domenica, Novembre 29

USA 2020: quella grana del voto per posta Già oltre 43 milioni di americani hanno votato per posta. I problemi sono i ritardi della posta che ritarderanno i conteggi, e il rischio che molte schede vengano annullate causa errori o irregolarità soprattutto sulla firma dell’elettore

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Gli americani stanno votando. E a distanza di una settimana dal 3 novembre, dall’election day USA 2020di fatto più propriamente oramai sarebbe corretto dire l’ultimo giorno di voto, hanno votatomai in così tanti. Secondo i dati aggiornati a ieri, 64.714.357 avevano votato in anticipo, di cui per corrispondenza 43.798.191, mentre gli altri 20.916.166 sono voti espressi in loco nelle sedi dove è possibile esercitare il voto anticipato di persona.

Mai tanti voti erano stati espressi via posta, e mai si era posto un problema così importanteper questo tipo di voto, importante e preoccupante sia per la massa enorme di voti (dunque cittadini) in gioco, sia in termini di riflessi politici.

Il primo problema, e forse il maggiore, è quello che deriva dalle difficoltà che il sistema postale riscontra nel gestire questa enorme massa di voti. Le poste hanno un grave problema di ritardo nello smistamento e consegna rilevato oramai da giorni.

La motivazione di fondo è la crisi che sta attraversando l’US Postal Service (USPS), laterribile situazione finanziaria del servizio postale pubblico, attraverso il quale viaggiano i plichi elettorali. A differenza di altre agenzie federali, il moderno servizio postale è autofinanziato, il che significa che deve generare il proprio flusso di entrate da utilizzare per l’attività, invece di ricevere entrate pubbliche.

Le conseguenze delle modifiche operative apportate a giugno dall’appena nominato direttore generale delle poste dall’Amministrazione Trump, Louis DeJoy, uomo di fiducia del partito repubblicano, si stanno abbattendo sul voto. A poche settimane dal suo arrivo, DeJoy ha eliminato gli straordinari, ha smantellato centinaia di smistatrici e ha ordinato ai dipendenti di lasciare la posta nei centri di distribuzione per assicurarsi che potessero finire i loro turni in tempo. Di conseguenza, la quota di posta in ritardo è aumentata a fine luglio. Nonostante gli impegni di DeJoy, i ritardi sono continuati. L’ondata di posta correlata alle elezioni nelle ultime settimane, specialmente negli Stati che potrebbero essere decisivi, ha determinato un volume di posta ancora maggiore da smaltire determinando ritardi rilevati tra gli altri dal Howard Center for Investigative Journalism dell’Università del Maryland.
Ad agosto, il servizio postale ha raccomandato a tutti gli elettori di spedire le loro schede entro e non oltre oggi, 27 ottobre, per assicurarsi che arrivino in tempo per essere conteggiate, cioè una settimana prima del 3 novembre.
La posta elettorale viene gestita in modo leggermente diverso dalla maggior parte della posta ordinaria; ottiene tag speciali presso le strutture di smistamento, ad esempio, ma questo non è risolutivo.

Dunque i problemi del servizio postale peseranno sul voto postale, quanto lo si capirà solo al termine del processo elettorale. Quel che apparecerto è che il voto postale, considerata la mole di schede particolare di questo 2020 e considerate appunto le lentezze delle poste, ritarderà il processo di conteggio, ovvero richiederà tempi di conteggio lunghi, per tanto quasi tutti gli osservatori ritengono improbabile che si possa avere un vincitore certo il 3 o il 4 novembre.

Per rispondere ai problemi delle poste e alla mole abnorme di schede, molti Stati hanno esteso la data entro la quale accetteranno le schede elettorali per posta. In generale, la scadenza si divide in due categorie: in alcuni Stati verranno conteggiate solo le schede pervenute ai funzionari elettorali durante o prima della notte delle elezioni, in altri Stati saranno conteggiate solo le schede elettorali con timbro postale durante o prima della Notte delle elezioni, nonostante siano state ricevute dopo il 3 novembre. Per il conteggio delle schede, poi, gli Stati hanno adottato termini diversi, inCalifornia per esempio il conteggio è consentito per i 17 giorni successivi alle elezioni.

E così arriviamo al secondo problema che grava sul voto postale.

Il voto per posta è, come abbiamo spiegato, molto sicuro, il motivo per cui è così sicuro -a differenza di quanto ha sostenuto il Presidente uscente Donald Trump in quella che è stata una delle sue più convinte campagne denigratorie- sono i controlli accurati a cui è sottoposto.

Le schede votate inoltrate a mezzo posta non vengono accettate automaticamente, come lo sono le votazioni di persona, sono rifiutate se la firma sulla busta di ritorno è mancante o se presentadifetti’. A meno che gli errori non siano corretti dagli elettori -il che significa che gli elettori correggono gli errori di firma sulle buste- queste schede presentate saranno respinte.

Michael Herron, docente di Government al Dartmouth College, studioso di questioni relative all’amministrazione elettorale, e Daniel A. Smith, docente di scienze politiche e preside dell’Università della Florida, studioso di leggi elettorali e campagne elettorali, stanno seguendo il voto per posta di due tra gli Stati sotto i riflettori di USA 2020, ovvero Florida e North Carolina, e sulla base del lavoro condotto fino al 22 ottobre, affermano che già «possiamo dire che ci sono migliaia di schede elettorali contrassegnate per il rigetto in questi due Stati», sono schede che presentano difetti nella firma, al momento non sono state ancora formalmente respinte, ma rischiano di esserlo.

Le schede di solito vengono rifiutate se manca la firma sulla busta o se la firma apparentemente non è corrispondente, secondo l’analisi delfunzionario elettorale, alla firma dell’elettore conservata nell’archivio degli elenchi degli elettori. Alcuni Stati, poi, ed è il caso del North Carolina, richiedono la firma dei testimoni (uno solo in North Carolina) sulle buste di ritorno delle schede elettorali, la mancanza di tale firma invalida la scheda, il voto viene scartato.

I conteggi delle schede elettorali per corrispondenza che rischiano di essere rifiutate in Florida e North Carolina sono prudenti, spiegano Michael Herron eDaniel A. Smith. «Detto questo, ecco quello che sappiamo al 22 ottobre. In Florida, 3.210.873 elettori hanno votato per corrispondenza e di questi, 15.003 rischiano il rifiuto, corrispondente a un potenziale tasso di rigetto dello 0,47%. Questo tasso non è una stima. Si basa su conteggi tratti dai dati ufficiali di tutto lo Stato». Al 22 ottobre, la Florida attendeva ancora la restituzione di circa 2 milioni di schede per posta inviate dai funzionari elettorali della contea a coloro che ne hanno fatto richiesta, «quindi il numero di schede per corrispondenza soggette a rifiuto in Florida potrebbe crescere ben oltre i 15.000».
I due studiosi sottolineano come queste migliaia di schede al momento nel limbo possono fare la differenza se si considera che nelle elezioni di medio termine del 2018, nella corsa per il Senato, il repubblicano Rick Scott ha battuto il democratico in carica Bill Nelson per soli 10.033 voti.

Situazione preoccupante anche in North Carolina, dove «una percentuale ancora maggiore di voti per corrispondenza rischia di essere respinta. In quello Stato, 8.228 su 701.425 schede per corrispondenza rientrano in questa categoria, con un potenziale tasso di rifiuto dell’1,2%», posto che il numero delle schede rifiutate possonoaumentare man mano che prosegue la restituzione.Anche qui, numeri magari a prima vista piccoli, ma che possono fare la differenza. Nel voto del 2016per la carica di Governatore dello Stato, il democratico Roy Cooper vinse per soli 10.277 voti.

I rischi del rifiuto del voto per corrispondenza non sono distribuiti uniformemente tra gli elettori e i voti per corrispondenza respinti non sono politicamente neutri, sostengono Herron e Smith. I «democratici registrati hanno tassi di rigetto maggiori rispetto ai repubblicani. Le differenze di parte nei potenziali tassi di rifiuto del voto -tasso democratico meno tasso repubblicano- sono circa lo 0,07% e lo 0,16% rispettivamente in Florida e nella Carolina del Nord. Inoltre, i democratici hanno espresso una maggiore disponibilità a votare per posta rispetto ai repubblicani. Ciò aggraverà eventuali pregiudizi causati dai diversi tassi di rifiuto delle schede elettorali tra gli elettori democratici e repubblicani».
Non bastasse, i dati rilevano anche «un chiaro schema razziale tra le schede elettorali per corrispondenza che rischiano di essere respinte: è molto più probabile che gli elettori neri e ispanici vengano contrassegnati per firme mancanti o altre discrepanze rispetto agli elettori bianchi. In Florida, le schede elettorali degli elettori ispanici corrono un rischio di rigetto 2,6 volte superiore a quello degli elettori bianchi. Nella Carolina del Nord, dove i due gruppi razziali più comuni sono i neri e i bianchi, il rischio di rifiuto del voto per gli elettori neri è tre volte quello degli elettori bianchi. Gli elettori bianchi hanno quindi tassi di rifiuto delle votazioni inferiori rispetto agli elettori di minoranza, che tendono a sostenere i candidati democratici rispetto a quelli repubblicani».

Sia in Florida che in North Carolina, gli elettori che hanno inviato schede per corrispondenza con difetti di firma possono rimediare all’errore. In Florida gli elettori hanno l’opportunità di correggere le loro schede tramite dichiarazione giurata. In Carolina del Nord la correzione degli errori è parziale, se mancano le firme dei testimoni le schede non possono essere sanate, gli elettori devono richiedere nuove schede e ripetere il voto.
Per
correggere una scheda elettorale con un difetto è necessario sapere che sta per essere rifiutata. Ma non tutti gli Stati inviano avvisi per informare gli elettori dei difetti di voto. In alcuni Stati, gli elettori che votano per corrispondenza possono controllare lo stato delle loro schede con i funzionari locali o utilizzando i siti web messi a disposizione dal governo locale, ma non tutti gli Stati hanno leggi che diano diritto agli elettori di correggere gli errori di voto.

Data l’ondata di voti per corrispondenza in questatornata elettorale, concludono i due studiosi, «èprobabile che ci sarà confusione su voti respinti e correzioni». Il che si potrebbe tradurre nel caos di una elezione presidenziale controversa, conriconteggi e battaglie giudiziarie specialmente negli Stati chiave, che potrebbero durare anche molte settimane. Si consideri che più di 350 azioni legali sono già state promosse in tutto il Paese solo sul come, dove e quando gli elettori possono votare. Qualcuno può immaginare cosa potrebbe succedere dopo?

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