giovedì, Agosto 6

Unioni civili: confini, dubbi e traguardi

0
1 2 3


Per le unioni civili è il primo sì: dal Senato via libera alla fiducia sul maxiemendamento; per Matteo Renzi è stata una giornata storica; per Angelino Alfano è stata evitata una legge contro natura; a poche ore dal voto, Massimo Gandolfini, Presidente del Comitato ‘Difendiamo i Nostri Figli‘, avverte così il presidente del Consiglio: «Ce ne ricorderemo al referendum, così è matrimonio gay».

Aspettando l’ultima parola della Camera, al di là delle suggestioni mediatiche, spesso architettate unicamente per alzare il termometro delle discussioni televisive, senza puntare invece alla comprensione dei passaggi più importanti del testo, è bene registrare due elementi: la legge non prevede la possibilità per uno dei due partner di adottare il figlio dell’altro, essendo stata stralciata la stepchild adoption dal testo, consentendo così alla magistratura ordinaria di decidere caso per caso; nonostante le discipline in gran parte ricalcate dal matrimonio, il nuovo istituto giuridico resta qualcosa di specifico.

Percorrendo il testo, che riscrive integralmente una parte più che modesta e significativa del precedente ddl Cirinnà, emerge in maniera netta il profilo di compatibilità costituzionale della legge, i cui riferimenti all’articolo 2 della Carta, in cui si garantiscono i  diritti dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e all’articolo 3, per ribadire la pari dignità e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, suscitano già alcune riflessioni sulla famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio», articolo 29 della Costituzione: qui appaiono naturali, prima che giuridici, i principi su cui è basata la famiglia; l’assistenza ai figli, la loro cura e la loro protezione si impongono prima di tutto come sentimenti spontanei.

Se dal testo è stato eliminato ogni riferimento all’articolo 29 della Costituzione, il mondo cattolico torna a riflettere sulle ultime dichiarazioni della senatrice Cirinnà: «Un ddl sulle adozioni per le coppie omosessuali è quasi pronto». Sul testo approvato in Senato abbiamo chiesto un parere al Direttore di ‘Avvenire‘, Marco Tarquinio e al Professor Gianni Ballarani, docente straordinario di istituzione di diritto privato alla Pontificia Università Lateranense.

Secondo lei, Direttore, se l’articolo 29 della Costituzione stabilisce che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, dopo il passaggio in Senato di questo maxiemendamento, il concetto di ‘società naturale’ inizia inevitabilmente a traballare? Anche la legge va ricaricata di nuovi significati?

Non può traballare un principio costituzionale semplicemente per l’introduzione -vedremo quale sarà il percorso- di una legge ordinaria: saranno le leggi ad essere sottoposte al giudizio di legittimità costituzionale alla luce dei principi della nostra Carta. La Corte costituzionale, con la sentenza 138 del 2010 ha suggerito un percorso per regolare le unioni tra persone dello stesso, un percorso diverso da quello matrimoniale. Se si ravviserà, ci sono forti indizi in merito, una sovrapposizione tra il nuovo istituto così introdotto e quello del matrimonio, che si rifà all’articolo 29 della Costituzione, credo sarà sottolineata l’incongruenza costituzionale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore