lunedì, Novembre 11

USA – Cina: è guerra tecnologica! Una guerra fredda tecnologica tra Stati Uniti e Cina che, di fatto, investe tutto il mondo si sta combattendo, solo in parte davanti ai nostri occhi. Ne parliamo con il consulente politico Ross Feingold

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Il mondo digitale è  in subbuglio. Quella che si sta profilando all’orizzonte sembra avere i tratti di una guerra fredda tecnologica tra Stati Uniti e Cina che, di fatto, investe tutto il mondo. Il ‘New York Times’ parla di una ‘cortina di ferro digitale’ americana che si sta opponendo a quella cinese, che in qualche modo iniziava venire meno proprio grazie allo scambio tecnologico tra Occidente e Cina.«La presa di posizione americana sta chiudendo molti dei modi in cui gli Stati Uniti e la Cina si sono scambiati idee e fatto affari, nonostante il rigido regime di censura cinese . Quelle porte chiuse potrebbero avere effetti profondi non solo sul business della tecnologia, ma anche su come il mondo utilizzerà e comprenderà i dispositivi e i servizi del futuro», scrive il quotidiano. E ciò  «potrebbe danneggiare entrambe le parti, come sostiene Tim Culpan dalle colonne di ‘Bloomberg Opinion’. Potrebbe anche rallentare lo sviluppo e l’implementazione di nuove tecnologie come le reti wireless 5G, che beneficiano delle economie di scala globali».

Non da poco si è capito che il vero obiettivo della guerra commerciale del Presidente americano Donald Trump era lo sviluppo tecnologico cinese, la volontà di bloccarlo. La scorsa settimana, il 16 maggio,  il Presidente USA, Donald Trump, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale a causa delle minacce che incombono sulla tecnologia americana e ha firmato un ordine esecutivo in forza del quale le società tlc statunitensi avranno bisogno di un permesso speciale per vendere prodotti a Huawei e ad altre società cinesi, il così detto bando anti-Huawei.

Lunedì 20 maggio, alcune compagnie, in testa Google, ma anche Qualcomm e Broadcom, hanno congelato la fornitura di componenti e software al colosso della tecnologia cinese.
Ieri, 21 maggio, il Dipartimento del commercio degli Stati Uniti ha concesso a Huawei una proroga temporanea di 90 giorni -fino al 19 agosto- che consentirà all’azienda di continuare ad acquistare prodotti e servizi americani per mantenere operative le reti già esistenti e realizzare gli aggiornamenti per la sua linea di smartphone.

Nelle stesse ore, Huawei, accusando di bullismo gli USA, sottolineando, per bocca del suo fondatore,  Ren Zhengfei,  che lo staff politico americano  mostra di sottostimare la loro forza, e che «il 5G di Huawei non sarà assolutamente colpito. In termini di tecnologie 5G, gli altri non saranno in grado di raggiungere Huawei in due o tre anni»,  ha fatto sapere che avrebbe un ‘piano B’, ovvero la realizzazione di sistema operativo proprio, in competizione con quelli di Google e Apple, sul quale starebbe lavorando dal 2012, e ha annunciato che stanzierà 35 milioni di euro per il suo Paris OpenLab, in Francia, nel corso dei prossimi cinque anni, promuovendo la collaborazione con clienti e partner con l’obiettivo di costruire in Francia un ecosistema digitale sempre più solido.

La Cina e Huawei, sostanzialmente stanno dicendo a Trump che le sue armi sono spuntate, che se non deciderà per una trattativa e un accordo sulla base del reciproco vantaggio, le compagnie cinese faranno a meno della tecnologia USA. E, proprio in campo tecnologico, a rimetterci potrebbero essere per primi gli USA, perché la Cina potrebbe decidere di chiudere il rubinetto delle terre rare, indispensabili per le aziende tecnologiche americane. Come dire: una battaglia ferocissima all’interno di una guerra che non è ancora chiaro dove porterà.

Di queste ore la notizia che l’Amministrazione Trump starebbe considerando di applicare le stesse restrizioni applicate contro Huawei, anche alla società di videosorveglianza cinese Hikvision,  restrizioni che limiterebbero la capacità di Hikvision di acquistare la tecnologia statunitense e le compagnie americane dovrebbero ottenere l’approvazione governativa per fornire componenti all’impresa cinese.

Ma fermento c’è anche in casa Facebook. Lo scorso 16 maggio, il colosso di Mark Zuckerberg ha ordinato la chiusura di 265 account di Facebook e Instagram che sono risultati ‘fake’, cioè account aperti sotto falsa identità, che diffondevano false notizie prendendo di mira politici, Presidenti e governi africani -tra questi Angola, Congo, Niger, Nigeria, Senegal, Togo, Tunisia, tutti account facenti capo alla compagnia israeliana Archimedes Group.
Intanto, proprio su Facebook si sta snodando un pezzo, tutt’altro che trascurabile, di campagna elettorale americana. Donald Trump, a caccia della rielezione nelle presidenziali 2020, ha già speso oltre 4 milioni di dollari da inizio anno per inserzioni sul social network. Joe Biden, l’ex vice di Barack Obama, uno degli ultimi democratici ad annunciare la propria candidatura, ha superato rapidamente quota 1 milione di dollari investiti in 3 settimane. Tutto questo mentre il Congresso americano è ancora alla ricerca di metodi e strumenti per garantire la privacy agli americani e, dunque, difenderli da Facebook e dalle sue fake.

Agli sgoccioli dell’altra campagna elettorale, quella per il Parlamento Europeo, dopo che nelle settimane scorse in Italia  Facebook era stato costretto chiudere 23 pagine, con quasi 2,5 milioni di follower, oggi, Avaaz ONG, ha riferito che più di 500 pagine e gruppi e oltre 300 profili Facebook sono sospettate di diffondere informazio1n2i false nel contesto della campagna per l’Europarlamento. Queste pagine, alcune delle quali 77, tra pagine e account, seguite da 5,9 milioni di persone- rimosse, sono state seguite da quasi 32 milioni di utenti, hanno generato più di 67 milioni di interazioni, hanno generato 533 milioni di visualizzazioni, nei soli ultimi tre mesi.
Nella nottata, intanto, il Senato francese aveva votato e approvato l’introduzione di una tassa sui giganti digitali, la ‘tassa di Gafa’ (acronimo di Google, Amazon, Facebook e Apple), già adottata nell’Assemblea nazionale, che dovrebbe fare della Francia uno dei pionieri del settore, nonostante l’opposizione degli Stati Uniti. Ispirata a un progetto europeo che non è riuscito a causa della riluttanza di Irlanda, Svezia, Danimarca e Finlandia, per il Ministro dell’Economia, questa soluzione unilaterale deve fungere da ‘leva’ nei negoziati internazionali, in attesa del completamento dei lavori dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE); tassa che verrà ritirata non appena vi sia lo strumento disposto dall’OCSE. La tassa riguarda le attività digitali che ‘creano valore grazie agli utenti francesi di Internet’ e ricade sulle aziende che realizzano un fatturato sulle loro attività digitali di oltre 750 milioni di euro in tutto il mondo, tra cui 25 milioni di euro che possono essere attribuiti agli utenti francesi, dovrebbe applicarsi a circa 30 gruppi e portare nelle casse della Francia 400 milioni di euro nel 2019,  650 milioni nel 2020.

Quel che si percepisce è il molto altro che c’è dietro i fatti noti (bandi, cancellazioni, dichiarazioni, ecc…) e che appare impossibile scovarlo; un molto altro che ci trasmette l’idea che quella in corso è una grandissima guerra tecnologica, che forse più di qualsiasi guerra commerciale potrebbe incidere sulle nostre vite e il nostro futuro. Una guerra molto più pericolosa di qualsiasi altra guerra guerreggiata.  Con il nostro analista in Asia, specializzato in particolare sui rapporti Cina-USA, il consulente politico Ross Feingold, cerchiamo di fare un punto su cosa sta accadendo.

 

Ross, ci dica: cosa sta succedendo nel mondo di Facebook e Google?
Le difficoltà di Facebook includono violazioni di dati, condivisione dei dati con terze parti come Cambridge Analytica, l’uso della piattaforma per diffondere notizie ‘false’ o ‘spazzatura’, specialmente durante campagne elettorali, e l’uso della piattaforma per condividere video di violenti e per incitare alla violenza contro minoranze etniche o religiose. Tutti questi incidenti hanno portato a un maggiore controllo delle politiche di Facebook, della sua conformità alle leggi e ai regolamenti e ora le sue dimensioni giustificano la sua suddivisione forzata in società separate. Dopo numerose violazioni dei dati negli ultimi anni, la leadership di Facebook vuole che il mondo la consideri un marchio ‘incentrato sulla privacy’, ma le violazioni dei dati o la scoperta di falle nella sicurezza sono continuate. La velocità e la quantità con cui le notizie false o indesiderate vengono visualizzate durante le campagne elettorali si sono rivelate difficili da tenere sotto controllo da parte di Facebook in modo efficace, considerato il numero di utenti che vedono il contenuto prima che venga rimosso. Allo stesso modo, i video o i messaggi che incitano alla violenza sono visti anche da molti utenti prima della rimozione. Facebook si impegna ripetutamente ad agire, ma finora non è riuscito a porre rimedio a questi problemi. Il nuovo problema di Google è come rispettare il recente ordine esecutivo statunitense che richiede licenze governative per trasferire la tecnologia a Huawei. La risposta immediata di Google è stata la sospensione delle vendite e il supporto a Huawei, che avrà un impatto significativo sui nuovi telefoni Huawei che utilizzano Android, in quanto i dispositivi non saranno in grado di accedere alle app e ai servizi di Google. Google dovrà affrontare una perdita di entrate e costi aggiuntivi per rispettare l’ordine esecutivo, l’implementazione tra le molte attività di Google sarà una sfida, e in questa fase iniziale ci si può aspettare che ci siano alcune interazioni con Huawei, per le quali non sono certe le autorizzazioni in considerazione dell’ordine esecutivo. Google deve, inoltre, affrontare indagini in corso in tutto il mondo circa le sue pratiche commerciali e ha subito pesanti multe, specialmente dall’Unione europea, causa le violazioni delle leggi anti-trust e di altre leggi. Ciò che tutti questi incidenti ci dicono è che entrambe le aziende hanno ripetutamente omesso di cogliere i mutevoli ambienti normativi e politici. Pertanto, negli ultimi anni, entrambe le società hanno dovuto investire significativamente più risorse nelle relazioni pubbliche e nelle politiche pubbliche. Azioni comuni per le grandi aziende, specialmente quelle in settori altamente regolamentati -come dispositivi medici e servizi finanziari-, per il mondo della tecnologia è relativamente nuovo questo, ma come ora sappiamo, è una funzione cruciale non solo nel Paese d’origine, ma in tutto il mondo.

Quanto e come i fattori politici evidenti -quale il bando anti-Huawei, la guerra commerciale USA-Cina-, e soprattutto i fattori e le azioni politiche nascoste all’opinione pubblica internazionale stanno influenzando Facebook e Google?
Come molti nel mondo del business, Facebook e Google hanno dovuto adeguarsi alle realtà delle politiche dell’Amministrazione Trump su una serie di questioni, dalle più importanti e più facili da comprendere (come le nuove normative che hanno impatto sulla capacità delle aziende statunitensi di vendere prodotti a Huawei), a quelle più complesse (come gli sforzi per garantire l’integrità elettorale e che le piattaforme di social media come Facebook non vengono mal utilizzate da cattivi attori stranieri e nazionali durante le campagne elettorali). Non ha aiutato queste società a instaurare relazioni con l’Amministrazione Trump, o con i repubblicani al Congresso (tenendo presente che i repubblicani controllavano sia il Senato che la Camera dei rappresentanti nel 2017 e 2018), il fatto che l’industria della tecnologia era considerata pro-Hilary Clinton durante le elezioni del 2016, un settore generalmente percepito come liberale e sostenitore del Partito Democratico. Tuttavia, i primi due anni dell’Amministrazione Trump potrebbero aver dato all’industria della tecnologia un falso senso di sicurezza. La maggior parte della politica commerciale di Trump, nel 2017 e nel 2018, si è focalizzata sui prodotti industriali tradizionali o sulle materie prime, come l’acciaio. I negoziati commerciali bilaterali e multilaterali con la Corea del Sud, l’Unione europea, il Messico e il Canada hanno avuto un impatto limitato sull’industria della tecnologia o su Google e Facebook in particolare. Nei primi mesi del 2019, numerosi eventi hanno colpito l’industria della tecnologia e i due colossi, Facebook e Google, che stanno cercando di adattarsi rapidamente a queste nuove realtà.

Quanto incide su questi due colossi la pressione dell’opinione pubblica che, secondo alcuni osservatori, sarebbe ‘arrabbiata’ contro Facebook in particolare, ma anche contro lo strapotere di Google?

Le sfide passate che hanno danneggiato la reputazione delle aziende presso l’opinione pubblica sono state determinate da violazioni dei dati o dalla questione delle tariffe  -ad esempio quando i servizi passano da gratuiti a richiedere una commissione o quando alcuni servizi sono stati interrotti. Sebbene tali incidenti abbiano fatto arrabbiare il pubblico, mentre le società si sono impegnate a porre rimedio ai problemi, dato che problemi simili sono sorti di nuovo non possiamo dire che le aziende abbiano effettivamente cambiato il loro comportamento a causa dell’opinione pubblica. Questo in un contesto in cui i regolatori, i parlamentari, specialmente negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, sono ora molto più attivi nell’indagare le società e nell’agire in base a leggi e regolamenti esistenti o, proponendo nuove leggi e regolamenti, per punire le società e sottoporle a regolamenti più stringenti.

La decisione di Google di rompere con Huawei era probabilmente nell’ordine delle cose del bando di Trump, ma ha fatto rumore e inciso pesantemente sulle borse. Google davvero non aveva altre scelte?. Oppure è stato un atto volto a fare un ‘favore’ a Trump e mandare segnali a Pechino?

La rapida azione di Google per tagliare i futuri telefoni Huawei dalle app e dai servizi di Google è stata la decisione più sicura e appropriata da prendere. L’ordine esecutivo è ampio, e relativamente chiaro, anche se alcune zone grigie si presenteranno sicuramente nelle prossime settimane e mesi se l’ordine esecutivo rimane in vigore. La ‘lista di entità’ a cui è stato aggiunto Huawei è un concetto ben sviluppato secondo la legge statunitense. Non è qualcosa che l’Amministrazione Trump improvvisamente ha creato. Che si tratti di Google o di altre società statunitensi, non vi è alcun argomento valido secondo cui l’ordine esecutivo consenta loro di continuare a fare affari con Huawei, senza un permesso temporaneo da parte del Governo degli Stati Uniti.
Il segnale a Pechino proveniva dall’Amministrazione Trump, piuttosto che da Google, ed è un segnale altrettanto forte di quello inviato a ZTE nel 2018, che ha causato a ZTE la sospensione dei suoi affari e la richiesta al Governo statunitense di un accordo che impone severi nuovi controlli e una grossa pena pecuniaria sulla compagnia.

Huawei avrebbe, ad oggi, le capacità tecnologiche, con il supporto del Governo cinese, di creare infrastrutture che possano essere un Google e un Facebook cinese in grado di tenere testa agli originali USA?

Huawei afferma che, anche se non è in grado di lavorare con gli Stati Uniti, ha, o può creare, il sistema operativo, i componenti del telefono e le app per supportare i dispositivi che i consumatori vorranno acquistare. Per ora dovremmo essere scettici. I dispositivi Huawei hanno raggiunto il successo sul mercato con molti componenti degli Stati Uniti, nonché con il sistema operativo Android e le app e i servizi di Google. Le pubblicazioni tecnologiche esamineranno i dispositivi che contengono componenti, sistemi operativi e app di Huawei, e le recensioni negative saranno fatali, non solo per i primi dispositivi, ma per l’intero concetto di un telefono ‘solo Huawei’. Per la messaggistica e altri social media, la Cina ha già le sue aziende di successo come Weibo. Anche se Facebook ha cercato di trovare un modo per rendere disponibili i suoi servizi in Cina, e Mark Zuckerberg ha studiato mandarino e ha cercato di fare amicizia con i funzionari del Governo cinese, tra cui Xi Jinping, questi sforzi hanno fallito finora. Gli utenti cinesi di Internet sono sopravvissuti senza Facebook. Resta da vedere se gli utenti di telefoni non iPhone possano sopravvivere con Google che non fornisce più supporto a Huawei.

L’India non è nella bufera di questi giorni, ma pare che Facebook, Google e altre compagnie del settore, non ultima Amazon, siano piuttosto preoccupate circa le politiche indiane in materia. Quale ruolo ha e avrà in futuro l’India in questo quadro che stiamo discutendo?

I regolatori dell’India sono noti per la severa applicazione della normativa nei confronti delle multinazionali e lo abbiamo visto in molteplici settori, dai servizi finanziari ai servizi di telefonia mobile ai negozi ‘big box’.

Forse con il suggerimento dell’Unione Europea, la Competition Commission of India (CCI), l’ente regolatore anti-monopolio, sta indagando su Google per aver abusato della sua posizione dominante sul mercato. La probabilità è che Google si troverà ad affrontare multe salate, soprattutto se in effetti la CCI guarderà alla gestione da parte dell’Unione europea del dominio di mercato di Google. La storia dell’India ci fa ritenere  che Google sia suscettibile di ricevere una multa. Facebook sta affrontando lo stesso problema che ha in altri Paesi, l’uso delle sue piattaforme per diffondere notizie false e spazzatura durante una campagna politica. La lunga stagione elettorale dell’India negli ultimi mesi ha dimostrato che qualsiasi risorsa utilizzata da Facebook può essere una sfida per rimuovere rapidamente notizie false e spazzatura. Fortunatamente questa stagione elettorale in India ha avuto relativamente pochi episodi di violenza, anche se i rischi per la sicurezza rimangono una preoccupazione, mentre gli elettori attendono il risultato elettorale. I regolatori dell’India hanno in precedenza bandito i servizi di ‘Free Basics’ di Facebook, basandosi sul fatto che un’esperienza Internet ‘di base’ discrimina i poveri. L’India ha, durante i periodi di disordini, vietato Facebook in alcune parti del Paese, che è una misura severa da prendere, anche se l’India non è la sola a farlo. Qualcosa da guardare è che il governo degli Stati Uniti vuole venire a difesa di Google e Facebook in India. Entrambe le società sono impopolari al Congresso e all’Amministrazione Trump. Trump e il Primo Ministro Narendra Modi hanno sviluppato una relazione positiva. Il presidente Trump arriverà alla difesa dell’azienda e farà leva sul rapporto con il Primo Ministro Modes? Resta da vedere soprattutto se il presidente Trump inizia anche a cercare cambiamenti alla legge indiana. i problemi sono simili alla Cina anche se la scala è attualmente più piccola.

Non possiamo non parlare di Europa? In questa nostra discussione, quale il ruolo dell’Europa? Europa che ha iniziato la sua settimana elettorale per l’Europarlamento, una tornata tra le più delicate nella storia dell’Europarlamento.

La diffusione di notizie false e spazzatura via Facebook durante la campagna elettorale del Parlamento europeo è una preoccupazione, soprattutto in considerazione delle prove che la Russia punta a dividere gli elettori dell’Unione europea. Le recenti rivelazioni sull’influenza della Russia nella politica austriaca mostrano la validità di queste preoccupazioni. Sappiamo anche che i politici, i partiti politici e gli elettori in tutta l’UE, hanno i loro incentivi per diffondere informazioni errate, specialmente tra coloro che si oppongono a una UE più ‘unificata’. Sfortunatamente, critiche valide sui processi decisionali e sui regolamenti dell’UE possono essere ‘persi’ tra le false notizie, che sono un fenomeno insalubre sia per gli elettori sia per le istituzioni dell’UE. Come in altre parti del mondo, Facebook viene indagato nell’UE per la condivisione dei dati e le violazioni dei dati. Il rischio di ulteriori azioni normative, comprese le ammende, è significativo a causa delle rigide norme dell’UE sulla privacy dei dati. Facebook e Google (che negli ultimi anni hanno pagato più multe UE che tasse) sono anche l’obiettivo di proposte per valutare maggiori imposte sul reddito in modo da ridurre il successo delle strategie di elusione fiscale delle società. In assenza dell’unanimità dell’Unione europea, saranno imposte ‘nazionali’. Indipendentemente dal fatto che si tratti di un’imposta a livello UE o di un’imposta nazionale, sembra che queste due società statunitensi non riusciranno con le argomentazioni secondo cui le tasse più alte danneggiano le imprese locali che pubblicizzano su Facebook o Google se (come avverrà inevitabilmente) le società aumenteranno i costi alle società che investono in pubblicità.

Facebook ha deciso di chiudere gli account israeliani  di Archimedes Group. Quanto di politico c’è in questa decisione? E’ un segnale mandato all’Amministrazione Trump?

Storicamente, i consulenti politici statunitensi e britannici sono noti per aver venduto i propri servizi in tutto il mondo, servizi per assistere i candidati politici nelle tradizionali campagne elettorali. Con la crescita dei social media e del loro ruolo nelle elezioni, si sono sviluppate opportunità per la combinazione dell’esperienza elettorale e della competenza nella manipolazione dei media sociali. Sembra che le aziende israeliane siano riuscite in questo business, che non è una sorpresa, data l’esperienza dell’industria israeliana e le competenze che alcuni israeliani acquisiscono durante il servizio militare obbligatorio, alcune unità militari israeliane si occupano di cyber-minacce e battaglie sui Paesi via Internet o simulazioni di attacchi di gruppi terroristici alla sicurezza nazionale di Israele. La decisione di Facebook di chiudere gli account di Archimedes Group riguarda il ‘controllo del danno’ agli occhi del pubblico e dei media globali. Ciò è particolarmente vero considerato che le elezioni presumibilmente influenzate dalle attività di Archimedes Group si sono tenute in fragili democrazie che non hanno capacità in proprio per combattere notizie false o spazzatura. È anche probabile che Facebook abbia preso la decisione in modo da ridurre il rischio di violazioni della legge statunitense che si sono verificate nel corso delle attività del Gruppo Archimede che utilizzavano piattaforme Facebook.

Siamo all’alba di uno scandalo  Archimedes Group  simile, se non proprio pari, a quello che fu il caso Cambridge Analytica?

Archimedes Group affronterà le stesse critiche internazionali che ha affrontato Cambridge Analytica, anche se le situazioni sono molto diverse. Negli Stati Uniti, la rivelazione che Facebook ha fornito a Cambridge Analytica l’accesso alle attività degli utenti, che ha facilitato la pubblicità mirata o la messaggistica, ha irritato comprensibilmente il pubblico e i politici. Le presunte vittime di Archimedes sono elettori la cui capacità di prendere una decisione informata su quale candidato votare è stata irreparabilmente danneggiata e la legittimità delle elezioni interessate sarà messa in discussione. Ciò può portare a disordini civili soprattutto in quei Paesi che hanno istituzioni più deboli o una storia di elezioni controverse. Sfortunatamente, alcuni di questi Paesi sono lontani dalla mentalità e dai media negli Stati Uniti o nell’Europa occidentale, quindi l’impatto negativo globale su Facebook potrebbe essere limitato.

Facebook e la marcia verso la criptovaluta. A inizio mese Facebook ha registrato, in Svizzera, Libra Networks, una società di criptovaluta. Quale la portata economico-politica del fatto? e quanto questo ha a che vedere con quanto sta accadendo nel dietro le quinte del mondo dei social e dei motori di ricerca?

Forse l’aspetto più significativo di questo progetto è che ci ricorda ancora una volta che Facebook può ottenere un brillante successo e innovazione in alcuni prodotti, ma può fallire o essere dietro la curva di apprendimento o sviluppi del mercato con altri prodotti. La messaggistica mobile e i pagamenti mobili sono aree in cui i prodotti di Facebook hanno fallito o sono stati in ritardo rispetto alla concorrenza. Crypto currency, ‘e-wallet’ o altri tipi di piattaforme di pagamento mobili non sono nuove idee e Facebook è in ritardo. Ovviamente, essere in ritardo non significa che Facebook fallirà. La sua dimensione consente all’azienda di spendere, perdere denaro per idee fallite e di acquisire società e tecnologie che non è stato in grado di svilupparle con successo, anche se al momento dell’acquisizione sembra che Facebook abbia pagato in eccesso. A lungo termine, è più sicuro aspettarsi che Facebook sviluppi una strategia per integrare correttamente Libra o un concetto simile, nei social media e nella pubblicità di Facebook, piuttosto che ipotizzare che Facebook fallirà. Tuttavia, a differenza del passato, sia la criptovaluta che Facebook subiscono un controllo regolamentare maggiore rispetto al passato, il che potrebbe ritardare l’implementazione di successo o ritardare il rendimento.

Facebook sta facendo una guerra sotterranea all’Amministrazione Trump e ai Democratici che, pare, avrebbero voglia di spezzare le gambe al social?

La linea di condotta più sicura sarebbe per Facebook fare amicizia con democratici e repubblicani. Questa è una sfida per quanto riguarda i repubblicani, data la percezione che Facebook come organizzazione pro-Hilary Clinton e in generale pro-democratici. Sfortunatamente per Facebook, i Democratici sono arrabbiati con Facebook per numerose ragioni, tra cui violazione della privacy dei dati, i problemi di protezione dei consumatori, così come per le questioni fiscali. Sappiamo anche che, su questi problemi, Mark Zuckerberg, a volte, non è riuscito a essere il miglior portavoce della propria azienda. Le apparizioni pubbliche in cui venivano discusse le politiche e le normative (discorsi o testimonianze di fronte al Congresso) mostravano una mancanza di preparazione o una mancanza di confidenza nel discutere tali questioni. Anche se i membri del Congresso hanno spesso rivelato la loro straordinaria ignoranza su temi con l’e-commerce o i social media. Nel prossimo futuro, Facebook dovrà adattarsi a leggi e regolamenti più stringenti. La guerra con i politici negli Stati Uniti (a prescindere da democratici o repubblicani), o in altri Paesi, sarà una strategia perdente.

Lei mi pare di capire che ritenga che la regolamentazione sarà sempre più stringente. Ma io le chiedo, regolamentazione a parte, c’è qualcuno che si sta preoccupando, da Bruxelles a Washington, a Pechino, di queste società tecnologiche sempre più indirizzate a controllare la vita a 360 gradi delle persone, ovvero a creare una dittatura delle tecnologie?

La tecnologia nella nostra vita quotidiana avrebbe dovuto rendere le società più democratiche e trasparenti, ma queste speranze sono tramontate quando abbiamo toccato con mano come, piattaforme tipo Facebook, possono essere manipolate attraverso utenti falsi, notizie false e altri comportamenti fraudolenti. Il danno già fatto e ciò che potrebbe essere fatto in futuro è grave. L’intelligenza artificiale, i big data, il riconoscimento facciale, e altri sviluppi più recenti, potrebbero essere stati utilizzati per monitorare o controllare le attività quotidiane di persone che non hanno commesso crimini. Qui in Asia, lo spiegamento di tali tecnologie in Cina (in particolare nello Xinjiang, come riportato di recente ampiamente dai media internazionali), e in altri Paesi, dovrebbe essere una preoccupazione globale. Allo stesso modo, il sistema di ‘social credit’ della Cina dovrebbe essere una preoccupazione globale se il concetto si diffonde ad altri Paesi. Sfortunatamente, le organizzazioni non governative e i parlamentari sono generalmente più espliciti dei governi nel criticare l’uso di queste tecnologie. Questo ci mostra che i governi, sia di sinistra sia di destra, e nelle democrazie come nei Paesi autoritari, sono desiderosi, piuttosto che riluttanti, di utilizzare tecnologie che facilitino il facile monitoraggio dei propri cittadini o degli stranieri. Questa raccolta di dati, se combinata con la frequenza delle violazioni dei dati, ci dice che sia gli individui che le aziende devono fare di più per proteggersi da accessi inappropriati o illegali ai propri dati personali o aziendali.

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