sabato, Maggio 25

Una via di uscita dalla crisi field_506ffbaa4a8d4

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La legge definisce ‘Società Benefit’ (art. 1) una società che nei suoi affari persegue, oltre al profitto, anche il ‘benessere comune’ e opera in maniera responsabile, sostenibile e trasparente. Il ‘benessere comune’ (art. 2) può essere valutato sia come perseguimento dieffetti positivi’ e sia come ‘riduzione degli effetti negativi’ su persone, comunità, ambiente, territorio, beni, attività sociali e culturali, organizzazioni, associazioni, impiegati, creditori, finanziatori, Governo e società civile. Insomma un bell’impegno nei confronti di tutto l’ecosistema, in cui si trova abitualmente ad operare un’azienda.

A prima vista potrebbe sembrare un’aggiornamento dell’ormai consolidata ‘Responsabilità Sociale d’Impresa‘, ma come ci spiega il direttore dell’Aiccom, l’Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit, Paolo Venturi, “la Csr non entra nel ‘business model’ dell’impresa, mentre la ‘Benefit Company’ incorpora nel suo dna la dimensione sociale come costitutiva, fino al punto di impegnare la responsabilità degli amministratori”. In buona sostanza “l’attenzione all’impatto sociale non avviene in una fase di redistribuzione successiva, ma contemporaneamente alla fase di produzione”, specifica Venturi, che naturalmente attende le ricadute reali sul sociale, come test per dare un giudizio definitivo.

Capire perché questa innovazione introdotta in Italia con tempismo notevole, potrebbe offrire una prospettiva interessante nell’epoca del credito bloccato, della crisi, delle sofferenze che rischiano di fare saltare i conti delle banche e con essi, per la prima volta, anche i risparmi che gli vengono affidati.
Ne abbiamo parlato con il Senatore Mauro Del Barba, 45 anni, originario di Morbegno, come il Ministro delle Finanze Ezio Vanoni, il papà della dichiarazione dei redditi, del quale proprio l’altro ieri in Senato si sono ricordati i 60 anni della sua scomparsa.

Il giovane Senatore valtellinese è il primo firmatario del Disegno di Legge che ad aprile 2015 ha lanciato la proposta di introdurre anche in Italia la nuova forma giuridica di ‘Società Benefit’ (SB), sulla traccia delle ‘B Corporation’ americane. Un progetto che è riuscito a trasformare in legge appena pochi mesi dopo, grazie al veicolo della legge di stabilità, a fronte di un’accurata verifica sul primo impatto nullo del dispositivo sui conti della Ragioneria Generale dello Stato. “Si tratta di un’innovazione per ora a costo zero”, sottolinea Del Barba, “poiché non è previsto alcun tipo di beneficio fiscale per gli imprenditori, anche se successivamente il legislatore potrà valutare eventuali interventi mirati al sostegno di queste nuove società”.
Il primo responso dovrà darlo, dunque, il mercato, che avrà modo di sperimentare “una versione di ‘Ritorno sugli investimenti’ (Roi) un po più ampia“, ci spiega Fabrizio Sammarco, Presidente dell’associazione Italia Camp, considerato uno dei 100 talenti ‘under 35’ dell’innovazione d’impresa, “un Roi al quadrato, in cui aggiungere alla ‘i’ di investimento, una seconda ‘i’ di impatto sociale“. Se questo, poi, dovesse spiazzare un po’ il mondo della cooperazione e del terzo settore, rimarrebbe comunque il grande merito di aver consacrato il concetto di ‘valore condiviso’ teorizzato da Micheal Porter e Mark Kramer in un famoso articolo del 2011, ormai ampiamente riscontrato in aziende che si sono dimostrate più profittevoli, più affidabili nell’emissione di titoli e di obbligazioni e meno rischiose nell’affidamento del credito.

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