lunedì, Marzo 25

Unione Africana contro Trump, pessima premessa per i nuovi accordi commerciali Una crisi diplomatica che arriva nel momento peggiore per le relazioni Africa-USA, quella scatenata dai Paesi definiti di ‘merda’ dal capo della Casa Bianca

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Una crisi diplomatica che arriva nel momento peggiore per le relazioni Africa-USA, quella scatenata dai Paesi definiti di ‘merda’ dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, nel momento in cui la diplomazia economica è al lavoro per progettare i nuovi accordi commerciali Africa-USA.

Giovedì 11 gennaio, in occasione di un meeting per discutere di immigrazione, il Presidente Trump ha definito le Nazioni africane come «Paesi di merda con un atteggiamento inaccettabile», esprimendo tutta il suo disappunto per la situazione. Nei Paesi di ‘merda’ sono stati inclusi anche Haiti e El Salvador. Il Presidente Trump ha specificato che le nuove politiche immigratorie americane devono privilegiare immigrazioni da Paesi occidentali con popolazione caucasica bianca, nominando la Norvegia, in quanto sono ‘persone civilizzate’. Il riferimento alla Norvegia non è stato casuale. Negli stessi giorni il Primo Ministro norvegese era in visita ufficiale negli Stati Uniti e mercoledì 10 gennaio aveva incontrato il Presidente Trump.

Le dichiarazioni razziste sono state immediatamente riportate dal quotidiano ‘The Washington Post’, che ha intervistato in merito il portavoce dell’Ufficio ONU dei Diritti Umani, Rupert Colville. «Se queste dichiarazioni saranno confermate rappresentano un inaccettabile e scandaloso insulto pronunciato dal Presidente degli Stati Uniti. Un insulto dai chiari connotati razzisti. Non su può definire interi Paesi e Continente ‘di merda’ solo perché le loro popolazioni non sono di razza bianca. Queste dichiarazioni sono la continuazione di una logica razziale giá evidenziata nei precedenti commenti contro i messicani e i mussulmani. Una politica che tende a colpire gruppi etnici o religiosi mentre si nota una riluttanza da parte del Presidente Donald Trump di condannare le azioni anti semitiche e razziste espresse da gruppi di estrema destra razziale bianca come è successo a Charlottesville. Azioni che sono contrarie ai valori universali e in netta contrapposizione allo spirito democratico che è stata alla base della lotta contro il Nazismo e l’Olocausto durante la Seconda Guerra Mondiale», queste le dure parole del Portavoce dell’Ufficio ONU dei Diritti Umani con sede a Ginevra.

La seconda reazione ufficiale, e questa con maggior implicazioni politiche ed economiche, giunge venerdì 12 gennaio dall’Unione Africana. «Le dichiarazioni del Presidente Donald Trump che descrivono le Nazioni Africane come ‘Paesi di merda’ sono un grave insulto per tutti i popoli del continente e per tutti gli afro-americani che vivono negli Stati Uniti. É una dichiarazione deplorevole da tutti i punti di vista contenente chiari connotati razzisti. Gli Stati Uniti d’America sono una grande Paese e non crediamo che queste dichiarazioni rappresentino un cambiamento di approccio degli USA nei confronti dell’Africa, ma solo personali e assai discutibili giudizi personali. Tuttavia chiediamo al Presidente Donald Trump di presentare ufficiali scuse», recita il comunicato stampa pubblicato dall’Unione Africana.

Il Presidente Trump, dopo aver pronunciato con leggerezza queste insulti che hanno profondamente offeso l’Unione Africana e tutti i Paesi del continente, non ha dimostrato di pensare alle scuse. In una intervista rilasciata ieri, Trump ha dichiarato di non essere razzista ed ha negato di aver offeso i Paesi africani, Haiti e El Salvador durante la riunione sull’immigrazione che si è tenuta a porte chiuse, senza la presenza di giornalisti. Secondo Trump, le frasi a lui attribuite non sarebbero mai state pronunciate e rientrerebbero in un complotto per diffamarlo. Questa linea di difesa era stata già adottata lo scorso venerdì, in un messaggio Twitter del Presidente dove si negava di aver pronunciato simili offese razziali.

La linea di difesa adottata dal Presidente, viene smentita da una dichiarazione ufficiale del Senatore Dick Durbin: «Paesi di merda è l’esatta frase che il Presidente Donald Trump ha utilizzato ripetutamente durante la riunione sull’immigrazione, riferendosi a tutti i Paesi africani ad Haiti e al San Salvador». La Casa Bianca al momento non nega le frasi pronunciate dal Presidente, ma cerca di minimizzare.

L’incidente diplomatico arriva nel momento meno appropriato, un momento particolarmente difficile per le relazioni Stati Uniti-Africa. Gli accordi commerciali sottoscritti nel 2004, con l’African Growth and Opportunity Act (AGOA) non hanno trovato grande entusiasmo da parte dei partner africani che accusano gli Stati Uniti di aver creato un accordo commerciale favorevole solo alle loro necessità, ovvero importare petrolio e minerali dall’Africa, e di non aver fatto partecipi i governi e gli esperti economisti africani nella stesura degli accordi.

L’AGOA soffre delle stesse difficoltà di rinnovo che sta affrontando l’Unione Europea con gli accordi commerciali Economic Partnership Agreement (EPA), il cui rinnovo è bloccato dal 2014. EPA ha ricevuto parere contrario dall’Agenzia ONU UNECA (United Nation Economic Commission for Africa), che ha consigliato ai Paesi africani di non firmarlo. La firma degli accordi EPA non è stata conclusa nemmeno in occasione del vertice tra Unione Africana e Unione Europea svoltosi il 29 e il 30 novembre 2017 ad Agbidjan, capitale della Costa d’Avorio. Per evitare l’impasse della UE, gli Stati Uniti hanno unilateralmente prorogato la scadenza del AGOA (2008) prima al 2015 e successivamente al 2025.

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