giovedì, Ottobre 1

Una Gomorra filippina contro al droga sbarca su Netflix Il regista, supporter di Duterte, ritiene 'necessari' i metodi brutali della Polizia nella guerra contro i narcos filippini. Nonostante i tanti morti civili spesso innocenti

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Nuvole nere gravide di acide critiche si agitano sul capo del Presidente filippino Rodrigo Duterte, le critiche che gli vengono mosse aspre circa la sua vera e propria guerra scatenata contro i narcos e la droga in casa propria hanno ottenuto strali impetuosi anche da parte delle Nazioni Unite, oltre che da tutto il panorama delle ONG operative a livello mondiale.

Le stesse Forze di Polizia filippine confermano che la guerra alla droga, in quell’Arcipelago del Sud Est Asia, ha lasciato in terra almeno 4.000 morti durante le fasi concitate e violente degli arresti e la caccia agli spacciatori di droghe di vario tipo. Ma la gran parte degli operatori dei movimenti attivi in difesa dei Diritti Umani affermano che si tratta di cifre da dover almeno triplicare e che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di civili inermi e che non avevano alcuna caratteristica per essere ascritti alla categoria di ‘sospetto spacciatore’utilizzata dalla Polizia e dalle Forze di Sicurezza filippine in questa guerra scatenata già da più di due anni e dove – si afferma da più parti – è stata lasciata praticamente carta bianca da parte dello stesso Presidente Rodrigo Duterte che aveva anticipato tali metodi e finalità fin dai tempi della sua campagna presidenziale.

Peraltro uno dei cardini per i quali il suo elettorato ha vinto portandolo alla guida della Nazione.
Al cospetto di tali denunce ed astio sollevato nel Mondo intero circa i metodi brutali delle Forze di Polizia filippine contro i sospetti spacciatori ed utilizzatori di droghe, c’è però, chi la vede diversamente. E proprio al mondo oscuro che popola il territorio della droga ora si intende dedicare persino un progetto seriale che sbarcherà a breve nientemeno che su Netflix. Si tratta della serie intitolata Amo (significa Master) il cui direttore sarà Brillante Mendoza, già noto a livello mondiale per svariati riconoscimenti giuntigli per il suo lavoro. Paradossalmente, la parola che tiene insieme il progetto seriale e tutta la fraseologia del Governo Duterte in tema di lotta alla droga è ‘necessario’. Per l’Amministrazione Duterte, infatti, la lotta contro i cartelli dei narcos filippini così come il mondo dello spaccio è violenta perché il livello raggiunto dal mondo del malaffare e dagli interessi delle mafie locali, ha reso necessari i metodi brutali. Il regista di Amo fa appello alla stessa parola (quasi una specie di hashtag) per spiegare il senso ed i contenuti del suo progetto.

La premiere, ovvero la presentazione di Amo al vasto pubblico sarà effettuata il 9 Aprile e riguarda uno studente di liceo che inizia a vendere cristalli di metamfetamina e finisce con il ritrovarsi piombato in un mondo perverso, oscuro e da incubo, popolato da spacciatori senza scrupoli e poliziotti corrotti. E’ l’ultima discesa agli Inferi mostrata in modo filmico, televisivo e si può – come Dante accompagnato da Virgilio – toccare con mano il lato oscuro, violento e decadente delle Filippine nel mondo contemporaneo. E tutto lo si può vividamente percepire grazie alla maestria e professionalità del pluripremiato Mendoza, il quale ha ricevuto onorificenze anche a Cannes. Mendoza è notoriamente un supporter politico di Duterte ed ha già prodotto due campagne promozionali governative contro la droga. Sollecitato dai media, il 57enne Brillante Mendoza non ha mostrato alcuna difficoltà a ribadire il suo principio: «Sì, era necessaria. La guerra contro la droga era necessaria per le Filippine ma – in verità-  è necessaria anche per altre Nazioni afflitte dallo stesso problema, dover contrastare la droga, una questione molto grande ed importante». Poi ha precisato: «La ragione per cui ho realizzato questo prodotto è che in questo modo le persone possono vedere bene l’altra faccia della medaglia, dal punto di vista delle vittime così come di coloro che fanno vittime».

Le Forze di Polizia, dal canto loro, non smettono di nascondere grandi cifre nella guerra alla droga, le migliaia di vittime sono ritenute il corollario inevitabile del contrasto alle droghe ed ai cartelli dello spaccio nelle Filippine, ormai sono due anni di sangue che scorre a fiumi, certo non mancano i soggetti colpiti nelle file della malavita ma il numero dei civili è una escalation impressionante e che nessuno dalle ONG mondiali, agli attivisti per i Diritti Umani fino all’ONU è disposto a sopportare vista la tracotanza di Duterte e l’indifferenza della Polizia verso le condanne internazionali. Sul terreno restano le vittime, innocenti e colpevoli allo stesso modo e gran parte della popolazione nazionale in uno stato di povertà cristallizzato e irrisolto da svariati decenni e varie Amministrazioni governative.

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