentro la East Coast atlantica. Tutto, dal 1978 in poi, è stato fatto per sviluppare l’America delle due coste, East e West, niente per sostenere le due cinture, Corn e Rust».

Per ottenere il secondo mandato, Trump è pienamente consapevole di dover ancora una volta far riferimento a questo segmento di elettorato. Ed è anche in virtù di ciò che si spiega il nuovo programma di aiuti a favore dei farmer.

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