giovedì, Ottobre 29

Unioni civili rinviate

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Discorso all’apparenza inattaccabile quello pronunciato ieri dal ‘dimesso’ Sergio Mattarella. Adesso, dicono Lega e M5S, lo attende la prova dei fatti (compresa l’irrisolta questione carceri). Dalle elezioni quirinalizie il partito di Angelino Alfano esce con le ossa rotte e diventa una spina nel fianco per la maggioranza renziana. Prima conseguenza? Il rinvio della legge sulle unioni civili bloccata in commissione al Senato. Gaetano Quagliariello e Roberto Formigoni minacciano Renzi. Maurizio Lupi invoca un cambio di passo e mette i paletti alfaniani sui temi etici, soprattutto quando riguardano i diritti dei gay. Ma tutti i lavori parlamentari rimangono di fatto bloccati. Anche Forza Italia va in pezzi. Il ‘resuscitato’ Silvio Berlusconi riunisce il Comitato di presidenza del partito. Raffaele Fitto non partecipa, pretende l’azzeramento delle cariche e minaccia la rottura. Silvio respinge le dimissioni dei vertici. Dopo il tradimento di Renzi con «l’inaccettabile metodo» scelto per l’elezione quirinalizia, Giovanni Toti dichiara rotto il patto del Nazareno e Deborah Serracchiani lo gela: «Meglio così». Luca Lotti rincara la dose: «Contenti loro, contenti tutti». Ma sarà veramente la fine della coppia di fatto nazarena?

Il ‘dossier Ncd’ diventa ogni giorno più scottante per Matteo Renzi. Il partitino ministeriale si sta sfaldando dopo la figura barbina rimediata dal suo segretario Alfano durante l’elezione di Mattarella. C’è chi vuole a tutti i costi che il partito mantenga le poltrone governative, chi punta su un rassemblement del centrodestra e chi, invece, come Barbara Saltamartitini, ha compiuto addirittura il grande balzo verso la Lega Nord. Prima conseguenza dell’atomizzazione del Nuovo, ma già vecchio, centrodestra, è lo stop all’iter della legge sui diritti civili, parcheggiata in commissione Giustizia a Palazzo Madama. In discussione sono soprattutto le unioni civili tra persone dello stesso sesso, tema più volte finito tra le promesse renziane, ma praticamente indigeribile dai cattolici tradizionalisti come Carlo Giovanardi, asse portante dell’Alfano’s party.

È di ieri la notizia retroscenica (‘Fatto Quotidiano’ e altri) di un ordine diretto impartito da Maria Elena Boschi alla senatrice Pd Monica Cirinnà, relatrice della proposta di legge sulle coppie di fatto (per la cronaca, Cirinnà è ‘l’animalista salottiera’ che, da assessore capitolino, ha montato una assurda battaglia di inciviltà contro la natura stessa del cavallo, secondo lei inadatto, causa la troppa fatica, a trainare le mitiche botticelle romane. Con buona pace di millenni di proficui rapporti tra l’uomo e questo splendido animale). Tornando al discorso sulle unioni civili, Boschi avrebbe consigliato a Cirinnà di «aspettare un attimo, non partire a razzo: dobbiamo capire come si mette con Ncd in maggioranza». L’interessata oggi nega. Giura che la commissione rispetterà «il cronoprogramma sulle unioni civili» e auspica di far arrivare la legge in aula «nel mese di marzo». Ma non convince. Altro che ‘turboRenzi’. Quando si parla di diritti civili, soprattutto di gay e lesbiche, in Italia è ancora il Vaticano (Ncd è una costola di Comunione e Liberazione) a fare la voce grossa. Eppure, proprio il ‘presidente buono’ Mattarella (come papa Giovanni XXIII), cattolico maturo, durante il suo discorso di insediamento, aveva fatto un potente accenno alla «libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, anche nella sfera affettiva».

Esortazione che resta lettera morta per l’alfaniano Gaetano Quagliariello il quale questa mattina su ‘Libero’ minaccia: «L’esecutivo e la legislatura possono andare avanti anche senza di noi». Quagliariello chiede di rinnovare ufficialmente l’accordo con Renzi, pena l’uscita di Ncd dalla maggioranza. Minacce che non fanno nemmeno il solletico al premier, già al lavoro per trovarne una alternativa (con Sel, profughi a 5Stelle o forzisti di governo). Contro il Renzi sprezzante e arrogante assiso ieri sera sulla poltrona della Terza Camera, Porta a Porta di Bruno Vespa, si scaglia anche il plurinquisito Roberto Formigoni: «Noi Ncd non ci stiamo». Corrado Passera, leader del partito personale Italia Unica, umiliato in tv dal premier, lo accusa di «arrogante saccenza» e di fare solo «battute da bar». Appena un po’ più diplomatico Maurizio Lupi, fortunato detentore della poltrona delle Infrastrutture, secondo cui «il governo Renzi deve andare avanti con coraggio e non con i vecchi metodi, ma lo si fa insieme». E il piduista Fabrizio Cicchitto si oppone al governo di «un uomo solo al comando».

Se Ncd piange di certo l’altra metà del centrodestra, Forza Italia, non ride. Il partito sceglie la linea dura: fine del patto del Nazareno e nessun vincolo sulle riforme. Il Comitato di presidenza ‘ristretto’, convocato stamane a Palazzo Grazioli dal boss in persona, ha mandato su tutte le furie l’amazzone azzurra Michaela Biancofiore, esclusa inconsolabile che adesso pensa a clamorosi gesti di rottura con l’amore della sua vita. Comitato di presidenza in cui si è notata subito l’assenza di Raffaele Fitto. Nel corso di una conferenza stampa, convocata in contemporanea con l’incontro di Palazzo Grazioli, il ras pugliese ha ribadito la «necessità di un azzeramento totale degli organismi di partito per aprire un confronto democratico sulla linea politica e sulla legittimazione dei quadri dirigenti» e ha puntualizzato di non riconoscere «la valenza politica, giuridica e statutaria» del Comitato. Parole al vetriolo che provocano le dimissioni di Renato Brunetta e soci, subito respinte da Berlusconi. Sconvocata, invece, per decisione diretta del ‘caro leader’, l’assemblea dei gruppi di FI prevista per oggi pomeriggio e rinviata a mercoledì prossimo. Una vera e propria guerra per bande quella scoppiata nel partito padronale.

Intanto, però, le beghe di palazzo sulle maggioranze variabili stanno bloccando tutti i lavori parlamentari. Quelli del Senato, comunica Pietro Grasso, riprenderanno il 10 febbraio. Alla Camera, invece, la riunione dei capigruppo ha stabilito di lavorare solo nelle commissioni su tre temi: decreti attuativi del jobs act, Milleproroghe e decreto sulle banche popolari. Uno stallo scandaloso che ha fatto andare su tutte le furie il solitamente pacato ‘gioiellino grillino’ Luigi Di Maio. «Il Parlamento e la legge anti-corruzione possono attendere», denuncia il vicepresidente della Camera, «il Senato ha infatti bocciato con 134 voti contrari e 49 favorevoli la discussione urgente della legge anti-corruzione proposta dal M5S. Stessa sorte per la discussione urgente sul disegno di legge sul divorzio breve proposta dal senatore Alberto Airola». La delusione per l’ennesimo rinvio dell’anticorruzione spinge la ‘cittadina’ Vilma Moronese a scrivere su Facebook una lettera aperta a Mattarella dove denuncia «i partiti PD e Forza Italia che non ne vogliono proprio sapere».

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