giovedì, Ottobre 29

Usa #2020election: intimidazione ai seggi, una storia (repubblicana) che si ripete ‘Stand back and stand by’, ha detto Donald Trump ai suoi sostenitori durante il primo dibattito presidenziale televisivo. A preoccupare sono gli osservatori non regolarmente registrati, che potrebbero presentarsi alle urne senza preavviso e avvicinare l’elettore. I precedenti ci sono, le leggi per bloccarli no

0

Da tutti gli osservatori giudicato il peggior dibattito tra candidati nella storia delle elezioni presidenziali USA, quello di martedì notte tra Donald Trump e Joe Biden. è stato anche il momento in cui Trump ha ufficialmente confermato che non è disponibile a impegnarsi ad accettare il risultato delle elezioni a priori, e ha in qualche modo lanciato la chiamata in pista dei suprematisti bianchi. Infatti, nel momento in cui il moderatore, Chris Wallace, lo ha invitato a dire se era disposto a esortare i suoi sostenitori amantenere la calmadurante il lungo processo di conteggio delle schede, Trump -nel mezzo di una conversazione concitata nel contesto della quale lui, Biden e Wallace si parlavano addosso- ha detto stand back and stand by’ -nella registrazione l’affermazione del Presidente è chiarissima. Invito che sarebbe stato rivolto ai Proud Boys. Inoltre, il Presidente ha aggiunto: «Ma ti dirò una cosa, qualcuno deve fare qualcosa contro l’antifa e la sinistra».

Quando parla di ‘antifa’ Trump si riferisce a una rete di attivisti di sinistra che cercano di opporsi al razzismo e al fascismo, a volte con violenza,

I Proud Boys sono un gruppo di estrema destra legato alle recenti violenze a Portland. Il gruppo, spiegano gli articolisti del ‘Wall Street Journal’,«fondato nel 2016, è un’organizzazione maschile autodefinitasciovinisti occidentali’, nota per fare commenti misogini, compreso il sostegno allo stupro. Secondo l’Anti-Defamation League, coloro che sono affiliati al gruppo hanno promosso punti di vista suprematisti bianchi, anti-musulmani,anti-transgender, anti-immigrati e altri xenofobi. I membri hanno anche perpetrato violenze, con due Proud Boys condannati a New York lo scorso anno per aver commesso aggressioni di gruppo contro i sostenitori dell’antifa. Nelle ore successive al dibattito, un account di social media affiliato al gruppo ha iniziato a promuovere le magliette con la scritta ‘Proud Boys Standing By’. I ricercatori sull’estremismo hanno affermato che i Proud Boys avrebbero interpretato le osservazioni del presidente come un palese appoggio».

Dunque, l’invito sarebbe stato rivolto ai Proud Boys e correttamente formulato, secondo le interpretazioni dei più, sarebbe: ‘andate ai seggi e state indietro e state a guardareprima -sottointeso dagli osservatori di questo atipico ‘duello’- di attaccare gli attivisti di sinistra. Quello ‘stare a guardare’ di Trump è spiegato da lui stesso quando dice: «Sto esortando i miei sostenitori ad andare alle urne e guardare con molta attenzione perché è quello che deve accadere, li esorto a farlo», «Spero che sarà un’elezione eque, e se si tratta di elezioni corrette, sono d’accordo al 100%, ma se vedo manipolare decine di migliaia di schede, non posso accettarlo».

Una minaccia implicita sui votati democratici: questa l’interpretazione data dalla gran parte dei commentatori, in prima linea a sottolinearlo i media pro-democratici USA.

Poche ore dopo, nella mattinata di ieri, parlando alla stampa prima di partire per il Minnesota, per alcuni appuntamenti elettorali, Trump ha corretto il tiro, e, dicendo di non conoscere i Proud Boys ha affermato: «Chiunque siano, devono calmarsi e lasciare che le forze dell’ordine facciano il loro lavoro».

E’ ammissibile che in quel vortice di dichiarazione accavallate l’una all’altra osservatori partigiani abbiano esasperato la lettura di una affermazione di Trump, resta il fatto che non è la prima volta che Trump dice più o meno esplicitamente che potrebbe non accettare il risultato elettorale, né è la prima volta che esita a condannare i suprematisti bianchi, altresì nei mesi scorsi i repubblicani avevano annunciato di avere in programma di reclutare migliaia di osservatori da inviare ai seggi, in ultimo, i precedenti fanno temere.

La maggior parte degli Stati USA consente ai partiti politici e alle campagne dei diversi candidati di nominare persone che siedano all’interno delle sedi elettorali per monitorare il voto. E ciò è regolato da norme ben precise che impediscono il contatto tra l’elettore che si reca al seggio e gli osservatori. A queste norme si dovrebbero attenere i 50mila osservatori che i repubblicani dicono di aver già arruolato in 15 Stati chiave«per monitorare i seggi elettorali e contestare i voti e gli elettori ritenuti sospetti». Un piano, illustrato nei mesi scorsi dal ‘New York Times, «Ciò fa parte di un piano da 20 milioni di dollari che assegna anche milioni per contestare le azioni legali dei democratici e deisostenitori del diritto di voto che cercano di allentare le restrizioni statali sul voto».

A preoccupare sono gli osservatori non regolari, ovvero quelli autoproclamatisi osservatori del voto che potrebbero presentarsi alle urne senza preavviso e avvicinare l’elettore, o comunque rappresentare un disturbo per l’elettore non repubblicano.
E in effetti i primi incidenti si stanno già vedendo, addirittura senza che si arrivi al giorno del voto, il 3 novembre.
Nel corso del dibattito ha citato, deformandolo a suo uso e consumo, sostengonoquelli che negli USA stanno facendo fact checking sugli interventi dei candidati, un fatto accaduto a Filadelfia e ben dettagliato dalla ‘CNN. A Filadelfia «i sostenitori di Trump hanno cercato di entrare nei cosiddetti ‘centri satellite’, che non operano come seggi elettorali ma piuttosto come centri di servizio degli elettori, … sono gli uffici del consiglio elettorale che forniscono servizi elettorali ai residenti di Filadelfia per le votazioni per corrispondenza … non sono seggi elettorali e i certificati di osservatore dei sondaggi non sono stati rilasciati per alcun individuo per scopi diversi dalle attività di monitoraggio del voto il giorno delle elezioni presso i seggi elettorali», per tanto in questi uffici non è previsto dalla normativa che vi siano osservatori.

La possibilità che preoccupa è che i sostenitori di Trump, il 3 novembre, si affollino ai seggi elettorali per monitorare gli elettori, il rischierebbe di apparire come una intimidazionenei confronti degli elettori, «una pratica a lungo utilizzata negli Stati Uniti dai partiti politici per sopprimere il voto di una parte e influenzare il risultato di un elezione», avverte Mark Krasovic, docente di storia e studi americani alla Rutgers University di Newark.

Nella storia della ‘repressione degli elettori’ negli Stati Uniti, a danno dei latini e dei neri ma non solo, ricostruita in un recentissimo volume, viene presentato un caso che vede protagonisti proprio i repubblicani, riguarda la corsa per l’elezione del governatore del New Jersey del 1981.«Quell’incidente ha scatenato un’ordinanza del tribunale – un ‘consent decree’ – che vietava al GOP di utilizzare una varietà di metodi di intimidazione degli elettori, inclusi osservatori elettorali armati», nell’81 in New Jersey si erano visiti pure quelli. Annota Krasovic «che le elezioni presidenziali del 2020 saranno le prime in quasi 40 anni condotte senza le protezioni offerte da quel decreto», in quanto il decreto è «scaduto nel 2018 e i democratici non sono riusciti a convincere un giudice a rinnovarlo».

«Nel novembre 1981, gli elettori di diverse città videro manifesti nei seggi elettorali stampati a lettere rosse. ‘ATTENZIONE, Questa zona è pattugliata dalla National Ballot Security Task Force». Le pattuglie si potevano incontrare girare tranquillamente per strada, 200 in tutto lo Stato, molti uomini erano in uniforme e armati con armi da fuoco.

Incidenti si verificarono a Trenton nei confronti di elettori neri, agli elettori latini è stato impedito di votare a Vineland, mentre a Newark alcuni elettori sono stati fisicamente cacciati dalle urne da agenti di pattuglia, uno dei quali ha avvertito un addetto al seggio di non rimanere al suo posto dopo il tramonto. Incidenti simili sono stati accertati a Camden e Atlantic City.
Il risultato di quel voto si ebbe nelle settimane successive, dopo un riconteggio. Il repubblicanoThomas Kean vinse le elezioni con meno di 1.800 voti di scarto dal candidato democratico.

L‘operazione di ‘sicurezza elettorale’ era un progetto congiunto dei comitati repubblicani statali e nazionali, che faceva affidamento su osservatori elettorali armati e «su una storia di vigilantismo bianco e intimidazione nel Garden State. Questi problemi risuonano oggi nel bel mezzo del movimento Black Lives Matter e dei continui tentativi del GOP di sopprimere il voto del 2020 in numerosi Stati», afferma Krasovic.

La cronaca della vicenda del 1981 è ricostruita daMark Krasovic. «Nell’estate del 1981, il Comitato Nazionale Repubblicano inviò un agente di nome John A. Kelly nel New Jersey per dirigere lasicurezza del voto. Kelly era stato assunto per la prima volta dal Comitato Nazionale Repubblicano nel 1980 per lavorare nella campagna di Reagan, e ha servito come uno dei collegamenti del RNC con la Casa Bianca di Reagan». «Nell’agosto 1981, con il pretesto della National Ballot Security Task Force, Kelly inviò circa 200.000 lettere contrassegnate comeda restituire al mittenteagli elettori dei distretti a forte maggioranza nera e latina. I nomi di coloro le cui lettere sono state restituite sono stati aggiunti a un elenco di elettori da fermare alle urne il giorno delle elezioni, una tattica nota come gabbia degli elettori. Nella zona di Newark, Kelly ha prodotto un elenco di 20.000 elettori che ha ritenuto potenzialmente fraudolenti. Ha poi assunto agenti locali per organizzare pattuglie, apparentemente per tenere a bada tale frode. Per gestire l’operazione Newark, ha assunto Anthony Imperiale. Imperiale, a sua volta, ha assunto agenti di polizia fuori servizio e dipendenti della sua attività privata, la Polizia di Sicurezza Imperiale, per pattugliare le sedi elettorali della città. L’ex marine armato e con il petto a botte aveva adottato per la prima volta il ruolo di sicurezza durante la rivolta di Newark del 1967: cinque giorni di proteste e un’occupazione mortale della città da parte della polizia e della guardia nazionale in seguito al pestaggio della polizia di un tassista nero. Durante la rivolta, l’Imperiale organizzò pattuglie nel suo quartiere prevalentemente bianco per tenere fuori ‘le rivolte’. Presto, Imperiale divenne un eroe della politica del contraccolpo bianco. La sua opposizione alla riforma della polizia gli è valsa un ampio sostegno da parte delle forze dell’ordine. E la sua lotta contro il complesso residenziale nero nel North Ward di Newark ha deliziato molti dei suoi vicini. Alla fine degli anni ’70, Hollywood stava realizzando un filmbasato sulle sue attività.Dopo aver prestato servizio come indipendente in entrambe le camere del legislatore statale, Imperiale divenne repubblicano nel 1979. Due anni dopo, ha fatto una campagna con Kean. Una volta in carica, il nuovo governatore ha nominato Imperiale direttore di un nuovo ufficio statale per la sicurezza della comunità, una nomina interpretata come ricompensa per la leadership di Imperiale negli sforzi di voto a Newark».

Il venir meno deldecreto di consenso, nel 2018, ha permesso ai repubblicani di «aumentare il reclutamento di osservatori dei sondaggi per le elezioni presidenziali del 2020. Lo scorso novembre, l’avvocato della campagna elettorale di Trump, Justin Clark – definendo l’assenza del decreto «un enorme, enorme, enorme, enorme affare» per il partito – ha promesso un programma più ampio, meglio finanziato e ‘più aggressivo’ delle operazioni del giorno delle elezioni». Alla guida, secondo le informazioni di qualche mese fa, «c’è un’organizzazione nuova e ben finanziata, l’Honest Elections Project, formata da Leonard Leo, un prolifico raccoglitore di fondi, sostenitore di una magistratura conservatrice e confidente di Trump». I democratici sono avvisati. E l’antiquato e farraginoso sistema elettorale americano potrebbe dare una mano ai repubblicani.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore