venerdì, Novembre 27

USA 2020: Biden tra trumpismo e Cina, … e la storia dietro l’angolo Biden dovrà far capire a quella massa enorme di persone arrabbiate, perché frustrate, che ci sono altri modi per sopravvivere oltre schiacciare gli altri, poi dovrà schivare la cortina di ferro contro la Cina, infine preparare l’elezione di Kamala

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Credo, e l’ho anche già scritto, che ci vorrà parecchio tempo, ma proprio parecchio, prima di poter capire se e fino a che punto l’elezione di Joe Biden alla presidenza USA avrà effetti positivi per l’Italia e l’Europa più in generale. Anche se l’evidente sospiro di sollievo, specie della signora Angela Merkel, è plateale. Ma per quest’ultima la cosa è comprensibile, visto il modo inurbano e volgare con cui fu trattata, anche umanamente, da Donald Trump. Ma fino a che punto la sua elezione cambierà le linee politiche dell’Amministrazione statunitense, credo che sia tutto da vedere. E chi sa che alla fine, non indurrà la signora Merkel a ricandidarsi … fantapolitica? 

Il primo problema che avrà Biden, se davvero è l’uomo intelligente e attento che appare, sarà un problema tutto interno.
Mi ha molto colpito il modo in cui è stata salutata la sua, peraltro ancora tecnicamente incerta, elezione. Spumane in strada, balli e canti, magari in pigiama. Insomma un grande entusiasmo, una grande eccitazione, sia pure un po’ ‘rovinata’, ne sono certo, dal rifiuto di Matteo Salvini di congratularsi … ma si sa, questi Presidenti americani sono coriacei, Biden reggerà al dolore. Gli entusiasmi, peraltro, fanno da contraltare alla estrema violenza e atteggiamento prevaricatorio dei sostenitori di Trump prima, e sottolineo prima, della sua sconfitta. Prima perché, salvo errori, mi pare che, a cose finite, le piazze pro-Trump si siano sostanzialmente vuotate. Realismo, accettazione democratica del risultato? Forse. O forse no.
A parte che gli entusiasmi pro-Biden sono il contrario del ragionamento, con tutto il rispetto per gli americanologi con e senza bretelle,
io non sono molto sicuro che le cose siano così semplici. La mia impressione, lo ripeto da osservatore lontanissimo, anche culturalmente, dall’America odierna, è un po’ diversa. Anche gli americani, credo, sono uomini come gli altri e molto spesso chi perde sorride, ma medita a dir poco la rivincita, in molti casi la vendetta.
In altre parole, voglio dire che a mio parere
Biden dovrà dedicare la massima attenzione e la gran parte del proprio tempo proprio a questo. Non solo e non tanto apacificare gli animi’, non si tratta di questo. Quei sostenitori sfegatati e violenti non vogliono essere pacificati, non vogliono la pace; sbaglierò, ma sono gli eredi frustrati dellafrontieradella lotta ai selvaggi indiani, della guerra ai ‘musi rossi’, dei crudeli apache di John Wayne di ‘Ombre Rosse’. A queste persone, e sono tante se è vero come è verso che mai come oggi in USA le persone hanno votato, bisognerà spiegare, fare capire, bisognerà permettetemi di usare questi riferimenti fargli apprezzare il passaggio descritto dalSoldato Blu’. Non è facile, nel film, la comprensione del misfatto, del genocidio, per dirla a chiare lettere, non sarà facile, nella vita reale, credo, far capire a quella massa enorme di persone arrabbiate, perché frustrate, che ci sono altri modi per sopravvivere oltre schiacciare gli altri

E va bene, basta sociologismi facili. Mi limito a dire che, almeno per un bel po’ Biden avrà da fare molto all’interno, anche perché (sempre un uomo politico è, mica è San Francesco) il suo problema è molto più grosso di quanto non sembri: deve sgomberare il terreno da Trump e dal trumpismo, in vista della prossima elezione.
Trump è sconfitto, ma le sue idee, o se volete le sue preclusioni e i suoi pregiudizi rozzi, no. Ci sono sessanta milioni e più di persone che soffronodella situazione dalla quale in qualche modo Trump voleva liberarli con la sua politica tuttaAmerica first e che gli altri si fottano’ … con rispetto parlando. In quella politica, Trump, diciamoci la verità, ha vinto. Come i vecchi coloni felici di essere ‘liberati’ dai selvaggi, salvo poi a dispiacersi per i massacri … avvenuti, gli elettori di Trump ora cercheranno di capire se Biden sarà capace di assicurare loro quella prospettiva, sia pure con altri mezzi.

Non credo che sarà facile, e quindi Biden si dovrà occupare molto di questo e, quindi ancora, prima di liberareil mondo dal protezionismo e dall’aggressività economica di Trump, dovrà trovare il modo per assicurare agli americani qualcosa almeno di simile ai benefici che Trump ha loro assicurato.
Non so fino a che punto in Europa (sorvoliamo sull’Italia) vi sia coscienza di questo. Ma specialmente fino a che punto vi sia coscienza del fatto che Biden almeno su una cosa non potrà cambiare molto: lo scontro con la Cina.

E qui sta, dal punto di vista europeo, il primo problema, secondo me. In Europa già si legge l’idea che ora ci si allea tutti, senza più dazi cattivi tra di noi, contro la Cina.

A parte il fatto che gli USA non potranno certo rinunciare dalla sera alla mattina ai dazi che hanno voluto per difendere i propri prodotti, io non credo affatto che una sorta di nuova cortina di ferro contro la Cina, e magari anche contro la Russia, possa aiutare. Anzi, sono certo che all’Europa non conviene per nulla, a tutta l’Europa compresa la Gran Bretagna, che, penso, ora si morde le mani fino ai gomiti per essere uscita dall’Europa: ora è sola … certo, è vero, gli inglesi combattono alla grande quando hanno le spalle al muro, ma non credo che sarà facile.
Ma l’Europa, e in essa l’Italia se il capolavoro della Merkel non si realizzerà subito (ma, è già a buon punto, secondo me) ha bisogno assoluto non dell’America, ma di trovare (non, badate bene non di ritrovare) sé stessa. Deve diventare, insomma, quellaterza forzache è per sua natura, per sua cultura e per sua potenzialità economica, ma specialmente culturale. Imitare sempre fa male.
Ma poi, a fare la faccia dell’armi, lo abbiamo visto come serve a poco. Abbiamo fatto i duri con la Turchia e, guardate che succede: guida il terrorismo internazionale, ricatta l’Europa con milioni di rifugiati (in parte creati proprio da essa stessa con l’occupazione della Siria), occupa in pratica la Libia e si accorda con Israele, il nemico di sempre, per spartirsi il petrolio del mare Egeo, alla faccia della Grecia e dell’Europa. E il bello è che tutto ciò glielo ha graziosamente dato proprio l’Europa, e in particolare la signora Merkel!
Ora, farsi cacciare dall’alleanza con gli USA in una lotta senza quartiere con la Cina, vorrebbe dire fare il secondo grave errore storico, dopo quello della cortina di ferro contro la Russia.
Globale o non che sia, il mondo non può più essere diviso in pezzi che si odiano e si fanno la guerra. Ci sono altre cose molto più serie da fare, se vogliamo sperare che i nostri nipoti possano ancora viverci in questo mondo! E poi non c’è solo la Cina, c’è anche l’Africa: ‘rimuoverla’ serve a dare ragione a Freud, ma non elimina il problema, anzi, lo aggrava … chiedete a Freud, appunto!

E quindi, tornando a Biden, credo che lui avrà il compito difficile di ‘pacificare l’America e preparare la prossima elezione, specie se il progetto di cui molti parlano è davvero quello ditrasferirela presidenza alla signora Kamala Harris tra quattro anni. Se fosse così, Biden passerebbe davvero alla storia, molto più che la stessa Harris … e molto meno di Giovanni Sallusti, degno nipote di tanto zio Alessandro, che elegantemente spiega che ‘la mulatta’ Harris ha il centro della scena. Ebbene sì, perché è la vittoria della sintesi, la somma delle qualità, e, se questo ragionamento regge, avrebbe lei il compito di tessere le basi per una politica estera americana dei prossimi anni. Biden sarà, come ovvio, sulla ribalta, ma la politica da seguire, i movimenti da osservare saranno, credo, proposti e forse elaborati della Harris.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.