domenica, Agosto 9

USA: Bolton, quasi innocuo per Trump Sembra facile ipotizzare come, su questo sfondo, il peso della pubblicazione di The Room Where It Happened sugli esiti di novembre finirà per dimostrarsi, tutto sommato, marginale

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La possibile imminente pubblicazione delle memorie dell’ex Consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, ha aperto un nuovo fronte per la Casa Bianca in un momento in cui complici l’emergenza COVID-19 e il riesplodere della questione razziale il Presidente Trumpsembra essere sotto attacco da diverse direzioni. Non è la prima volta che il volume di Bolton (già figura-chiave dell’amministrazione di George W. Bush all’inizio degli anni Duemila) sale agli onori della cronaca. Alla fine dello scorso anno, una bozza era infatti circolata, alimentando il dibattito sul possibile impeachment di Trump e l’ipotesi che lo stesso Bolton fosse chiamato a testimoniare sullavicendaUkrainegate. Nelle settimane successive, altri estratti del volume (diffusi da diversi canali) avevano sollevato dubbi riguardo alle scelte della Casa Bianca e all’ottica personalistica con cui il Presidente avrebbe gestito la politica estera degli Stati Uniti. A gennaio, infine, anche Casa Bianca sarebbe apparentemente intervenuta per impedire la pubblicazione del testo (almeno nella forma che aveva al tempo) perché contenente – secondo un portavoce dell’amministrazione importati quantità di materiale classificato, la cui diffusione avrebbe potuto rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale.

È lo stesso argomento avanzato in questi giorni per bloccare l’uscita del libro, originariamente prevista per febbraio e che la casa editrice (la newyorchese Simon & Schuster) ha già rinviato diverse volte. Nella richiesta presentata dalla Casa Bianca alla Corte distrettuale del Distretto di Columbia perché impedisca, con un provvedimento d’urgenza, la pubblicazione del volume (The Room Where It Happened: A White House Memoir), si sostiene, infatti, che questa danneggerebbe la sicurezza del Paese, oltre al fatto che Bolton avrebbe violato l’accordo di riservatezza a suo tempo sottoscritto con la Casa Bianca e che non avrebbe sottoposto il manoscritto al vaglio preventivo delle autorità per verificare l’eventuale presenza di dati riservati. Alcuni contenuti sono stati, comunque, già anticipati dalla stampa, contribuendo a rilanciare il dibattito in merito ai rapporti che il Presidente avrebbe intrattenuto, fra gli altri, con il leader cinese, XiJinping, e con il suo omologo turco, Recep TayyipErdogan (dei quali Trump avrebbe chiesto il sostegno in vista del voto del prossimo novembre in cambio di concessioni economiche e di un occhio benevolo in materia di diritti umani), e a quella che lo stesso Bolton avrebbe definito la sua sistematica politica di ostruzione del corso della giustizia.

La Casa Bianca si è affrettata a negare ogni addebito, mentre dalle fila del Partito repubblicano si è levato un coro pressoché unanime di critiche nei confronti di quello che, del partito stesso, è stato comunque un esponente di punta, e che nell’attuale amministrazione ha comunque occupato una posizione centrale. È, piuttosto, sul fronte democratico che le reazioni alla vicenda sono state più fredde di quanto ci si sarebbe potuto aspettare. Soprattutto lo Speaker della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi (che pure, con il Presidente, ha avuto rapporti al limite dello sgarbo istituzionale) sembra muoversi con cautela rispetto alle ‘rivelazioni’ contenute nel libro di Bolton. Se è quindi probabile che, da una parte, la vicenda si traducain un ulteriore danno all’immagine (già sofferente) di Trump, dall’altra appare difficile che si trasformi in un caso politico come pure da alcune parti ci si attende che accada. Le ragioni sono diverse, prima fra tutte quella che appare la convinzione di una fetta importante dell’opposizione che rilanciare questioni chiuse con il voto del Senato sull’impeachment sia poco pagante in termini di consenso e forse anche controproducente, alla luce dell’effetto positivo che la mancata messa in stato d’accusa ha avuto a suo tempo sulla popolarità del Presidente.

In prospettiva elettorale, la ‘scommessa’ del Partito democratico sembra piuttosto essere quella di puntare sulle difficoltà che l’amministrazione sta incontrando nel fronteggiare le emergenze attuali. Effettivamente, le ultime settimane sono state piuttosto ‘pesanti’ per Donald Trump. Con un indice di approvazione medio del 40% nel periodo gennaio-maggio 2020 (fonte Gallup), il Presidentefa segnare, oggi, un risultato migliore solo di quello di Jimmy Carter (che nel quattordicesimo trimestre di presidenza si attestava al 32% e che avrebbe perso, nel novembre 1980, il confronto con Ronald Reagan con il 41% del voti contro il 50,7% dello sfidante) e di George W.H. Bush (che nello stesso periodo si attestava al 37% e che avrebbe perso, nel novembre 1992, il confronto con Bill Clinton con il 37,4% del voti contro il 43% dello sfidante). Egualmente, l’indice aggregato elaborato da RealClearPolitics segnala, nelle ultime settimane, una flessione costante nella percentuale di quanti danno un giudizio positivo dell’azione presidenziale, passati dal 46,4% del 17 maggio al 42,6% di oggi. Come più volte sottolineato, questi confronti non sono predittori assoluti dell’esito del voto. Sembra facile, tuttavia, ipotizzare come, su questo sfondo, il peso della pubblicazione di The Room Where It Happened sugli esiti di novembre finirà per dimostrarsi, tutto sommato, marginale.

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