martedì, Agosto 4

Una Corea del Nord pacifista? field_506ffb1d3dbe2

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Kim Jong-un

Bangkok – La Corea del Nord sembra intenzionata a dare una improvvisa svolta nel rafforzamento della sua strategia. Solo che questa volta non si tratta di comportamenti guerrafondai bensì di atteggiamenti improntati all’apertura ed alla pacificazione. Il che sembrerebbe davvero paradossale, visto che da pochi giorni è appena entrato in essere l’Anno del Cavallo ed il suo auspicato spirito energico e rampante. Ed il Cavaliere che dovrebbe condurre il nitrire irruento e vivace di questo rinnovato spirito di pace dovrebbe nientemeno assumere l’aspetto di Kim Jong-un, cavalcando il destriero della Pace a cavallo tra i confini delle due Coree, popolandolo di famiglie coreane separate e che possono finalmente congiungersi, unirsi, confondersi al di là delle linee di confine disegnate dalle matite dei diplomatici e dal digrignare degli sguardi minacciosi dei reciproci Eserciti.

Uno spirito pacifico che è sembrato trasparire anche nelle parole –finora rare davvero- dell’Ambasciatore di Pyongyang a Londra, Hyon Hak-bong, che questa volta ha concesso non una bensì due interviste ai media locali. Nell’intervista concessa al ‘Financial Times’ e pubblicato domenica scorsa, il rappresentante diplomatico nordcoreano ha chiesto in modo accorato a Seoul e al prode e fidato suo alleato Washington di rivedere i propri piani bellicosi, di non continuare a indossare le vesti della guerra in modo da evitare di esacerbare la situazione corrente ed evitare quindi di portarla così sull’orlo di un potenziale conflitto.

La Corea del Nord, nelle parole dell’Ambasciatore della Corea del Nord a Londra, ha sottolineato l’intenzione del suo Paese di volersi aprire alla più ampia economia globale e saluta favorevolmente l’ingresso di Società straniere nell’ambito di un più ampio e proficuo commercio a livello internazionale. Utilizzando il linguaggio tipico di certa diplomazia nordcoreana, mentre diceva queste cose ad un giornale, nell’intervista concessa invece a ‘Sky News’ ha addossato agli Stati Uniti la responsabilità di introdurre elementi di conflittualità tra le due Coree e nel sostenere una politica guerrafondaia che dipinge costantemente la Corea del Nord come la fonte di tutte le ostilità che promanano potenzialmente da una oscura quanto avventata strategia nucleare nordcoreana. Sebbene Hyon Hak-bong abbia sostanzialmente ripetuto tutto il repertorio tipico di Kim Jong-un, non è sfuggito un po’ a tutti, però, che ci siano state anche parole connotate da una relativa novità rispetto a quanto accaduto fino all’altro ieri, in un certo senso.

Con uno sguardo più pedestre, più pratico e soprattutto dettato dalla storia delle relazioni tra le due Coree e soprattutto in relazione ai comportamenti assunti anche in tempi recenti da parte della Corea del Nord, risulta alquanto evidente che si tratta anche di tatticismi. Sullo sfondo vi è la fame –da intendersi nel suo senso più letterale- di sostegni e aiuti che giungono dall’esterno, non solo da parte dell’antico alleato cinese sempre più gravato dalle proprie necessità interne e sempre più restìo a dover competere sulla scena internazionale per difendere il proprio alleato comunista nordcoreano sulla scena mondiale nella sua interezza ma anche da parte del fraterno segmento opposto della Penisola Coreana, la Corea del Sud, appunto. Qui, fuori dai denti, si deve ammettere che si sta parlando di pura sopravvivenza, c’è poco da scherzare e tergiversare nei tatticismi diplomatici.

La reiterata politica del nucleare militare in territorio nordcoreano ha determinato finora uno sbarramento sotto forma di sanzioni sempre più pesante. Il che ha determinato un vistoso squilibrio, nell’afflusso di beni, prodotti, cibo e servizi a favore della sola fonte cinese. E’ diventato una specie di abbraccio mortale, dove la Cina sente sempre più il peso del sostegno praticamente a fondo perduto, per aiutare la Corea del Nord semplicemente perché continui a vivere mentre la Corea del Sud continua ad affidarsi sempre più pesantemente alla Cina, visto l’accerchiamento internazionale, l’inasprimento delle sanzioni e la povertà dilagante sia nelle risorse sia nella popolazione nell’intera Corea del Sud senza alcuna particolare distinzione.

Bisogna anche rileggere le improvvise recenti aperture nordcoreane come un tentativo da inserire nel più ampio novero di sforzi per riaprire i colloqui a sei sulla sua denuclearizzazione, i quali si son tenuti l’ultima volta nell’ormai lontano 2008. Tali colloqui coinvolgono la presenza di Stati Uniti, Cina, Giappone, Russia e –appunto- le due Coree. Dopo la sua più recente conferenza tenutasi a New York la scorsa settimana. L’Ambasciatore della Corea del Nord presso le Nazioni Unite Sin So-ho ha rimarcato la volontà del regime nordcoreano di voler tornare ai tavoli dei negoziati, anzi, che allo stato attuale praticamente dipende da quel che vogliono fare la Corea del Sud e gli Stati Uniti.

Alcuni recenti resoconti cronachistici riportano che la scorsa settimana il Direttore generale per gli Affari di Asia e Oceania presso il Ministero degli Esteri Giapponese ed altri due esponenti ufficiali hanno incontrato tre colleghi pari grado ufficiali in rappresentanza della Corea del Nord ad Hanoi tra il 26 ed il Gennaio scorsi. Ovviamente il Segretario Capo del Gabinetto di Tokyo, Yoshihide Suga, ha negato i contenuti di tali resoconti. Altrettanto ovviamente, visti i ripetuti andirivieni delle volontà nordcoreane, sempre a metà strada tra proclami di guerra e sfrontate provocazioni al Mondo intero, con tanto di sperimentazioni nucleari facilmente riscontrabili da una parte ed improvvise aperture, luminosi sorrisi diplomatici quando l’economia nazionale è allo stremo dall’altra parte, la Corea del Sud ci va abbastanza coi piedi di piombo prima di dimostrare una qualche disponibilità a credere alle parole che giungono dalla Corea del Nord sia nel senso bellicoso sia nel senso pacifico. Seoul, ora, vuole vedere sul tavolo prima prove concrete della reale volontà della Corea del Nord e verificare se si da seguito ai proclami pacifisti, prima di decidere il da farsi. Lo scetticismo è diventato, negli anni, prassi consolidata. E non solo nella Corea del Sud.

Di fatto, allo stato attuale, le parole pacifiche della Corea del Nord sembrerebbero non corrispondere affatto alle intenzioni rivolte alla pacificazione tra le due Coree e lo scambio di coreani o l’incontro di famiglie divise al confine tra le due Coree è solo una cortina fumogena mediatica per colpire i sentimenti buoni dei coreani di entrambe le sponde ma anche per deconcentrare sulle cose più pragmatiche e sullo stallo diplomatico ormai cristallizzato. Insomma, è come se al confine tra le due Coree vada in onda una puntata di “C’è Posta Per Te”, dove tutti si abbracciano e piangono ma –una volta finito lo show- tutto torna come prima. Odii reciproci compresi.

Tanto per fare un esempio della fondatezza della circospezione e dello scetticismo che caratterizza la Corea del Sud nei confronti della Corea del Nord, basti citare il fatto che è stato emesso un report proprio la scorsa settimana da parte del Direttore della Commissione Intelligence Nazionale James Clapper presso il Senato degli Stati Uniti dove si documenta che la Corea del Nord ha riattivato un reattore per la produzione di plutonio ed ha implementato una struttura di arricchimento dell’uranio, confermando i sospetti e le certezze degli esperti del settore sudcoreani e di varia provenienza internazionale.

 

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