martedì, Agosto 4

Una vendita d’armi finita male

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Nota è l’importanza dei produttori israeliani sul mercato internazionale delle armi, meno noti sono gli affari da loro realizzati, sopratutto in Africa. Come fa notare lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) l’industria degli armamenti israeliana è strettamente legata  alla politica estera del governo di Tel Aviv e ai servizi segreti del MOSSAD. Il giro d’affari annuo di 7,5 miliardi  di dollari  si aggancia alle necessità geo-strategiche di Israele, sospettato di fornire armi anche a movimenti terroristici islamici sunniti che sono contrapposti al Iran e i suoi alleati sciiti. Nella regione dei Grandi Laghi i produttori d’armi israeliani detengono un posto dominante in questo particolare mercato. Le attuali guerre civili in Sud Sudan, Repubblica Centroafricana e Congo, la continua corsa agli armamenti di Uganda e Rwanda, la necessità del Kenya di difendersi dal terrorismo, il teatro di guerra somalo, assicurano ottimi introiti per i mercanti di morte israeliani.

Il mercato è spesso abbinato alla compra vendita di oro e minerali preziosi molti di essi sotto controllo di guerriglie e cartelli mafiosi africani. In questo settore la discrezione è d’obbligo. Nessun israeliano desidera di essere pubblicamente associato alla vendita di armi e oro  e di essere accusato di contribuire all’instabilità dei paesi africani. Le notizie di vendite d’armi affiorano solo nelle transazioni finite male come quella avvenuta nell’ottobre 2014 in Uganda. Paul Simon un esperto britannico di sicurezza e rappresentante di una importante industria d’armi israeliana è stato arrestato dalle autorità ugandesi per una vendita illegale di armi, destinate alle Forze Speciali dell’esercito ugandese UPDF sotto il comando del Brigadiere Generale Muhoozi Kainerugaba, figlio del presidente Yoweri Museveni, destinato a prendere le redini del potere dopo il ritiro dalla vita politica del padre.

Assieme a lui sono stati arrestati due cittadini israeliani: Dotan Regev e Asaf Ben Israel. Regev è un ex agente del MOSSAD ben introdotto nell’apparato di potere ugandese e proprietario di una ditta di sicurezza privata: la Hercules Support Ltd, operante in Uganda da diversi anni e sospettata di aver condotto azioni militari segrete in Congo e Sud Sudan in supporto dell’esercito ugandese. Paul Simon è il Vice presidente della Hercules Support. Israel è noto nell’ambiente dei poteri forti in Uganda sia per le sue molteplici attività commerciali: dalla vendita di armi a intermediario di compravendita di oro illegale tra Ministri Congolesi ed acquirenti con sede a Dubai, sia per le sue stravaganze sessuali: amante di orge e festini sado-maso. I tre soci stavano trattando una partita di armi per conto della prima industria di armamenti israeliana: la Israel Weapons Industries (IWI).

Trattasi di armi altamente sofisticate e dispositivi di visione notturna ad infrarossi destinati alle forze speciali ugandesi. Le armi sono tutte ultra moderne: fucili per cecchini Gallil Sniper, fucili d’assalto Tavor, mitragliatori X95 e pistole Jericho. Un lotto dal valore di 1,5 milioni di dollari.  Simon, Regev e Israel vengono arrestati dalla polizia ugandese il 27 ottobre 2014 durante un meeting svoltosi nella sala VIP dell’aeroporto internazionale di Entebbe. L’accusa è seria: importazione illegale di armi da guerra. Un’accusa che contraddice i documenti presentati dall’avvocato difensore dei tre mercanti di morte. Documenti governativi che comprovano la legale vendita tra la Israel Weapons Industries e il Ministero della Difesa ugandese con tanto di autorizzazione all’importazione firmata il 29 gennaio 2014 dal Segretario del Ministro della Difesa: Rosettie Byengoma.

L’arresto ha rischiato di creare un incidente diplomatico tra Tel Aviv e Kampala. A seguito di forti pressioni del governo israeliano le autorità ugandesi hanno liberato Regev e Israel, mentre Paul Simon continua a rimanere in prigione nonostante un ordine di liberazione emanato dalla Corte Suprema il 6 novembre 2014. Una parte delle armi già consegnate alle forze speciali sono state confiscate dalla polizia ugandese in quanto prova del reato. Un’altra parte di armi è semplicemente sparita nel nulla. Il danno economico per la Israel Weapons Industries è ingente. Ora potrebbe far causa al governo ugandese grazie alle autorizzazioni governative inerenti all’acquisto delle armi. Una eventualità poco probabile in quanto questo atto escluderebbe automaticamente la IWI dal lucroso mercato illegale di armi della regione gestito dal governo ugandese e destinato alle varie guerriglie attive in Sud Sudan e all’est del Congo.

Quali sono le cause che hanno fatto finire una “normale e tranquilla” vendita di armi in una tragedia? Secondo le indagini compiute dal settimanale ugandese The Indipendent’ la causa principalmente verterebbe su passi falsi compiuti da uno dei tre soci: Asaf Ben Israel. Il noto personaggio avrebbe sottratto l’affare ad un altro mercante di morte israeliano: Amos Golan. Un nome pressochè sconosciuto all’opinione pubblica italiana ma ben noto e temuto nella regione. Colonnello dell’esercito israeliano in pensione ex ex comandante delle squadre d’élite del dipartimento contro terrorismo del MOSSAD, Golan è l’inventore del CornerShot un fucile mitragliatore ad angolazione periscopica che permette al soldato di colpire bersagli senza esporsi all’aperto. È inoltre il Vice Direttore della ditta di armamenti  Corner Shot Holdings, LLC., una ditta americana con sede a Miami, florida fornitore privilegiato dell’esercito israeliano. Golan è il Re delle armi con un semi monopolio per le guerre civili che dall’est del Congo si estende alla Repubblica Centro Africana. Nel 1999 Golan forni all’Uganda 4 MIG-21 di fabbricazione della Israel Aircraft Industries e dieci postazioni mobili di cannoni a lungo raggio con tiro automatico a guida satellitare: i sofisticatissimi e terribili ATMOS-2000 denominati dall’esercito Ugandese: “giudizio universale”.

L’arresto dei tre mercanti di morte sarebbe dovuto anche dall’intervento di un alto diplomatico inglese che da anni gestisce stretti rapporti di collaborazione politico militare con Amos Golan per conto del governo britannico. Sulla vicenda sembra essere calato il silenzio totale. Informazioni non ufficiali affermano che Paul Simon sia stato recentemente rilasciato a condizione di lasciare il paese. In tutti i modi i lucrosi affari tra Uganda e l’industria degli armamenti israeliana continuano come al solito. Dodici milioni di dollari, questo sarebbe l’impegno del presidente ugandese sottoscritto durante la sua visita (privata) in Israele del 2011. Fu proprio Amos Golan ad organizzare questa visita. In cambio delle armi il governo ugandese avrebbe accettato di accogliere gli immigrati africani vittime di inaudite persecuzioni ed espulsioni illegali attuate dal governo di Tel Aviv. I rumori circolano facilmente in Uganda e a volte occorre distinguere tra fantasia e realtà. Eppure alle frontiere del paese africano continua l’interessante afflusso di armi e immigrati africani illegalmente espulsi, entrambi provenienti da Israele.

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