martedì, Febbraio 18

Un salto nel voto: Macron-Le Pen, chi vota chi

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«Il dibattito peggiore della Quinta Repubblica», «per niente presidenziale», «un incontro di boxe», così i media francesi hanno commentato a caldo il confronto televisivo tra i due candidati alla presidenza della Repubblica, Marine Le Pen e Emmanuel Macron. Il dibattito, che a lunghi tratti ha sfiorato i toni della rissa, ha visto, da una parte, una Marine Le Pen intenzionata più che mai a screditare il suo avversario come «il candidato della globalizzazione selvaggia, dell’uberizzazione, della precarietà» e, dall’altra, un Emmanuel Macron sulla difensiva, che, incalzato, ha risposto alle provocazioni dell’avversaria accusandola di dire «molte sciocchezze».

Secondo un sondaggio realizzato dall’istituto Elabe per Bfm-Tv, è Macron ad aver vinto il dibattito, ritenuto «il più convincente» dal 63% degli interpellati. Sondaggi che però vanno presi con le molle, visto il clima di profonda incertezza che domina la scena politica francese a quattro giorni dal voto.

I candidati dei partiti tradizionali, messi fuori gioco al primo turno, hanno invitato a votare per Macron. I loro elettori agiranno di conseguenza? O, di fronte alla crisi di legittimità che ha investito i partiti tradizionali, le possibilità di vittoria di Marine Le Pen sono maggiori di quello che le varie indicazioni di voto potrebbero far pensare?
Lo abbiamo chiesto a Michele Marchi, professore di Storia internazionale presso l’Università di Bologna e autore, tra l’altro, di ‘Storia politica della Francia repubblicana 1871-2011‘.

 

Professor Marchi, come si comporteranno gli elettori che al primo turno hanno votato per il candidato socialista, Benoît Hamon. Si asterranno in massa o voteranno per Macron?

Credo che un buon 90% degli elettori Hamon voteranno per Macron. Escludo che chi ha votato Hamon possa optare per Marine Le Pen.

Per quanto riguarda gli elettori di Jean-Luc Mélenchon, il candidato di ‘estrema sinistra’ della France Insoumise che ha raccolto quasi il 20% dei voti al primo turno, la situazione sembra essere più complessa…

Il voto della France Insoumise di Mélenchon è molto meno analizzabile secondo le categorie tradizionali della politologia. Il suo elettorato dovrebbe dividersi in tre parti. Un terzo non andrà a votare. Un altro terzo voterà Le Pen, privilegiando i punti di contatto che uniscono la France Insoumise e il Front National sui temi economici e su un certo tipo di critica all’Unione europea. Un ultimo terzo, infine, sceglierà di votare Macron, ‘tappandosi il naso’, in un impeto quasi anti-fascista, contro un’immagine di Front National che, in verità, assomiglia più alla gestione di Jean-Marie Le Pen, padre e predecessore di Marine alla testa del partito. In tal senso, non va dimenticato che una fetta consistente di questo elettorato votò per Jacques Chirac nel 2002, quanto questo si trovò a sfidare Le Pen padre al ballottaggio.

L’elettorato della France Insoumise è il più difficile da delineare. C’è di tutto: l’estrema sinistra tradizionale, parte dell’elettorato del Partito Socialista deluso dalla candidatura di Hamon, componenti delle classi medio basse e popolari e della classe operaia. Questi ultimi potrebbero votare per Le Pen, che si erge a portavoce di una Francia minacciata, se non addirittura sconfitta, dalla globalizzazione.

E gli elettori del candidato repubblicano François Fillon? Il partito è spaccato e alcuni esponenti hanno addirittura fatto appello a votare per Le Pen. Qual è la sua opinione?

Le indicazioni di voto non hanno così tanta importanza. Il risultato di Fillon, che ha fatto sì che uno dei partiti fondatori delle Quinta Repubblica non sia arrivato al secondo turno, ha aperto una grave crisi per Les Républicains e per il loro elettorato.

Tuttavia, non credo che ci sarà un grande travaso di voti dalla destra repubblicana a quella frontista. Una parte dell’elettorato repubblicano non andrà probabilmente a votare.

Non va dimenticato, poi, che al ballottaggio ci saranno anche elettori che al primo turno non hanno votato e che andranno a votare solo per impedire che Le Pen diventi presidente.

Inoltre, gli elettori dei Les Républicains potrebbero esprimere un voto contro la classe dirigente. Serpeggia, infatti, tra i militanti del partito l’idea che non sia stato fatto abbastanza per proteggere il proprio candidato. Di fronte agli attacchi provenienti dalla stampa, il partito ha fatto quadro ma non del tutto.

Infine, c’è una fetta di elettori che critica François Fillon, per non aver fatto un passo indietro. Per questi, la sua indicazione non sarà legittima.

Rispetto al Partito Socialista, dove è chiaro che bisogna ricostruire sulle macerie, la situazione nei Les Républicains è ancora molto in divenire.

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